Piccoli Pensieri (226)

Rita

Se noi sapessimo quanti anni, mesi, giorni ci mancano cercheremo di trarre il meglio di ogni istante…

17 Giugno 2024
d.

Ho rivolto il cuore a questo sole caldo, al cielo terso, al verde vivido persino sul mio balcone, al gorgheggiare degli uccellini, all’abbaiare dei cani che in coro nel quartiere ci tengono a rispondere allo scampanellio della torre, incuranti del quieto riposo che tanti si concedono di allungare la domenica mattina…
L’ho fatto per vivere tutto il bene possibile nella mia vita ora e qui.
So che il calore è anomalo e che la guerra con il suo fuoco, detonato stanotte, riscalda in tutti i modi possibili il pianeta. So tutto quello che c’è da sapere per giustificare la disperazione.
Eppure sono chiamata ad una gioia incarnata, una gioia profondamente certa che il signore della vita non lascerà nulla di sprecato. Non è solo la natura che risplende. La vita chiama la vita ovunque; in particolare se ci si china ad essa con il cuore dell’agricoltore alla vite, del buon pastore alla pecora smarrita.
A tutta questa disperazione che soverchia e che accumula infinite prove di sé, l’argine è dentro di noi, riposto da Cristo. E’ una rivoluzione forte implacabile, una rivoluzione di gioia posta in noi a Pasqua dal Risorto. C’è un alleanza alla vita che ci chiama continuamente. Io la sento. Non è questione di capire, di avere abbastanza fede: è la vita spesa lì, dentro lì. “Venite e vedete”, “Sono proprio io”, “Pace a voi!”.
A questa fiducia alla vita, rinnovata non da me, da Lui, posso rivolgere il cuore – facendomi carico delle sofferenze del mio quotidiano vissuto in mezzo ai miei fratelli. Il dolore non è più una paralisi: esso stesso diventa generativo: non è questo un miracolo di risurrezione?
Vedo tutto il bene che c’è negli uomini attorno a me, persino in me, in atto o da liberare, il bene che oggi è parte della mia piccola vita qui ed ora. Non è illusione: è parte della Sua eredità, tutta questa gioia non è sprecata: è il nostro nutrimento di vita, condiviso a pranzo con Lui: “Avete qualcosa da magiare?”. “Sì, Signore, ce ne hai dato Tu”.

14 Aprile 2024
Greta

Il mio pensiero felice di questa sera è essermi sentita tanto vicina alla Luce.
Questa sera, a Seriate, tu Don Stefano ci hai regalato la tua presenza preziosa, ancora una volta. Ammetto che mi mancavi. Mi mancava come spieghi le cose, il cuore e l’empatia disarmante che metti in quello che fai e che dici. Le lacrime di gioia e vicinanza, di senso vero di Comunità e di Chiesa, mi sono scese per tutta la S.Messa. Mi hai fatto un regalo.
Stasera chiuderò gli occhi…con questo felice pensiero.
GRAZIE a te e al Signore, di averci fatti conoscere e rincontrare oggi.

11 Aprile 2024
Savina

Di Madeleine Delbrel:
“”Se dovessi scegliere una reliquia della tua Passione
prenderei proprio quel catino d’acqua sporca.
Girare il mondo con quel recipiente
e ad ogni piede
cingermi dell’asciugatoio
e curvarmi giù in basso,
non alzando mai la testa oltre il polpaccio
per non distinguere i nemici dagli amici e lavare i piedi
del vagabondo,
dell’ateo,
del drogato,
del carcerato,
dell’omicida,
di chi non mi saluta più,
di quel compagno per cui non prego mai,
in silenzio,
finché tutti abbiano capito nel mio il tuo Amore,””
Ho trovato questa poesia di Madeleine, condivido tutto quello che ha scritto e ho pensato: questa è l’essenza del Vangelo, aggiungere anche solo uno iota è del tutto superfluo e inutile.
Forse (oso pensare) Madeleine scriverebbe anche questo:
“… se la tua Passione fosse nel nostro tempo, passeresti in mezzo a noi,
gente ormai indifferente, quasi insensibile.
gente con molti affanni pieni di miseria non materiale ma spirituale,
gente all’apparenza cieca che non si accorge più di quel che la circonda,
gente smarrita su strade che non portano più a niente,
sei passato, passi e passerai
instancabile Seminatore di esempi d’Amore…”
Io e Giancarlo siamo appena tornati dalla celebrazione della “Messa in Coena Domini” uno dei riti del Giovedì Santo che danno inizio a questo Triduo che culminerà nella Risurrezione e le parole di Madeleine mi aiutano a non essere solo spettatore.
Grazie don Stefano per avermi fatto conoscere questa figura che cercherò di conoscere meglio.
Intanto, anticipando un po’ i tempi, ti auguro “Buona Pasqua di Risurrezione”

28 Marzo 2024
d.

24 marzo

Due alberi di magnolia ci insegnano la domenica delle Palme.
I rami spogli si vestono a primavera. Moltitudini di fiori spezzano il legno. La vita fora quella durezza, come un chiodo inciso.
Sta in una via trafficata, di fronte alla statale, la loro incontaminata bellezza. Risiede nel loro restare in mezzo al brulichio degli avvenimenti una forza sacerdotale, un sacro rito di fedeltà.
I fiori bianchi, con cimase rosa, così simili alle dita dell’aurora che Omero cantò, sbocciano in questo periodo. Petali vigorosi, forti nella fibra di candida glassa, sono erti come fiamme di un cero pasquale; eppure durano una manciata di giorni.

Allora ci stanno parlando. Quella bellezza riversata a terra e diffusa sulla strada che camminiamo,
quella bellezza che nella morte dilata le braccia.
Allora lo sguardo si ferma,
il passante rallenta,
il netturbino non sa se raccogliere tale profusione di grazia,
il bambino inconsciamente sposta il suo spassoso saltellio un poco più in là,
e l’anziano appoggia il bastone senza peso…
la luce dei petali non è più esclusivo retaggio del cielo azzurro:
tocca la terra, con la terra si mescola, e per terra si diffonde.

Sono fiori in mezzo ai fiori, sono una occasione di gioia, come il Tuo entrare a Gerusalemme. E sono già offerti sul cammino: un tappeto nel quale Tu solo puoi posare il piede, e il tuo asinello; per noi sono visione della Passione, del tuo totalmente appassionato amore.

È la domenica delle Palme:
… gioia che racchiude un dolore,
un dolore che dichiara il Tuo amore.

24 Marzo 2024
Mary

Ogni vera Amicizia ci trasfigura ci migliora e ci arricchisce, non tanto per quello che ci dà, quanto per quello che possiamo scoprire di noi stessi.

27 Febbraio 2024
Savina

Di Michelle Quoist:
“Signore, non hanno più tempo”
Sono uscito, o Signore.
Fuori la gente usciva.
Andavano,
Venivano,
Camminavano,
Correvano.
Correvano le bici,
Correvano le macchine,
Correvano i camion,
Correva la strada,
Correva la città,
Correvano tutti.
Correvano per non perdere tempo,
Correvano dietro al tempo,
per riprendere il tempo,
per guadagnar tempo.
Arrivederci, signore, scusi, non ho il tempo.
Ripasserò, non posso attendere, non ho il tempo.
Termino questa lettera, perché non ho il tempo.
Avrei voluto aiutarla, ma non ho il tempo.
Non posso accettare, per mancanza di tempo.
Non posso riflettere, leggere, sono sovraccarico, non ho il tempo.
Vorrei pregare, ma non ho il tempo.
Tu comprendi, Signore, non hanno il tempo.
Il bambino gioca, non ha tempo subito… più tardi…
Lo scolaro, deve fare i compiti, non ha tempo… più tardi…
Il liceale, ha i suoi corsi e tanto lavoro, non ha tempo… più tardi…
Il giovane, fa dello sport, non ha tempo… più tardi…
Lo sposo novello, ha la casa, deve arredarla, non ha tempo… più tardi…
Il padre di famiglia, ha i bambini, non ha tempo… più tardi…
I nonni, hanno i nipotini, non hanno tempo… più tardi…
Sono malati! Han le loro cure, non hanno tempo… più tardi…
Sono moribondi, non hanno…
Troppo tardi!… non hanno più tempo!
Così gli uomini corrono dietro al tempo, o Signore.
Passano sulla terra correndo,
frettolosi,
precipitosi,
sovraccarichi,
impetuosi.
avventati.
E non arrivano mai a tutto, manca loro il tempo.
Nonostante ogni sforzo, manca loro il tempo,
Anzi manca loro molto tempo.
Signore, Tu hai dovuto fare un errore di calcolo.
V’è un errore generale;
Le ore sono troppo brevi,
I giorni sono troppo brevi,
Le vite sono troppo brevi.
Tu, che sei fuori del tempo, sorridi, o Signore, nel vederci lottare con esso.

21 Gennaio 2024
Savina

A nulla mi vale sapere che quelle tre stelle, quasi in fila indiana, che si vedono nelle serene notti stellate di questo periodo vengono chiamate “cintura di Orione” e fanno parte dell’omonima costellazione.
Tutti gli anni, già dalla fine di ottobre, si possono ammirare queste stelle, quando le notti sono serene.
Allora ritorna il ricordo…
Con nostalgia, risento mia mamma che chiama mia sorella e me fuori di casa.
È solo sera inoltrata ma pare già notte, nel cielo stellato mia mamma ci invita ad alzare lo sguardo.
“Guardate! Guardate lassù!
Quelle tre stelle quasi in fila!”
E noi piccine che alzavamo lo sguardo a guardare queste tre stelle “speciali”.
Si perché mia mamma, con aria di saperla lunga la storia, diceva:
“Sono i tre Magi, vedete… sono già in viaggio da tempo, da oriente vanno ad occidente per incontrare il “Re dei Re”.
Sapore di mistero, di bellezza, mi sembrava veramente di scorgere le figure dei tre Re Magi, così come raccontati nei Vangeli e raffigurati in tanti presepi.
Non sentivo il freddo, c’era solo la curiosità, il mistero e l’immaginazione…
Così ancora oggi, di questo periodo, se il cielo notturno è sereno e alzo lo sguardo… a nulla mi vale sapere che sono la “cintura di Orione”…
Per me saranno sempre i tre Re Magi in viaggio, puntuali da oriente ad occidente.
Buon viaggio Nobili Viandanti!

