Un canto nella notte…

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Data :28 Marzo 2026

Pasqua di resurrezione 
At 10,34a.37-43 / Sal 117 / Col 3,1-4 / Gv 20,1-9 

Non venite per ascoltare le omelie dei preti in questi giorni della Settimana Santa. Non venite per questo, perché anche Gesù, il nostro Maestro, parlerà sempre meno in questi giorni.

Lui, conosciuto dalle folle per i suoi discorsi e i suoi insegnamenti; Lui che apriva la bocca e, parlando in parabole, svelava i segreti del regno; Lui che osava parlare anche agli stranieri come ai pagani;  Lui che fin dalla più tenera età discusse con i dottori del Tempio e tanto lontano andò il quel discorrere che perfino i genitori credevano di averlo perduto; Lui, ve ne accorgerete ascoltando il lungo racconto della sua passione (quest’anno nella versione dell’evangelista Matteo), parlerà sempre meno. Il governatore in persona che gli offriva la possibilità di difendersi davanti alle testimonianze portate contro di Lui, rimase assai stupito di quel silenzio. 

Cosa succede? Il Verbo fatto carne, ha perso la parola? 
Forse la Parola di Dio non parla più al cuore degli essere umani?

Ma lasciamo per un attimo il racconto evangelico. Sentite un po’: non capita anche a voi, ogni tanto, di avere in testa la melodia di un canto perché qualcosa tra le sue note vi piace, vi ispira, vi accompagna, vi sostiene, vi fa bene, vi parla… così tanto che lo cantate al mattino, uscendo di casa per andare incontro al giorno e ancora state cantando quando, la sera, rientrate a casa. Vi capita?

Torniamo ora al Vangelo, in un punto preciso nel racconto della Passione, laddove un dettaglio separa la sera dell’Ultima Cena dal resto del racconto. É un dettaglio che rischiamo di non cogliere e che potrebbe passare inosservato, o meglio, inaudito. Dice Matteo : «Dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli Ulivi» (Mt 26,30). Incuriosito dal dettaglio, mi chiedo: cos’è questo inno? Cos’è questo canto?

Il rito ebraico della cena pasquale si deve conclude con il canto del «Grande Hallel», formato da una successione ininterrotta di salmi e precisamente dal 113 al 118. Provate a leggerli. Prendete la vostra Bibbia e leggete tutto d’un fiato questa successione di Salmi. Leggete per ascoltate quelle parole che Gesù avrà cantato con i suoi discepoli. Forse i discepoli le avranno cantate solo per rispettare il rito. O forse le avranno cantate senza sapere troppo perché si dovessero cantare. Lui invece, cantava e ascoltava, ascoltava e cantava… e quelle parole del rito, forse conosciute a memoria, lo prendevano sempre di più al cuore, a commuoverlo fino alle viscere. Lasciate che vi trascriva qui soltanto alcune di queste parole:

Rendete grazie al Signore perché è buono,
perché il suo amore è per sempre.
[…]
Nel pericolo ho gridato al Signore:
mi ha risposto, il Signore, e mi ha tratto in salvo.
Il Signore è per me, non avrò timore.
[…]
Mi avevano spinto con forza per farmi cadere,
ma il Signore è stato il mio aiuto.
Mia forza e mio canto è il Signore,
egli è stato la mia salvezza.
[…]
Non morirò, ma resterò in vita
e annuncerò le opere del Signore.
Ti rendo grazie, perché mi hai risposto,
perché sei stato la mia salvezza.

Sono queste le parole che Gesù cantò con i suoi discepoli. Ma voi riuscite ad immaginare con quali sentimenti Gesù poteva cantare queste parole in quella sua ultima notte? Andava incontro alla notte della morte, ma in quelle parole vedeva già sorgere il giorno di Dio, del Dio che ascolta la preghiera e che dona la Vita. 

Ecco perché in questi giorni della Settimana Santa, Gesù tacerà sempre di più. Ecco perché non avrà più nulla da dire. «Un canto nella notte mi ritorna nel cuore» (Salmo 76,7)… e così taceva davanti agli uomini che lo accusavano, ma non smetteva di cantare nel suo cuore le parole del Grande Hallel e chissà quanti altri Salmi. 

La mia voce sale a Dio e grido aiuto;
la mia voce sale a Dio, finché mi ascolti.
Nel giorno dell’angoscia io cerco il Signore,
tutta la notte la mia mano è tesa e non si stanca.
[…]
Ripenso ai giorni passati,
ricordo gli anni lontani.
Un canto nella notte mi ritorna nel cuore:
rifletto e il mio spirito si va interrogando.
Forse Dio ci respingerà per sempre,
non sarà più benevolo con noi?
È forse cessato per sempre il suo amore,
è finita la sua promessa per sempre?
Può Dio aver dimenticato la misericordia,
aver chiuso nell’ira il suo cuore?