24 Dicembre 2023
Dania

Che meraviglia stamane, dopo poco aver aperto gli occhi, leggere la pagina di Vangelo, menzionata solo due giorni fa, perché riemersa dal profondo del cuore…
Il Vangelo davvero ci legge dentro, ci precede ed accompagna in ogni nostro giorno ed è così che stancamente, ma beatamente in pace, posso chiudere gli occhi anche questa notte. Buonanotte e buoni giorni a tutti

12 Dicembre 2023
Dania

“Il giorno ormai scompare,
presto la luce muore;
presto la notte scenderà:
resta con noi, Signore…”

Così arriva la notte: con il buio che scende, la luna che risplende ed un velo di nostalgia che ti prende, ma una grande e sola certezza e speranza che non delude: Dio è con noi, sempre!!
Buonanotte a tutti

27 Settembre 2023
Mary

Meno abbiamo, più possiamo dare

Una sera un uomo venne a casa nostra per dirci di una famiglia indù con otto figli. Non avevano mangiato da alcuni giorni.
Chiedeva di fare qualche cosa. Così io presi un po’ di riso e andai. Vidi gli occhi dei bambini brillare di fame. La madre prese il riso dalle mie mani, lo divise in due parti ed uscì. Quando ritornò le chiesi dove fosse stata e cosa avesse fatto del riso. E lei disse:”Anche loro sono affamati”
Sapeva che i vicini della porta accanto, i mussulmani, avevano fame. Non fui sorpresa dal fatto che lei aveva dato, ma dal fatto che lei era a conoscenza di ciò. In genere nella nostra sofferenza e nel momento del bisogno noi non pensiamo agli altri.
Ed ecco questa donna meravigliosa, debole per non aver mangiato da alcuni giorni, aveva avuto il coraggio di amare e dare agli altri, il coraggio di dividere. Molto spesso mi chiedono quando cesserà la fame e la povertà nel mondo. Ed io rispondo :
“Quando tu ed io cominceremo a dividere”
Più abbiamo meno diamo. Meno abbiamo, più possiamo dare. (Madre Teresa di Calcutta)

20 Settembre 2023
Alberto

la vita è un mistero dentro il SUO abbraccio.

In questo cammino quante volte dobbiamo CON-VERGERE il nostro sguardo,scegliere o meglio accorgersi che c’è un’altra strada che ci aspetta per realizzarci pienamente come uomini.

Fondamentali sono i pochi amici che ti amano.

Buon cammino a tutti e a ciascuno.

3 Settembre 2023
Mary

Ciao a tutti, oggi sistemando la libreria ho trovato un libricino con dei piccoli racconti e spunti di riflessione, ho pensato di condividerli.
IL CAPRIOLO

Un giorno, all’improvviso il capriolo, porta-muschio delle montagne, avverte nelle narici il soffio di un profumo muschiato.
Non si rende conto da dove provenga, ma ne è affascinato e corre di giungla in giungla alla ricerca del muschio.
Si sente costretto a cercarlo attraverso burroni e foreste, rinuncia a bere a mangiare e a dormire, finché esausto e affamato precipita da una cima mortalmente schiantato nel corpo e nell’anima.
Il suo ultimo gesto prima di morire è di aver pietà di sé stesso e di leccarsi il petto… dove, o prodigio, viene a scoprire che la sua tasca – muschio gli si è sviluppata sul corpo.
La bestiola allora anima profondamente, tentando di aspirare quel profumo, se non è troppo tardi…
Non cercare fuori di te il profumo di Dio, per perire nella giungla della vita. Non cessare di cercarlo entro di te, e vedrai che Lo troverai.
(SOREN KIERKEGAARD)

23 Agosto 2023
Pasquale

Quello che per il bruco è la fine del mondo, per il resto del mondo è una bellissima farfalla

15 Agosto 2023
Dania

“Hermanito”=fratellino, il titolo del libro che Papa Francesco ha consigliato di leggere, nell’intervista rilasciata durante il viaggio di ritorno dalla GMG di Lisbona e che oggi, al secondo giorno di vacanza sono riuscita a terminare di leggere. Quell’invito mi chiamava, quel titolo, quella piccolezza che apre alla grandezza delle cose, delle visioni e di una storia vera, così dura, quasi impossibile anche solo da pensare, portata sulle spalle di un ragazzino. E sarà solo uno dei tanti ma mi spinge ancora una volta a chiedere perdono per ciò che non faccio o per il poco che mi limito a fare, che non può che interrogarmi perché noi dovremmo essere i custodi gli uni degli altri, rispettando quel grande comandamento che Gesù ci lascia oggi e sempre: “amatevi come io vi ho amato”, perché “non c’è amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici”. Per Lui erano, siamo e saranno tutti amici e se io/noi imparassimo veramente a vederci così, come amici e fratelli perché figli dell’unico Padre, non penseremmo dentro di noi di non essere custodi dei nostri fratelli. Aiutaci Signore ad uscire da quell’individualismo ed egoismo che ancora troppo spesso ci fa pensare solo a noi stessi.

Ecco come sarebbe bello “VIVERE LA VITA”:
Vivere la vita con le gioie e coi dolori d’ogni giorno
È quello che Dio vuole da te
Vivere la vita e inabissarti nell’amore è il tuo destino
È quello che Dio vuole da te
Fare insieme agli altri la tua strada verso Lui
Correre con i fratelli tuoi
Scoprirai allora il cielo dentro di te
Una scia di luce lascerai
Vivere la vita è l’avventura più stupenda dell’amore
È quello che Dio vuole da te
Vivere la vita e generare ogni momento il paradiso
È quello che Dio vuole da te (è quello che Dio vuole da te)
Vivere perché ritorni al mondo l’unità
Perché Dio sta nei fratelli tuoi
Scoprirai allora il cielo dentro di te
Una scia di luce lascerai
Vivere perché ritorni al mondo l’unità
Perché Dio sta nei fratelli tuoi
Scoprirai allora il cielo dentro di te
Una scia di luce lascerai
Una scia di luce lascerai

14 Agosto 2023
d.

Che silenzio sulla vita personale e quotidiana di Maria di Nazareth; che silenzio sulla vita personale e quotidiana di Chiara d’Assisi.

Un silenzio che forse suggerisce che nessuna vita può diventare modello da ripetere – neppure la loro; ogni vita deve trovare la propria strada nel suo compiersi.

Inizio a sentire gli anni; non come peso, ma come una forma di saggezza che si racchiude in un’unica comprensione: il piccolo che ci riguarda e l’immenso che ci circonda. E allora l’adesso è meno urgente di quanto non fosse anni fa, perché l’adesso ha una dimensione più ampia, ha un’apertura al tutto più naturale di quanto non accadesse prima.

Tuttavia,
non sono pronta per alcune cose, – ne sono più cosciente di prima –
ad altre vorrei proprio sottrarmi – ne sono più provata di prima.

E così a volte penso che se mi fosse possibile decidere, se fossi solo in mano a me stessa e da me non dipendesse altro, chiederei di vivere in un convento di clausura. Ad eccezione di A.: il suo amore mi unisce a lui, mi imprigiona a lui: dolcissima prigione. Guarderei solo nel fondo dei suoi occhi come ultima verifica della bontà del mio desiderio e della sua fattibilità.

Consegnerei lì, per il restare del tempo, la mia vita a Dio e, piano piano, la vita di coloro con i quali ho stretto rapporti; poi, consegnerei a Dio la vita di coloro che nemmeno ho conosciuto e che pure sono uomini del mio tempo.

Colgo questo desiderio come un’illusione. Non vi faccio affidamento. So che ancora nasconde, in parte, il desiderio di fuggire alla fatica racchiusa nel mio presente. Di me stessa dentro questo presente.

Quando ero ragazzina c’era un canto che a scuola ci avevano insegnato… ricordo forse la prima strofa, e con certezza il primo verso. Faceva così: “non importa il luogo, non importa il tempo in cui mi condurrai purché sia nella Tua storia…” .

Chissà se queste parole sarebbero piaciute anche a Maria di Nazareth e a Chiara d’Assisi. Presumo che sì, sarebbero piaciute.

Più di altre volte, più di altri giorni oggi sento il desiderio che il mio cuore si apra a Dio: senza modificare alcun luogo, – né chi lo abita -, e senza mutare il tempo della storia, – né la durata degli eventi -…: aprire incondizionatamente, nel mio cuore, le porte del santuario dell’incontro con Dio. A questo desiderio credo di poter fare affidamento.

Buona festa di santa Chiara a ciascuno di voi.

11 Agosto 2023
Dania

Questa mattina per la seconda volta, da quando essendo a casa in ferie, posso prendere parte alla celebrazione delle 8.30, mi sono trovata a ricevere l’Eucarestia sulle mani, nel momento in cui il meraviglioso canto “Tu sei la mia vita” arriva al verso “…morto per amore…”. Difficile descrivere cosa ho provato, più facile condividere ciò che ho pensato: che lì, nelle mani, avevo la vita di Gesù, la Sua morte quale grande sacrificio d’amore ed anche la Sua Resurrezione. Non che normalmente non ci pensi, ma questa misteriosa coincidenza mi ha profondamente colpita. Come allora non continuare ogni giorno a rendere grazie per questo grande amore che sorregge e nutre la nostra vita?

8 Agosto 2023
Dania

“O Dio Tu sei il mio Dio, Ti cerco dall’aurora, di Te ha sete l’anima mia, a Te anela la mia carne…”: un meraviglioso salmo, un canto di cui ho grande nostalgia, che apriva un tempo molte delle celebrazioni Eucaristiche. Ora lo ascolto da You-tube e lo canto a volte lungo il tragitto casa-lavoro.
E la Parola tutta oggi parla di Amore ed è così che penso ai nostri “per sempre” pronunciati, urlati al cielo, a volte balbettati ed altre ancora interrogati,ma sempre molto umani ed al Suo per sempre che non arretra davanti a niente e a nessuno, sostegno per i nostri, speranza che non muore mai. Il Suo amore ci attende oggi e ci spinge a proseguire nel nostro cammino, fidandoci più di Lui che di noi stessi, proprio come fece Maria Maddalena che lo riconobbe sentendosi chiamare per nome, un nome meraviglioso che “suona come una canzone”, proprio come il nostro!! Chiamaci e Ti seguiremo, impareremo ogni giorno ad essere “come Tu ci vuoi e ad andare dove Tu vuoi che andiamo”, per annunciare la Tua presenza ed il Tuo regno in mezzo a noi, affinché li si possa incontrare in vita, ancor prima che alla nostra morte. Grazie Signore

22 Luglio 2023
d.

Nei miei pensieri, in molte occasioni, mi è capitato di desiderare che alcune persone si fermassero nella mia vita, senza uscirne più.
Allora costruivo una curtis (un ampio cascinale, lo chiameremmo da noi oggi) e immaginavo che quella persona prendesse casa nella porta a fianco alla mia. Molti amici avrei voluto che restassero ad abitare nella mia stessa via. Così come avrei tanto voluto che i miei nonni, ed altri cari che ora non abitano più la Terra, restassero per sempre vicini.
Succede talvolta che il desiderio di averli con me, ovvero la nostalgia di loro tutti assieme accanto, mi colga all’improvviso. Per curiosa coincidenza che non mi so spiegare, accade dopo giorni in cui sono stata felice, serena. Succede all’improvviso, ad una svolta della strada, vedo forse un particolare che non avevo previsto. E allora… Veronica dov’è? Non s’era detto che avremmo comperato casa una di fianco all’altra? E Andrea? E Francesco? E Alessia e Tiziana e Bruno e Paola, la mia Paola…. . E gli amici di adesso, le persone a cui voglio tanto bene o che mi sono così affini, Lorenzo Stefano Mariagrazia Andrea Stefania Emilia Ernestine Barbara Silvia Marco Alberto Carla Ennio Santa Anna Claudio Elena Laura Valeria Simona (molto potrebbe continuare l’elenco), …… perché non abitiamo vicini tanto da passarci un uovo la sera se non ne abbiamo più nella nostra spesa , o da passarci un consiglio se non sappiamo come attraversare un momento difficile, o da darci un abbraccio o un sorriso o un pianto da versare ma non da soli: perché? Sarebbe così bello.
La mia corte è tutta abitata; è diventata una via e poi un quartiere. Il mondo è pieno zeppo di persone stupende ed io ne ho incontrato tante. Alcune già compiute, alcune in compimento e ricordo quando le ho guardate contemplando tutta la loro ricchezza e domandandomi con curiosità cosa mai sarebbe diventata…, cosa ancora porterà, venendo a contatto con il mondo.
Certo è questo il punto: non possono tutte le persone vivere accanto a me (né io accanto a loro) dal momento che la vita si compie nella sua bellezza e tragicità a contatto con il reale che ci chiama .
Tuttavia questa evidenza si perde davvero all’improvviso, ad un raggio di sole, ad un profumo inatteso e traditore: oggi abbiamo aperto un’anguria; dopo il cronk si è sprigionato un delizioso, intenso, aroma fresco e zuccherino che non speravo di risentire: mi sono tornati allora in mente Ennio ed il mio nonno.
Quando visito questo luogo, ricolmo di persone care, le porte più difficili da aprire sono di coloro che non abitano già più qui. Giorgio e Francesco: sono le case in cui entro con un nodo alla gola forte, insolvibile. Il tempo s’è fermato lì. Mi siedo allora ed inizio a ripercorrere ricordi, volontariamente e piano, finché non sento agire la presenza di loro effettivamente vivo dentro di me. Non è forse una semplicissima evidenza il fatto che lo sguardo con cui mi ha guardata Giorgio è in grado di condurmi ancora adesso al bene?
Mie cari amatissimi amici, fratelli e sorelle, tutta insieme la nostalgia di voi, il desiderio di voi sono faticosi da portare, da abitare.
Quando la tristezza rischia di tracimare, e arriva ad ottenebrare e chiude l’accesso alla gioia di avervi incontrato, tengo il respiro ed inghiotto l’aria. Spingo l’ossigeno giù giù, fino in fondo, negli in alveoli dei polmoni e nelle viscere del corpo: che mi nutra, che mi tenga viva, che mi spinga dentro di me, mi affondi nel mio intimo. Dentro il mio profondo.
Lì vi incontro: vivi nel cielo o vivi nelle vie del mondo. Vivi nella mia anima.
Sento il vostro desiderio di essere tutti insieme, profondo come il mio.
Ed è già un ritrovarsi. E’ stare insieme tendendo il tempo oltre la banalità dei nostri conti sulla punta delle dita. E’ sfiorare l’eterno e trovarlo connaturale.

E tu dimmi, Signore, è così che si fa?
È così che si fa in attesa del paradiso?

20 Luglio 2023
Savina

Se mai ti capitasse
di camminare per sentieri,
ombrosi o soleggiati
immersi in rigogliosa natura,
da sempre e per sempre
a noi donata,
noterai una Presenza
intensa e silenziosa.
Tra arbusti fioriti
o ricchi di succosi frutti,
tra alberi svettanti
verso tersi cieli
in cerca d’Infinito,
incontrerai
Croci,
incontrerai
Crocifissi.
Il legno,
intagliato e scolpito,
dice fede profonda,
i fiori,
sempre freschi e colorati
ai loro piedi,
dicono devozione fiduciosa.
Non puoi non fermarti,
una preghiera
ai piedi del Legno
invita a una sosta,
invita a un pensiero…
“O tu, viandante,
che passi da queste parti,
fermati per un saluto
al tuo Redentore…”
Il Suo sguardo ti segue,
il Suo sguardo ti accompagna,
anche lungo i sentieri
della tua vita.

17 Luglio 2023
Savina

Sguardo amorevole
sguardo di misericordia
sguardo di perdono,
così verremo accolti
quando a Te arriveremo
ma di una cosa
ci farai esperienza,
per ogni nostra colpa
per ogni nostro errore,
il tuo stesso dolore
ci farai provare,
dolore immenso
dolore profondo,
sarà il nostro inferno.
Allora vorremo
in fretta tornare,
sulla terra i piedi
di nuovo posare
e all’indietro camminare,
e ad ogni colpa
ad ogni errore
conversione offrire,
e con speranza
a Te ritornare.
Sguardo amorevole
sguardo di misericordia
sguardo di perdono,
ma questa prova
non ce la potrai
risparmiare.
Sarà il nostro inferno
ma per comprendere
cos’è “Amore”.

13 Luglio 2023
d.

Due volte hanno bussato alla mia porta questa settimana.

Era un bambino nato da sei persone. Un ovocita, un altro ovocita da cui prelevare mitocondri non danneggiati, uno spermatozoo, un utero in affitto, una coppia omogenitoriale che l’hanno richiesto.

Ed un bambino morto nella stiva di una nave, perché ubriaco di acqua salata che ha affogato il respiro nei polmoni.

Chiunque tu sia, nel momento in cui sei uomo uscito da un grembo (fosse anche il grembo un giorno sostituito dall’ennesima macchina), sei per me fratello e non so dirti altro se non che hai il mio amore forte;

perciò tu non temere che la tua identità sia questione legata al mescolare zoppo e cieco della scienza in una provetta; non sei per me prodotto di laboratorio: sei quello che desidererai diventare, figlio della Vita.

E tu non temere che la tua Vita sia meno importante di altre o che la tua morte non mi sia costata nulla (le mie notti sono spesso presenti alla tua morte);
non temere di essere meno uomo,
come io mi sforzo terribilmente per non annegare nel terrore di essere meno uomo a causa di quello che è potuto accadere a te.

Non so dirti altro se non che hai tutto il mio amore
e questo amore è forse l’unica zattera che abbiamo da mettere
in mare
per salvarci…

Oppure, se è finito ogni giunco, se non abbiamo altra scelta,
uniamo i nostri terrori stasera
e vieni a stringermi la mano,
tu, e tu, che hai bussato alla mia porta.

Facciamo comunella,
come i bambini quando nascosti al buio trovano il coraggio di spaventare un mostro,
si sottraggono al pianto, dissipano la paura con un slancio coraggioso e generoso,
venuto chissà da dove, nato in un semplice sguardo d’intesa:
ecco, ora urliamo e il nostro gridare, all’unisono, risveglia la Vita che ancora ci abita.

Vedi? Siamo qui, insieme. Non c’è altro.
Per un momento le nuvole si sono squarciate:
ho intravisto un cielo fatto di luna e stelle,
e una brezza densa di profumi è passata sotto le nostre narici;
la tua testa è sulla mia spalla,
io cullo i tuoi abbandoni e tu lasci che le mie ferite ti possano baciare.
Stiamo ora, qui, insieme:
se c’è silenzio in noi e ovunque attorno a noi,
se il cuore è pronto, forse possiamo sentire
di nuovo
il Vegliare del Cielo.

25 Giugno 2023
Dania

“Abbiamo contemplato o Dio le meraviglie del Tuo amore”…che bello poterlo fare ovunque ci si trovi.
E dato che con i monasteri, da qualche anno a questa parte, non ho molta fortuna mi rifaccio con l’alba che nessuno mi e ci potrà mai negare.
Ogni giorno inizia così con il sole che sorge per tutti ed in ogni dove e mentre contemplo l’alba meravigliosa, Ti ringrazio, prego e penso che ti sto donando la parte migliore. Ma poi rifletto e giungo alla conclusione che non sono io a darTi la parte migliore della giornata ma sei Tu, Signore, che ogni giorno me ne fai dono e lo fai per tutti, come ben diceva il passo di Vangelo di qualche giorno fa…e a me non resta altro da fare che puntare la sveglia, scendere in spiaggia per contemplare, ringraziare e condividere. Davvero hai fatto bene ogni cosa!!

23 Giugno 2023
Savina

E così è arrivato….
anche quest’anno….
il buon profumo dei tigli in fiore!
Annuncia la bella stagione, anche se oggi come oggi parlare di stagioni sembra non avere più molto senso, ma tant’è…
Ci accompagnerà per qualche settimana in questa fine primavera, così come altri profumi di una natura tornata a vivere!
E se penso alle proprietà curative del tiglio, cosi come di tante altre piante officinali, mi viene da pensare che il Padre non ha proprio lasciato nulla al caso, tutto ha predisposto con grande amore perché non ci mancasse nulla.
E ugualmente mi torna alla mente il brano tratto dal profeta Ezechiele, che abbiamo letto abbastanza di recente.
Il brano descrive un’acqua che, in un torrente, esce dalla soglia del tempio verso oriente e sulle sponde di questo torrente crescono alberi di tante specie che oltre a dare continuamente frutti, offrono le loro foglie come medicina.
Ecco, io penso che questa parte della profezia si sia compiuta, con buona pace di eminenti esegeti che non saranno d’accordo con me.
Comunque… grazie Padre!