E ancora, sulla croce, l’ultima parola raccolta dall’evangelista Matteo potrebbe suonare all’orecchio degli increduli come un’accusa esplicita a Dio di averci abbandonati. Il credente sapeva invece riconoscere in quelle parole «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» l’inizio di un’altro canto, il salmo 21. Quelle ultime parole sulla croce sono le nostre in entrambi i casi. Sono le nostre quando da increduli dubitiamo di Dio. Sono le nostre quando con un po’ di coraggio osiamo andare più avanti, anche nella notte del dubbio o del dolore, proprio come si continuerebbe a pregare e cantare questo salmo 21 che la liturgia ci fa cantare in parte proprio in questa domenica delle Palme.

Ripeto : non venite ad ascoltare le omelie dei preti in questi giorni della Settimana Santa. Non venite per questo. Venite per fare silenzio. Come Gesù. Davanti alla violenza che sembra non avere fine. Facciamo silenzio. La folla grida… e per finire condanna. Facciamo silenzio, per ascoltare quelle parole che diventano per Gesù rifugio e conforto, forza per affrontare la sua passione e speranza di poter annunciare di nuovo il Nome di Dio ai suoi fratelli. 

Noi non abbiamo sentito i discepoli cantare con Gesù. Non abbiamo sentito cantare Gesù con i suoi amici. Non conosciamo la melodia, non conosciamo nemmeno le sonorità della lingua con cui Gesù cantava. Ditemi: vi piacerebbe sentire Gesù cantare? Vi piacerebbe cantare con Lui? Venite in questi giorni, unitevi al Corpo di Cristo che ancora canterà nelle nostre chiese quella Parola che ha sostenuto il Servo del Signore nei giorni della sua vita terrena, nei giorni della sua passione. Scopriremo così che il Cristo è veramente risorto e ancora ci invita a cantare, oltre la morte, il «Grande Hallel». 

Nelle notti del mondo,
Signore, metti il tuo canto nel nostro cuore. 


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Piccoli Pensieri (7)

Barbara Rossi

Nelle notti del mondo,
Signore, metti il tuo canto nel nostro cuore.

Sarà la mia preghiera Don Stefano. Grazie per questa magnifica riflessione. Chi canta prega due volte e cantare è bellissimo molto liberatorio.
Buona Santa Pasqua 💙

1 Aprile 2026
Emanuela Ruggeri

Che bello risentirti, don… e in un momento così denso come l’inizio della settimana santa.
E grazie per la tua riflessione e il tuo invito.
È qualcosa che ho vissuto; il mettermi davanti al crocifisso in silenzio, senza dire nulla, senza pregare.
Era un momento particolare e sentivo solo che dovevo stare lì, ad ascoltare il suo di silenzio. Non c’era bisogno di raccontare e non c’era bisogno di ricevere risposte, solo la pace che mi dava quel momento.
Buona settimana santa a te e a tutta la tua comunità reale e virtuale.

29 Marzo 2026

Ora che mi appresto a procedere con la selezione dei salmi per scegliere quello da inserire tra le letture del mio matrimonio, questo breve stralcio è più che rilevante. Oltre a fornirmi ottimo materiale per completare l’ intessitura del rito, mi offre anche una insperata possibilità di recupero della “disattenzione” che ha in parte segnato questa mia quaresima e, non ultimo, fornito valido supporto per ricordare che, finché resteremo fedeli alla fede, le tenebre non prevarranno. Grazie.

29 Marzo 2026
Maria Tibaldi

Grazie don Stefano, bentornato, la Sua riflessione mi accompagnerà in questa settimana di Passione

29 Marzo 2026
savina rama

Bentornato don Stefano, grazie per questa riflessione così inusuale che ti incuriosisce e incoraggia ad andare a leggere i salmi citati.
È vero che, per quanto diciamo di conoscere i Vangeli, ci sono sempre azioni e parole che ci sfuggono.
Per fortuna ci siete voi sacerdoti che sapete farci notare questi particolari così da arricchire la nostra conoscenza della Parola.
Anche se qui c’entra poco permettetemi di riferire la riflessione di un altro sacerdote che in una sua omelia, riguardo a Gesù che davanti all’adultera si era chinato a terra a scrivere qualcosa con il dito, aveva portato il nostro pensiero ad un’altra azione simile quando “Io Sono” aveva scritto con il suo dito su tavole di pietra.
Scrivere, parlare servono per comunicare e metterci in relazione, ma anche il silenzio può essere una comunicazione eloquente.
Impariamo dunque il silenzio perché Qualcuno possa parlare al nostro cuore.
Grazie

29 Marzo 2026
Maddalena Santagati

Grazie! Riflessione davvero profonda! ci mancava!

29 Marzo 2026
Claudia Vignati

Bellissime riflessioni.L’ importanza del saper tacere, l’ importanza di canti sacri antichi.

29 Marzo 2026

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