12 Giugno 2023
d.

E adesso vi racconto di questa di mattina. Stamattina sono andata dall’estetista. A fare “mani e piedi”. Accade solo se partecipo ad un matrimonio estivo. Dunque il nostro di parecchi anni fa, e quello di domani (ce n’è stato un altro in luglio ma ero in dolce attesa; le donne in dolce attesa meglio evitino lo smalto).
Non programmo. Non fisso appuntamenti per queste cose. Mercoledì mattina, poi. Chi mai va dall’estetista?
Al negozio più vicino a casa, ho suonato alle nove. Mi hanno guardato come un’aliena. Niente fino a venerdì alle 16:20. Poi si passa direttamente alla settimana successiva.
Allora torno a casa. Prendo la bici e pedalo fino al negozio di estetiste cinesi più vicino a casa. Lì posto c’è. Subito.
Non conosco la procedura e mi imbarazza pure togliere le scarpe e dare i miei piedi in mano a qualcuno.
Lo faccio scusandomi. Loro capiscono poco il mio italiano aggraziato; ma loro hanno modi aggraziati e ci si intende.
Mi mettono a sedere su una poltrona che finisce in un catino. I piedi prima devono stare in ammollo. Alle 9:20 di mattina dall’estetista, di fianco a me ed un po’ più in là da me, ci sono due donne anziane. Davvero anziane. Sicuramente hanno ben più di ottanta anni entrambe. Una deve fare un massaggio e sparisce in una stanza riservata. L’altra resta con me. Abbiamo tutte e due i piedi messi a nudo.
Io non riesco a non guardare le sue mani e i suoi piedi. Non è una signora facoltosa venuta qui per darsi un tono. Le sue mani sono solo fatte di enormi vene blu: spessorate, ingrossate come fiumi in piena; la pelle è un velo ed ha poco spazio. Anche le ossa sono come venute tutte in superficie.
Ed i piedi: ecco, credo sia artrite che storta e accavalla tutto. Le unghie sono ingiallite, scure e dure. Capisco che la signora è lì perché di quei piedi, e con quelle mani, non può prendersi cura da sola. Non saprei come tagliarle le unghie, io. Il pensiero a mia nonna: chi taglia le unghie a lei? Sicuramente non riesce più da sola: ed io nemmeno so chi taglia le unghie a mia nonna.
In me crescono imbarazzo e dolore per quella malattia incurabile che è la vecchiaia. Imbarazzo e dolore per il mio essere impreparata di fronte alle stagioni della vita di coloro che dovrebbero essermi affidati.
Poi guardo il volto della signora anziana e il volto della ragazza cinese che lavora sui suoi piedi.
L’anziana sorride, un sorriso beato. Come una bambina a cui stiano dedicando un’ora di gioco, un’ora di attenzione, e lei è tutta coinvolta nel godersela fino in fondo.
La ragazza è concentrata, scrupolosa, dolce. Sapiente, in fin dei conti. Lavora prima su calli e duroni . Poi affronta le unghie con strumenti precisi.
Ho gli occhi umidi, mi succede sempre più spesso di commuovermi in momenti inopportuni. Potrebbero essere nonna e nipote.
Non ho mai tagliato le unghie ad un anziano. Né pensato di farlo. Mi mancherebbe quasi il coraggio di toccare loro i piedi.
Da anziana proverei vergogna dei miei piedi, nell’età che ho ora provo una grande vergogna perché non conosco l’umiltà dei gesti del servizio.
Avete mai tagliato le unghie a qualcuno? Io le ho tagliate solo ai miei figli da piccoli e ora a Gio: ma è altra cosa. Mio marito sarebbe più bravo di me, pure a tagliare unghie. Io ingoio il boccone amaro del mio perenne rifiuto alla vita quando la vita non è perfetta. Le unghie di un bambino sono belle…le unghie di un anziano sono deformi. Ci vuole molta umiltà per vedere tutta la bellezza racchiusa nelle unghie di un anziano e nelle cura che esse richiedono.
È un peccato che quella relazione avvenga in virtù di una prestazione quantificata economicamente.
Voglio dire che quel lavoro ha qualcosa di “santo” che lo magnifica. Santo è ciò che è separato, riservato, dedicato. E’ racchiuso in questa cura riservata e dedicata ad un aspetto della vita umana, che non può essere negato ma chiede di essere accolto. Così per la signora anziana, così per quella che io vorrei fosse sua nipote.

La signora finisce prima di me. Rimette le calze, le scarpe (come quelle dei bambini senza stringhe, simili a pantofole) prende il bastone e va a pagare. Grazie di cuore, dice. E mentre paga ancora chiede: posso tornare tra un mese? Non una affermazione, bensì una domanda. Sì certo, le viene risposto. Tutto spinge in questo contesto al di là dello scambio economico: spinge alla relazione fra chi chiede di essere accolto così com’è e chi accoglie l’altro così com’è.

Capisco di cosa ho bisogno. Capisco di cosa sono povera. Capisco di cosa sta diventando forse così tremendamente priva la nostra società.
Alcuni gesti umani che dovrebbero avvenire tra le mura di casa, lasciamo che avvengano altrove e ci perdiamo in umanità. Sento quanto è povera la mia forza di amare nel piccolo; ringrazio di accorgermene almeno, ringrazio del desidero di imparare; io credo che Gesù abbia tagliato, e ancora stia tagliando, molte unghie a molti anziani……

Signore dei Cieli,
che hai rivelato ai piccoli i misteri del tuo regno,
donami un cuore umile.
Togli tutto e lascia l’umiltà.
Tutto, solo l’umiltà.
Perché tu sei dentro la terra che hai creato
ed io ho bisogno di abitare la terra, come hai fatto tu.
Esiste una grazia in ogni cosa,
e solo l’umiltà concede uno sguardo
abbastanza puro
per ri-conoscere ciò che c’è di veramente prezioso
e di profondamente bello
in questo mondo.

31 Maggio 2023
Savina

Proprio come l’anno scorso…
Ieri sera sono entrata in chiesa per la celebrazione eucaristica delle 18.00 e c’erano ancora i segni dell’avvenuta celebrazione del sacramento della Cresima ai ragazzi della nostra comunità, proprio nel giorno di Pentecoste.
E c’erano anche due ospiti…
Due rondinelle, almeno a me sono parse così, svolazzavano sopra l’altare posandosi ogni tanto sui bracci della croce con Gesù Risorto che lo sovrasta.
Un segno dello Spirito Santo?
A me piace pensare di sì, trovando accenno nel salmo di questa domenica: “la terra è piena delle tue creature”.
Confesso, mi sono lasciata distrarre da questa presenza riflettendo anche su alcune figure di Santi, come San Francesco e Sant’Antonio da Padova e altri ancora, che avevano un rapporto speciale con tutto il Creato.
Un segno, come ho raccontato lo scorso anno, che la Casa del Padre appartiene a tutti e tutti vi possono entrare e sostare anche solo in silenzio, nel rispetto di tutte le diversità di questo mondo che è la nostra casa.

29 Maggio 2023
d.

Ho riletto il vangelo di Giovanni riferito alla domenica di Pentecoste molte volte davvero. Non capivo. Vedevo una contraddizione in quella pace offerta e, viceversa, in quel potere di concedere il perdono ad alcuni sì e ad altri no “a coloro a cui perdonerete sarà perdonato; a coloro a cui non perdonerete, non sarà perdonato”. Ho riletto in tempi diversi e con stati d’animo differenti; finché finalmente non mi si sono sturate le orecchie.

Non era un’esclusione. Non era un invito a non perdonare coloro che non meritassero. Era un affidare Tutto tramite lo Spirito agli Apostoli. E quindi a noi. Se non perdonerete non sarà perdonato significa che se noi ora non perdoniamo, il perdono non arriva nel mondo nella nostra storia di adesso e qui. Noi siamo la porta di Cristo, la porta che Lui costituisce nel tempo.

Può essere una cosa così grande? Proprio così?
Ed il perdono cos’è? Come è meritato dagli apostoli? Del tutto immeritato, del tutto superiore a ogni possibile attesa: il PER-DONO è il Risorto che ha i segni della croce perché ha offerto il suo amore per noi. Certo, allora, che dando sé dà la sua pace: è la pace dell’amore che ha superato il travaglio della sofferenza ed è tutto compiuto.

Dunque noi, oggi, siamo costituiti testimoni in questo modo, con questa forza. Chi non è vissuto nel tempo in cui è vissuto Gesù di Nazareth riceve il dono di Cristo tramite noi. E’ quella responsabilità qui, quell’onore qui, quel dover “risorgere” anche nostro – cioè alzarci ed andare alla luce di quello che abbiamo visto accadere – spinto fino a questo estremo. Non è cosa da uomini affidare questo tutto. Noi uomini facciamo il contrario: la cosa più importante da portare a termine non la deleghiamo affatto: la teniamo per noi, perché ci riteniamo più capaci, perché fidarci non è opportuno. Dio affida, si fida, consegna a noi. Restando con noi, comminando a fianco con il soffio dello Spirto: “ricevete lo Spirito Santo” un’altra consegna, un’altra gratuità. Ma Dio non ha mezzi termini: affida a noi, si fida di noi, consegna a noi. Proprio a noi, che lo abbiamo tradito e restiamo nascosti.

Siamo dei chiamati.
Noi cristiani siamo prima di tutto dei chiamati. “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi”.

Spesso, spessissimo, mi chiedo come sia possibile questa chiamata in riferimento a me; non ho abbastanza fede (francamente parlando, in alcuni periodi della mia vita non ho affatto fede), non sono le mie azioni abbastanza buone, abbastanza coerenti, abbastanza amorevoli per essere degne di Cristo. Che Lui non lo sapesse, non lo immaginasse: è da escludere. E allora? Anche quando coscientemente rifiuto la chiamata, la chiamata resta ad interpellarmi con forza inaudita al di fuori alle porte serrate del mio rifiuto.

La chiamata è nella Sua volontà.
E ha urgenza della mia risposta: non importa che abbia adesso una fede perfetta, una perfetta capacità di non sbagliare più: non importa. La chiamata arriva ora e ora interpella perché vuole una risposta.

Dio non ha paura dei miei fallimenti, dei miei limiti: non li considera un ostacolo nello stesso modo in cui appaiono a me. Essi sono il punto in cui io mi apro a Lui: e aprirmi a Lui è ricevere il suo essere per-dono. Perdonare: è offrire al mondo l’amore incondizionato di Cristo: quell’amore che noi – chiamati – abbiamo ricevuto.

E’ il compiersi del Suo perdono in me il Tutto della testimonianza che mi è affidata. Il perdono è la gratuità del Suo amore che si offre; il mio accoglierlo è ciò di cui il mondo ha bisogno e che non arriverà nel mondo se io non lo porterò dentro il mio vissuto. L’amore gratuito ricevuto e riofferto: ogni lingua freme perché sa e capisce il linguaggio dell’amore che Dio vuole diffondere nella storia.

Signore, che difficile la domenica di Pentecoste!
Che densità di fiducia metti in me, che immensità di dono sei Tu stesso.
Nel vangelo di Giovanni c’è scritto che tu entri mentre le porte sono chiuse.
Le mie porte sono chiuse. Lo sai che è proprio così oggi per me.
Lo sai che nel cuore ho la stessa paura, o di più, lo stesso vuoto, o di più, dei tuoi primi apostoli.
Vieni, stai, e mi dici “Ti do la mia pace”.
Cosa ho da fare con te Signore? Sei entrato a porte chiuse. Sei qui davanti a me. Come è possibile tutto questo? ….così avevi fatto anche con Maria di Nazareth, eri entrato e basta, senza chiedere; e lei aveva risposto la stessa risposta che poi ci hai insegnato nell’unica preghiera pregata da te:
“Sia fatta la tua volontà”.

Signore, cosa ho da fare, io, con te?
La mente ancora riecheggia: non è possibile che sia proprio Tu e chiami proprio me.
Ma, altrove, in un sussurro che presto prederà il fragore di frana di un’intera montagna crollante, il cuore sta per cedere.

28 Maggio 2023
Dania

Oggi giornata di Comunioni per la nostra comunità…che emozione vedere quei 18 bambini, così diversi tra loro, ognuno con la propria storia, i propri pensieri, la trepidazione e il desiderio di riceverLo per la prima volta. E come non pensare che 34 anni fa come oggi la stessa cosa avveniva per me, iniziando a nutrirmi di Lui? Non sono più palpabili e chiaramente percepibili le emozioni di allora ma oltre a nutrirmi di Lui, oggi ho potuto nutrirmi della gioia di chi lo ha ricevuto per la prima volta e so di poterlo fare ad ogni Prima Comunione…ed ogni volta sarà una nuova storia, come lo è stata, lo è e lo sarà quella di ciascuno di noi.

21 Maggio 2023
d.

Chiusa la porta di casa nostra, con gli occhi lucidi, mia suocera così ha detto a mio marito: “ Io lo so che adesso per voi è faticoso con tre figli, con il lavoro, e con tutto. Anche per me era così quando ero giovane. Anche io percepivo le urla solo come urla e non vi leggevo tutta la vita che hanno dentro. Questi sono i momenti in cui la vita scorre più forte, i momenti più belli. Lo capirete anche voi quando avrete la mia età, perché l’uomo non capisce le cose quando le vive, le capisce dopo”.

Mio marito ha raccontato a me queste parole, con gli occhi lucidi, quando è rientrato dopo averla riaccompagnata a casa sua.

Ho pensato a diverse parole da scrivere in occasione della festa della mamma; ma, alla fine, le uniche parole adatte sono arrivate in dono poco fa. Un dono che ci unisce tra generazioni: la bellezza che spero mia suocera possa vedere e godere ora, la bellezza che noi ancora non capiamo ma che nel tardo pomeriggio lei ha seminato in noi come attesa: un giorno – è vero – capiremo meglio. E in questo attendere certo è già inscritta un gioia commossa e profonda che attraversa il nostro oggi.
Mia mamma mai si esprimerebbe così a parole: ma nei suoi gesti sta nascosto lo stesso linguaggio, lo stesso contenuto. La sapienza è la stessa.

Viviamo immersi nel mistero oggi come ieri. I genitori lo tramandano ai figli, come tesoro e come missione.

Un giovane amico stamattina mi aveva inoltrato questo messaggio, citazione di un autore vissuto ad Atene a cavallo tra il quarto e quinto secolo a.C.
“La formula che viene recitata nei misteri – cioè che noi uomini siamo come sentinelle, e non dobbiamo scioglierci da questo impegno né lasciare il posto, – mi pare grande e non è facile scorgerne la profondità” (Platone, Fedone)

Così poco è cambiato da allora: forse niente. Grazie dal più profondo del cuore per il Mistero di cui è fatta la vita, e dentro cui “viviamo, ci muoviamo ed esistiamo”.

14 Maggio 2023
Savina

“”Più non posso
rimanere nel sepolcro
freddo, buio.
Con immane sforzo
rotolo la pietra
come macigno
sul cuore mio.
Una Luce mi attrae
oltre il confine
un’aria leggera
pervade l’intorno
note soavi
colpiscono il mio udito.
Più non posso
rimanere nel sepolcro
freddo, buio.
Qualcuno chiama
fuor dai sepolcri
con voce sicura
invita ad uscire.
La Via è tracciata
il Cammino segnato
sulla strada troverò
Pace
Speranza
Carità.
Più non posso
rimanere nel sepolcro
freddo, buio.
Con i doni ricevuti
un aiuto posso dare
altre tombe
provare ad aprire
perché insieme potremo
un nuovo mondo
costruire.
Più non posso
nel sepolcro rimanere.””

Siamo ancora nel tempo pasquale, lo saremo sempre visto che Pasqua significa “passare, andare oltre…” per una continua Resurrezione.

9 Maggio 2023
d.

L’universo è tanto grande e noi tanto piccoli.
Che inospitale pensiero mi occupa, mentre pedalo la mattina verso il lavoro.
E guardo le aiuole. Mi piacciano. Questa primavera è stata la primavera delle aiuole, quelle grandi alle rotonde e quelle minute minute ai bordi di vie minori. Davvero strappate all’asfalto.
È il pezzo di stagione che si può ritagliare nelle città. E lo cerco, come chi fedelmente cerca (o rivendica) un ritmo del tempo più umano percorribile anche per le vie del nostro mondo convulso.

Sono tutte fiorite molte volte, le aiuole.
Pure loro quasi in fretta, tanto che già desidero la prossima primavera per gustare più lentamente un processo che ora in parte conosco.
Sono fioriti una volta sola i fiori piantati dalla mano dell’uomo;
sono poi fioriti molte volte, e come un tappeto sovrapposto al verde, i fiori piantati dalla natura, dal suo seminare a manciate. Ho contato cinque sfumature, cinque suggestioni.
Le aiuole sono fiorite d’azzurro ed erano i fiori di Veronica, di giallo ed erano i denti di leone, di bianco ed erano margherite, di rosa ed era silene dioica, di rosso – ora – e sono i papaveri.

Poi un giorno, fra una fioritura e l’altra, era previsto il taglio dei prati. Così, l’erba di tutte le aiuole è stata accorciata di molti centimetri: credo sia accaduto dopo le margherite. Ricordo quella mattina, per forza.
Quella mattina le aiuole erano fiorite di plastica, di mozziconi, di rifiuti. Il sole, al suo sorgere, manda raggi bassi e obliqui a toccare la terra; perciò, la cima delle piante e la parte alta degli edifici e di ogni altra cosa resta ancora in ombra. Viene raggiunto prima solo ciò che sta a terra.
Quella mattina lungo la strada non un sacchetto di patatine, non una bottiglietta, non una confezione di fazzoletti non era toccato da luce. Tutti riflettevano un raggio. Tutti brillavano. Tutti richiamavano lo sguardo e l’attenzione.
Sì. Che pena quel giorno.
La plastica non è stata raccolta. È rimasta dov’era. La natura nel suo corso, ha ricresciuto i fili d’erba che hanno di nascosto lo scempio, e s’è concessa (e mi ha concesso) altre fioriture.
Ma come non sentire interpellante un pessimismo che a chiunque farebbe dire: ecco qual è il contributo umano! Ecco di cosa è capace l’uomo: egli porta rovina nella bellezza.
Quante sono le mani che hanno buttato a terra creando quell’immondo spettacolo? Tante. Alcune non curanti, inconsce, altre intenzionali e forse violente.
Eppure dico a me stessa che scempio è pure cedere a questo irrazionale pessimismo. E’ irrazionale il pessimismo. Bisogna farsi forza e guardare ancora.

Bisogna ancora riguardare e guardare non oltre, bensì guardare tutto, considerare la realtà nell’interezza.
Sono umane pure le menti che hanno pensato l’aiuola, umana la volontà di chi ha approvato il progetto, umane le mani che l’hanno costruita, umana la fatica dei giardinieri che l’hanno in parte seminata e curata. Umani pure questi miei occhi – e vostri occhi – che l’hanno guardata con vivo stupore e piacere. C’è molta bellezza dell’umanità persino in un aiuola deturpata da uomini. E lo scandalizzarsi non può spegnere il desiderio di giustizia: deve accenderlo.

Non si dice mai abbastanza quanto educare è davvero tirare fuori l’idea di bello ed di giusto che abbiano dentro ed anche di male: perché va definito. Nessuno dei ragazzi a scuola avrebbe dubbi ad associare l’dea di bellezza e giustizia ad un prato in fiore e l’idea di errore e ingiustizia ad un bordo strada trasformato in pattume. Educare è portare alla luce la chiarezza di bene e male che già abbiamo in noi prima di ogni spiegazione e prima che false complicazioni pretendano di confondere tutto.
Chiunque può educare. E’ fermarsi. Guardare. Domandarsi cosa vediamo. Stare a fianco a questo fermarsi. Creare l’occasione per questo fermarsi: tutto qui. Chiunque con chiunque altro a qualsiasi età. Io li capisco proprio gli anziani che guardano i cantieri. Cosa c’è di più bello di un’opera ingegneristica che prende forma? Quello stupore benedetto degli anziani che li riporta bambini e quindi capaci di vedere una cosa alla volta, di gustare una cosa alla volta.

Ho raccontato delle aiuole in classe un giorno in cui avevano lasciato gli ambienti troppo sporchi; non ho spiegato, ho raccontato: è diverso. I miei studenti mi hanno, allora, chiesto se abbia fiducia nell’uomo, e come sia possibile averne. La risposta era pronta dentro di me, a causa di quel pedalare tra aiuole.” Sì: ce l’ho. – ho risposto– Non più la fiducia ingenua che avevo da ragazzina, ho una fiducia più sofferta, ma non meno forte; anzi è certamente una fiducia più radicata, perché sta imparando a crescere in terreni inospitali”.

In molti aspetti nel mio lavoro ho l’impressione di perdere spazio d’azione e che sia davvero molto difficile invertire il corso delle cose che non vanno, delle scelte inopportune fatte senza valutare cause e conseguenze. Ma poi, cerco lo spazio di un’aiuola. Un’aiuola da guardare è tutta l’educazione che posso, ed è tutto lo spazio della mia rivoluzione.

9 Maggio 2023
d.

Oggi eravamo a bordo campo.
C’era un torneo di calcio di bambini di sette-nove anni tra cui l’ultimo dei nostri figli. Come oramai sempre succede negli sport, la squadra è stata divisa in due squadre da cinque: una con i bambini più promettenti, una con quelli meno. Tra i bambini meno promettenti, ce n’era uno che era il meno promettente fra tutti.

Il miracolo è successo lì: con lui. Perdevano e si sapeva che non avrebbero mai segnato nessun gol, men che meno contro quell’altra squadra tanto più forte tra i forti.
Eppure c’è stata, per quanto inattesa per quanto improbabile, un’azione di attacco e la squadra si è trovata in area avversaria. E il bambino meno forte era davanti la porta. La palla è arrivata ai suoi piedi e lui ha calciato: per quanto debole e mal direzionato il tiro era davvero vicino alla porta: goal.
La gioia vestita di incredulità e di puro stupore è esplosa sul volto del bambino e nei suoi gesti: rideva e correva e tanti tanti salti; tutta la squadra con lui. Ma non era questo il miracolo: è ancora ordinario che un gol inaspettato, insperato crei un subbuglio di gioia.

Noi guardavamo a bordo campo; io fra le mamme. La mamma del bambino meno portato era un tutt’uno con il figlio al momento del gol: lo stesso ridere, lo stesso esultare in un’esplosione piena e allegra. Un tutt’uno.

Mi sono voltata a cercare la gioia nella altre mamme. C’era ben altro ed è questo altro che chiamo miracolo. Le altre mamme piangevano di gioia. Non ve lo direi se non avessi visto i loro occhi. Piangevano per una felicità più profonda della semplice allegria. Cosa possono spiegare le parole? Cosa possono svelare o dire di quell’evento che esso stesso non dica già? Vorrei poteste vedere quello che ho visto io, vorrei foste lì a bordo campo me. Nessuna invidia, nessuna gelosia, nessuna competizione, nessun prevalere. C’era la verità della vita compiuta quando davvero gli ultimi diventano i primi; quando la gioia promessa non è negata a nessuno; quando per chiunque è la giusta pienezza di soddisfazione.

E’ ciò a cui agogniamo: non che i primi restino primi, ma che gli ultimi siano primi insieme agli altri. Questa è l’enorme soddisfazione che dà la felicità realizzata nel cuore dei nostri fratelli, che realizza noi insieme a loro. Una verità inscritta in noi e traboccante prima di ogni ragionamento, anzi proprio a prescindere da ogni ragionamento. Nella gioia dei nostri fratelli c’è il completamento indispensabile della nostra. Vedere questa verità dimostrata in gesti da persone qualsiasi è stato un dono immenso in questa domenica dal cielo incombente.

I papà non piangevano, ma vedendo le moglie hanno pur capito e riconosciuto. Credo che anche questo gioco di complicità tra uomo e donna, tra cuore dell’uomo e cuore della donna, sia di un’incantevole bellezza.

I miracoli si compiono in una manciata di minuti e poi tutto torna come prima, come niente fosse: ed era tutto lì.

Non ho pianto a bordo campo, ma piango anche io, ora, mentre lo sto raccontando a voi.

7 Maggio 2023
d.

Scrivo dagli spalti.
Là sotto si gioca la partita.
Sono sudatissimi i ragazzi, come usciti da una doccia; non hanno fatto alcuna doccia, in realtà. Sono gli umori del loro corpo spremuti fuori dalla fatica.
Il basket è tutto a scatti. In avanti ed indietro. Palleggi passaggi lanci tiri. E salti. In elevazione le braccia si allontanano dal corpo, le mani spalancate, estese ad accompagnare la palla per correggere e indirizzarne la traiettoria in più possibile, fino all’ultimo.
Talora il salto è un guizzo per fermare il tiro dell’avversario o per bloccare la palla prima che esca e tentare una nuova impresa. È qui, in difesa, che il corpo si contorce in posizioni più imprevedibili. È qualcosa, l’attacco dell’avversario, che non hai intrapreso tu e che, però, richiede una tua reazione, una risposta. Ecco allora che il corpo sceglie e assume forme che la mente in astratto, da ferma da seduta a pensare, non immaginerebbe. Il corpo ha un suo istinto a cui tener dietro, non necessariamente sbagliato: talvolta, anzi, preziosissimo.
Niente più bello di una rimonta.
Niente più coinvolgente di un attacco che prosegue a ondate, che non si arrende, che riprende, che ritrova spazio e vigore. Chi la spunta ? Chi la spunta ora?
Un uomo ha portato un tamburo. Il tamburo risuona in un punto preciso del corpo degli spettatori: tra viscere e stomaco: apre un varco, una cassa di risonanza che non sapevi di avere . Anche il pubblico è in campo.
Il tamburo accompagna le vicissitudini della partita; veloce e attenuato nella suspense, improvvisamente ridondante per un trionfo, battente e continuo per un attacco, silente quando la squadra è chiusa in difesa. Talvolta hai l’impressione che sia il tamburo a guidare la partita…non più accompagnamento, ma composizione.
Le due squadre che si sfidano hanno magliette diverse: i bianchi contro i verdi. Ma i verdi hanno il numero del ruolo scritto in bianco, ed i bianchi il loro numero in verde…c’è un’incredibile complementarietà in queste due squadre che si sfidano; così legate così essenziali l’una per l’altra; e quanto più la partita dura tanto più cresce questa complicità. Si conosce l’avversario e si inizia a muoversi con lui.
Spesso i ragazzi delle due squadre si raccolgono dai loro allenatori; è come se, continuamente, si formassero boccioli di due fiori. Accovacciato, un coach, in mezzo a loro, è come nettare per i petali. Ad alta voce, ma senza che sia urlo, risuona il grido di forza con cui si lasciano per tornare in campo. E si toccano i ragazzi: pugno su pugno, mano sulla spalla, spalla accostata a spalla. Vedi? Ci sono! Toccarmi, assicurati che sono io e sto entrando in campo con te. Andiamo, dunque, insieme!

Talvolta un ragazzo cade con la palla in mano, e più d’uno gli sono addosso. Suona un fischio ed ognuno si ritrae. Non c’è accanirsi: la partita vera si gioca altrove: quando tutti sono in piedi.

Importa chi vincerà. E non importa affatto. La partita è metafora della vita. Capisci che quel che conta è mettersi in gioco. Capisci che tutto sta in quel sudore che esce da te, in quel contrarsi fino a che il meglio sprizzi fuori e si riversi intorno. Nella fatica la gioia è già premio, già divertimento, già gusto della vita.

E’ già domenica sera. Domani sarà lunedì.
Apriti alla fatica, anima mia, non temere. Impara da questi ragazzi che questa vita è sforzo e nello sforzo si va in contro alla gioia, anche quando il punteggio è in perdita.
Esci di casa, anima mia, non nasconderti, non sottrarti. Non sei sola, non lo sarai. La Vita scorre in te e nei tuoi fratelli e ti chiama con la loro voce: vedi, come cercano il tuo spessore da toccare? La tua ombra, la tua consistenza cercano, anche loro per non avere paura, anche loro per vedere – attraverso di te – che insieme ce la farete.

23 Aprile 2023
Dania

Piccola cosa oggi: poco dopo l’alba, percorrendo la strada che da Lurano mi conduce al lavoro ecco un gregge di pecore e i loro agnelli, con capre e qualche asino attraversare la strada per dirigersi nel campo. Un’immagine meravigliosa che avrei voluto immortalare ma, essendo alla guida, non ho avuto modo, anche se occhi e cuore la conservano e si dicono beati per ciò che hanno potuto contemplare. Poco importa se ho rischiato di arrivare in ritardo, tanta è stata la gioia di un inizio di giornata così stupendo…davvero il Signore ha fatto un capolavoro al momento della creazione e la Sua fantasia è ineguagliabile!! A noi renderGli grazie sempre ed incessantemente per i nostri occhi quando Lo scorgono in queste piccole/grandi cose, per i nostri orecchi quando riescono ad udire il suono della Sua voce, per il nostro cuore quando palpita perla vita attorno a noi e per tutto ciò che di buono ci ha donato. E poi ho subito collegato questa visione all’immagine che il Don ha utilizzato per il Sacramento della Prima riconciliazione che vivrò questa domenica, per la prima volta da catechista, con i 17 bambini che seguo ed accompagno alla scoperta di Lui, ed è sempre una scoperta reciproca, perché loro mi rimandano al mistero che racchiudono. Mai avrei detto…
Che il Signore ci sostenga in ogni missione che ci ha affidato, facendocene vedere la bellezza!!

14 Aprile 2023
Anna

In questi giorni lascio che sia il profumo del nardo a parlarmi. Nel silenzio…

3 Aprile 2023
Arianna

A distanza di mesi trovo ora l’occasione per ricordare un toccante evento della scorsa estate. Si era in Puglia, ospiti della casa estiva dei miei genitori. Una casa acquistata anni fa, che già da un mese aveva accolto loro ed i due nipotini maschi. Io ed il mio fidanzato ci eravamo concessi un -pur breve!- stacco marittimo buttandoci nella prima “vacanza di famiglia” con tutta la combriccola, stupendoci dell’attrattiva generata sui nipoti dalla nostra presenza. In particolare sul piú piccolo. In casa Jacopo era di fatto fulcro dell’attenzione e modello di riferimento (cui potevano concedersi anche i bonari rimproveri che dispensava col sorriso). Mentre al mare era richiesta la mia attenzione per fungere da “boa di sicurezza” per i primi tuffi senza braccioli, e magari per allungare di tanto in tanto le mie pinne al più grande che -cuore d’oro- non osava chiedermele in prestito. Una vacanza bella, arricchente, immersi nella fervente caoticità famigliare, che avremmo voluto anche più lunga! Ma purtroppo avevamo scadenze da rispettare, esami da eseguire ed altri da sostenere… Eccoci dunque a predisporre il ritorno. Pre-caricamento serale della macchina e predisposizione della sveglia notturna per la partenza ragionata. “Anche io mi sveglio con voi domani!” squilla il piccolino, e lo fa davvero! Eccolo dunque indaffarato insieme alla nonna -destatasi per sempiterno istinto di cura materna- a raccogliere per noi i primi grappoli d’uva fragola del giardino, debitamente confezionati perché resistessero al tragitto in automobile. Eccolo ancora ad adoperarsi per aiutare a caricare gli ultimi bagagli, disposti a puntino a colmare ogni spazio disponibile… Con lui a ragionare su quale spazio poter occupare. Un ultima verifica agli equilibri… E siamo ai saluti finali. “Vengo anche io con voi!” sempre il piccolino. “Ma no…” ” Ma dài…!” “Ma poi chi li fa i bagni per noi…? E i tuffi? E le scorpacciate di gelati…?”. E lui sorridente a replicare stoicamente”Fa niente!…Io vengo con voi!” A dispetto dello spazio inesistente, a dispetto della noia del tragitto e del caldo impetuoso. Un cordone di legame che non voleva mettere “in sospeso” nemmeno a portiere chiuse e saluti confermati e che l’ha portato ad inseguirci in corsa lungo il primo tratto per dimostrare tutta la sua commovente dedizione. Una dedizione incondizionata, bambina, riflesso di quell’amore tracimante che solo i piccoli sanno avere. Un amore tanto grande d’averci fatto sbocciare lacrime dagli occhi, facendoci partire colmi di gratitudine per quel surplus di affetto di cui faticavamo a sentirci degni, noi, “semplici zii” eppure già travolti dall’amore di un nipote.

28 Febbraio 2023
Dania

“Come la pioggia e la neve…”
Ci si possa sempre stupire della Parola, come bambini, estasiati dinnanzi al meraviglioso spettacolo di fiocchi di neve che scendono dal cielo, affinché scenda lieve nel cuore di ogni uomo. E se fosse sempre come la prima volta??…quale meraviglia!!
E’ l’augurio che come cristiani ci possiamo fare oggi e sempre, ma oggi ancora di più perché la neve è venuta giù e poca o tanta che sia rallegra l’anima mia.

19 Gennaio 2023
Anna

Domenica tranquilla, in casa. Fuori piove. L’acqua che scende copiosamente sembra voglia ricordarmi quella del Battesimo di Gesù, di cui oggi facciamo memoria. E del mio battesimo, grande dono ricevuto senza mai ringraziare abbastanza…
Domani inizia la prima settimana del Tempo Ordinario. Lo “anticipo” in casa: ripongo in scatole e scatoloni palline dorate e rosse, fili argentati, candele colorate, capanna e statuine…
Non ripongo, ma conservo in bella vista, l'”angioletto della gioia” ricevuto in dono per Natale da una cara amica.
“Ecco!” ho pensato “la gioia sarà il mio impegno per il tempo ordinario che mi aspetta!”.

8 Gennaio 2023
Dania

“Che belli i passi di quel pellegrino errante
che cerca il suo Signore Bramante
e nella ricerca di Lui si spoglia di sé,
perché ha compreso che non l’io
ad essere il vero re
ma il Dio che c’è in te, in me
ed ogni altro da se”.

Questi pochi e semplici versi in rima che ho scritto 2 giorni fa li dedico oggi a Papà Benedetto XVI; possa contemplare beato il volto del Signore che lo ha voluto del Suo gregge pastore.
Si possa essere grati sempre ad ogni viva testimonianza di fede

5 Gennaio 2023
Emy

La felicità che esprime Maria attraverso il Magnificat è travolgente!
Questo mi porta a riconoscere l’origine delle meraviglie che si vede compiersi nella nostra vita…
Abbiamo bisogno di chi faccia alzare lo sguardo mostrando il chiarore dell’alba che arriva, dando coraggio alle gambe che non credono più in un cammino possibile…Ed è tanta la sete di leggere parole che guardino nella direzione della Luce, che questo blog non può fare altro che portare consolazione e pace.
Passo dopo passo, giorno dopo giorno, sento che non sono sola in questo cammino… Grazie don Stefano

22 Dicembre 2022
Savina

Come svettanti
verso l’infinito
rapiscon lo sguardo
che spazia
per ogni dove
ad ammirar
ciò che in dono
ci è stato dato.
Su lor pendici
piccoli borghi
e case sparse
come pezzi di presepe
migrati altrove.
Un vento gentile
muove a danza le foglie
che leggere
paion seguire
una musica silenziosa.
Già l’autunno
si annuncia
con i suoi caldi colori
e il cuor si rallegra.

25 Novembre 2022
Dania

Oggi, ultimo giorno dell’ottavario condivido ciò che mi ha accompagnato in questi giorni…la frase di un bimbo di catechesi che domenica, di ritorno dal cimitero, dove eravamo stati in visita, contemplando il sole, mi sussurra: “nell’oscurità c’è sempre un raggio di luce”. Inutile dire che mi sono commossa e che queste occasioni mi fanno pensare al mistero che è racchiuso in ciò che è piccolo, come un granello di senape. Sarà forse per questo che Dio ha scelto questo modo per venire nel mondo? E dalla vita, per noi, piccole e fragili creature mortali, si arriva alla morte, attraverso un soffio di anni, non perché sia fine a sé stessa ma per essere nuova vita, come ci insegna il chicco di frumento.

Rit. Se il chicco di frumento,
non cade nella terra e non muore,
rimane da solo;
se muore crescerà.

1. Troverà la sua vita,
chi la perde per me.
Viene la primavera,
l’inverno se ne va.

2. Come il tralcio che piange,
anche tu fiorirai.
Viene la primavera,
l’inverno se ne va.

9 Novembre 2022
loige

Per quella pace che ancora non vedo
per quella pace che il mondo non ha
per quella pace di cui ho bisogno
per quella pace che rende vivibile la terra
per quella pace che dipinge amicizia sul volto della gente
per quella pace che non ha bisogno di eserciti e di armi
per quella pace che ancora non c’è
per quella pace Ti prego Signore

25 Ottobre 2022
Savina

“Grazie di tutto”
Questo mi ha detto un giorno il signor Leandro al quale, tanti anni fa, per lavoro ho fatto compagnia nell’ultimo anno della sua vita.
Era comunque assistito in una casa di riposo ma la famiglia aveva voluto una presenza costante accanto a lui.
Affetto da una variante del morbo di Alzheimer, sembrava inconsapevole di quello che lo circondava e incapace di esprimere sentimenti ed emozioni.
Così, quelle parole appena sussurrate quel giorno mi avevano colto di sorpresa, anche perché a me non sembrava di aver fatto o detto cose eccezionali.
Da allora avevo posto più attenzione alle cose che dicevo o facevo con lui, visto che comunque riusciva a percepire quanto gli succedeva intorno.
Ho potuto constatare così, ma non solo con Leandro, quanto delle nostre parole, atteggiamenti, azioni possono suscitare un “grazie” inaspettato, anche se fatte con semplicità e disponibilità.
Ancora, in questi ultimi tempi, rispondendo al telefono nella portineria della casa di riposo per dare soprattutto informazioni, mi sono sentita dire “grazie, grazie, gentilissima…” con mia sorpresa perché, ripeto, non mi sembrava di aver fatto niente di eccezionale…
Allora mi chiedo, se ringraziano per così poco dico io, ma quali “cerberi” incontrano nelle loro giornate?
Una volta di più, sono le nostre azioni a suscitare conseguenti reazioni

10 Ottobre 2022
Pat

Venerdì pomeriggio ero a Milano, alle colonne di san Lorenzo in occasione del festival della missione organizzato dalla Diocesi milanese. Avevo un banchetto per avvicinare le persone e parlare di Medici con l’Africa, organismo di cui faccio parte, ed eventualmente raccogliere offerte con piccoli gadget africani. Ma la cosa cui tenevo di più era che qualcuno si fermasse e ascoltasse quello che avevo da dire sulla nostra attività. Davanti al mio banchetto, con in mano i nostri depliants che raccontavano che cosa facciamo e perché, mi proponevo: “posso rubarle 5 minuti per raccontare chi siamo?” Moltissimi si fingevano occupati a telefonare, oppure deviavano dalla loro traiettoria per evitarmi, ignorando la mia mano tesa con i foglietti. Qualcuno ha risposto con aria infastidita “no, grazie”. In tutto il pomeriggio, anche grazie alla pioggia a tratti, solo una decina ha accettato i miei foglietti e 2 si sono fermati incuriositi. Ma il rifiuto… brutto da sopportare… E mi è tornato in mente che quello stesso giorno, uscendo dalla stazione di lambrate mi si è avvicinato in povero che ha iniziato a raccontarmi qualcosa della sua bambina a casa, e che era di Battipaglia ecc, chiedendomi un piatto di pasta… voleva ovviamente dei soldi, non so se davvero per una pasta o per una birra… e io avevo avuto lo stesso atteggiamento “no grazie” tirando diritto. Mi chiedo ora chi sono io per giudicare, sia gli uni che l’altro. Non è il fatto dei soldi che in un modo o nell’altro comunque distribuisco. È il contatto con l’altro, con il diverso, che fuggo. Quanta strada ancora da fare, e quanto ancora dovrò ringraziare Dio per le umiliazioni che subisco (sempre troppo poche) per portarmi a riflettere su quello che faccio IO!

3 Ottobre 2022
Dania

“Si può desiderare, o mio Signore,
l’Eucaristia sì tanto,
da farne quasi un “vanto”?
E sentire che dentro tutta divampò
per questo grande Mistero di cui sento l’incanto
perché dice tutto l’Amore
di cui ci ha amati nostro Signore…”.

Che la nostra vita sia rendimento di grazie!

18 Settembre 2022
Savina

Ti ho incontrato molte volte
lungo i sentieri della mia vita.
Ti ho incontrato
nelle maestose montagne
con le lor vette protese
verso l’Infinito;
nella danza notturna delle stelle
che ci fanno compagnia;
nell’azzurro profondo del cielo
che ci invita a desiderare
un Incontro;
negli umili fiori di campo
a torto ignorati
che nascondono a noi
le loro bellezze;
nelle facce grinzose dei nonni
che hanno una storia
da raccontare;
nei giochi di ragazzi e bimbi
che col gioco imparano
la vita, augurio di vita buona;
nei volti di persone
indaffarate ma sempre
con un velo di preoccupazione;
negli sguardi pieni di dolore
per lutti o malattie
non ancora elaborati o accettati.
Ti ho incontrato molte volte
sui sentieri della mia vita
ma non sempre Ti ho riconosciuto.
Ti avrei detto grazie
perché di tutto il mio cuore
sì è riempito
ed è nato un sorriso.
Ti incontrerò ancora molte volte
sui sentieri della mia vita
questa volta non distratta
da me stessa
Ti regalerò il mio sorriso
come rendimento di grazie.

15 Settembre 2022
Arianna

Recentemente ho potuto, accidentalmente, tornare a constatare il potere della contemplazione sul recupero psicofisico. Ormai una settimana fa ho scoperto che non mi sarebbe stato rinnovato il contratto del lavoro che ho svolto per 14 anni. Un lavoro il cui contratto si apriva e chiudeva di anno in anno, ma che procedeva continuativamente e, oltre a risultare particolarmente adatto alle mie esigenze, mi ha sempre appassionata.
È stata dunque una doccia fredda la notizia, ed anche peggiori le motivazioni.
Fortunatamente mi trovavo in vacanza con la famiglia, e l’allegro caos dei nipoti nella casa altoatesina del fidanzato ha certo contribuito a distrarmi.
Dapprima un po’ di distacco per non farmi travolgere dai sentimenti suscitati, poi un po’ di respiro, fare il punto e trovare il modo, per me, di chiudere il capitolo e procedere oltre.
Ad un certo punto, quella di uscire e stare sola, nel fremente silenzio della natura, è stata proprio un’esigenza fisica.
Ho preso un telo, un cuscino, e mi sono stesa in giardino. Dapprima stesa ad occhi chiusi, lasciandomi cullare dal suono ritmato degli spruzzi dell’irrigazione pomeridiana e dai dialoghi in dialetto dei vicini, poi più vigile, con le mani sul grembo ad ascoltare i movimenti della mia piccola che sta crescendo assieme al mio pancione. Infine ho aperto gli occhi ed ho lasciato che si immergessero nel cielo turchese del tardo pomeriggio. Un tuffo a fondo ed in vetta. Ravvivato dalle corse volanti delle rondini alpine ed ingentilito dalla graduale modulazione delle nuvole di passaggio. Tanta bellezza per un autentico massaggio per l’anima. E come si fa a non pensare che tutto questo sia per forza opera di un amore grande, così grande da andare oltre le nostre piccolezze. Un amore che c’è, persiste nonostante tutto, a dispetto delle nostre paure, piccolezze e debolezze. Un amore che somiglia un po’ anche all’irruenza della nipotina più piccola che, ad un certo punto, avendomi scorta dalla portafinestra del salotto mi chiama a voce alta battendo sul vetro per giocare insieme a me.

24 Agosto 2022
D.

A volte io sono panni stesi al vento, che il vento continuamente frusta e sferza.
A volte sono panni alla brezza e al sole, che la brezza asciuga ed il sole riscalda: la trama dello stoffa diffonde profumo di pulito.
A volte sono panni piegati e riposti a riposare in un armadio profumato di legno.
A volte sono panni dimenticati che nessuno si accinge ad usare e nel desiderio languiscono di malinconia.
Ma se sta a me scegliere, Signore, concedimi di essere panni indossati: che io stessa infili per scendere in un sorriso le scale correndo a lavorare, o  panni che chiunque possa afferrare e buttarsi addosso per provare il gusto di rimboccarsi le maniche ed entrare nella vita.

21 Agosto 2022
D.

Ero in un cripta, giorni fa. Era il luogo più fresco che trovassi ed anche quello in cui la luce del sole non fosse abbagliante. Mi sono raccolta per provare a pregare, vicino ad un punto in cui c’era una fioca luce rossa: un tabernacolo – mi sono detta – ma non ne avevo la certezza.
Sono entrati due amici. Non mi hanno visto, perché io ero avanti e loro vicino all’ingresso. Erano lì per partecipare ad un ciclo di incontri, per una conferenza. Li ho sentiti parlare:
– Vieni, beviamo qui il nostro caffè. E’ un luogo certamente sconsacrato ed è fresco.
– Sì. Accendiamo almeno la luce della prima campata.
Allora, a luce accesa, mi hanno visto. Senza che mi voltassi a guardarli, hanno detto:
– Ci scusi.
E se ne sono andati.
Ancora una volta – già mi era successo l’anno scorso – ho pensato che a rendere luogo di preghiera un posto sia la preghiera stessa, ovvero la Presenza di fronte alla quale ci si pone nella preghiera. La preghiera è mettersi alla sua presenza: forse, null’altro. Non importa, dunque, in quale luogo ci troviamo: esso può diventare luogo santo.
La luce lasciata accesa, la mia presenza lì, hanno in poco tempo rotto la solitudine ed il silenzio. Sono entrate due donne, si sono sedute l’una accanto all’altra e poi altre persone. Le due donne hanno estratto un rosario, un libretto ed hanno iniziato la loro preghiera a mezza voce. Non riuscivo a non ascoltarle. Era una preghiera veloce, ritmata, tutta fatta di formule e di un linguaggio per me lontanissimo, desueto, sconosciuto. Mi sono smarrita in quelle formule e nel cercare di capire cosa chiedessero a Dio, cosa invocassero.
E poi è accaduto che all’improvviso mi venisse da piangere, ho sentito un nodo forte stringermi alla gola perché mi è sembrato di vedere per un attimo le cose per come esse realmente sono. Non sappiamo nemmeno pregare, non sappiamo cosa chiedere a Dio per in nostro bene – ignoriamo qual è davvero il nostro bene-, e non sappiamo il modo in cui chiederglielo. Balbettiamo, chiediamo sciocchezze. Colui che entra e neppure pensa di pregare, colui che si concentra e cerca di ascoltare Dio, “di sintonizzarsi” con Lui, colui che usa formule e chiede esplicitamente….: non è forse uno stesso linguaggio fatto di tutta la nostra umana povertà? Accetta Signore la nostra infinita povertà. La mia: ecco ti consegno la mia, e ti chiedo pietà per la nostra.
E dopo aver provato, per un tempo che a me è parso lungo, la profonda pena che deriva dalla distanza tra noi e Dio persino quando lo cerchiamo, lo smarrimento per il Suo essere inafferrabile, la coscienza del nostro essere essenzialmente incapaci, mi ha raggiunto non più un pensiero nato in me, ma come un risposta entrata in me: che Lui comprende ogni linguaggio, ogni linguaggio, e che ne legge il senso più profondo persino quello ancora nascosto a noi stessi.
Allora ho potuto ringraziare, alzarmi ed uscire.
A distanza di giorni, ancora penso che forse sia proprio così. E ancora, nei momenti di difficoltà, provo pace in quella risposta: per questo, solo ora, oso ringraziarne in Litania.

11 Agosto 2022
Daniela O

Ho poco tempo, ma urgenza di ringraziare. Stamattina abbiamo chiamato mia suocera, la mamma di mio marito.
È arrivata al mare nella stessa zona in cui ci troviamo noi. Ma non starà con noi sulla costa e al mare. Preferisce trattenersi con sua sorella nella casa nell’entroterra. L’anno scorso è stato un anno difficile davvero: una frattura importante ed altre cure da portare a termine… Ma ora è qui. Ora è qui!
Alessandro l’ha chiamata al telefono e poi è venuto a raccontarmi.
– E allora come va? Come sta?
– Bene. Mi è sembrata davvero felice. Ha detto che lei e zia Caterina (è la sua sorella maggiore, già oltre gli ottanta anni) sebbene non abbiano molto da programmare e progettare per il futuro, hanno però tutto il passato da rivivere insieme. Un passato così intenso e ricco che forse il tempo avanzerà.”

Tutto il passato da rivivere insieme.

Ecco: è tutto qui.
Ringrazio di mia suocera e di sua sorella. Le immagino sedute nell’ampia cucina che conosco, nella quiete durante le ore più calde del giorno e dopo il tramonto a parlare. Sento le loro voci, riconosco l’intonazione, la cedenza.
Quando sono insieme, il loro parlare assume un ritmo che incanta e ritornano al dialetto che è la lingua in cui i genitori ed i nonni  si rivolgevano loro.
Sono tutti riuniti in quella cucina. Nonni, genitori, i loro mariti prima di tutto,  il fratello, e chissà quante altre persone inviteranno……
Ringrazio perché stanno celebrando i ricordi e, cosi facendo, li trasformano ora e ancora in vita.
Ringrazio per come sanno vivere questa età della vita. Età che a me spaventa, che mi pare piena di limiti, di malinconie, di  impossibilità che portono solitudine e distanza. Invece no. Tanto per cambiare sbaglio. I pensieri sono sbagliati ed è la realtà a ricondurre alla verità. Ringrazio dei miei errori e della correzione che mi viene offerta, così dolcemente e così puntualmente.
Gli anziani possono giocare con il tempo e vivere una pienezza che sa già di vita eterna.
Ringrazio di cuore mia suocera, di tutto il suo coraggio e di come ancora ci conduce essendo d’esempio: ha attraversato anche quest’anno ed è arrivata qui. Spero- anzi proprio desidero e voglio – imparare ancora da lei.

2 Agosto 2022
Giuse

Ogni volta che apro la nuova pagina di “ottogiorni” e appare l’invito a condividere un pensiero in questa “litania delle piccole cose” non posso far a meno di fermarmi e ripensare per quali piccole gioie ho goduto nella giornata, a quali momenti mi hanno fatto arrabbiare, alle persone che mi stanno a cuore, a quelle che volevo contattare ma poi… ai fiori sbocciati nei vasi e nel giardino accanto a casa, al bosco già secco per la grande siccità che ci attanaglia, ai bambini che ho visto giocare sotto il grande noce mentre vado a dar da mangiare alle nostre cinque galline, alla politica stupida e lontana dai pensieri e dai bisogni dei più fragili… Insomma un’occasione, uno stimolo a rendersi conto e ringraziare di quanto goduto, anche a ripensare come riprogettare il presente, a ridare nuovo slancio al nuovo che ci aspetta. Grazie

24 Luglio 2022
Mary

“Prenditi tempo per pensare, perché questa è la vera forza dell’uomo.
Prenditi tempo per leggere, perché questa è la base per la saggezza.
Prenditi tempo per pregare, perché questo è il maggior potere sulla terra.
Prenditi tempo per ridere, perché il riso è la musica dell’anima.
Prenditi tempo per donare, perché il giorno è troppo corto per essere egoisti.
Prenditi tempo per amare ed essere amato, perché questo è il privilegio dato da Dio.
(Pablo Neruda)
Dedicato a tutti coloro che tra poco si godranno un tempo di meritato riposo estivo.

13 Luglio 2022
Alberto

In ogni cosa che facciamo domandiamo che bene c’è? Non esistono le cose fatte a fin di bene ma solo il bene.

12 Luglio 2022
Dania

25° anniversario dalla scomparsa della mia cara nonna Natalina, l’unica che sono riuscita a conoscere un po’ di più, che ho visto nei miei 17 anni di vita. Di lei e della sua bontà porto vivo il ricordo negli occhi e nel cuore. Grazie nonna Natalina per ciò che hai saputo testimoniarmi: la pazienza, il silenzio e la tua bontà d’animo…credo che se un pochino di bontà c’è in me io la debba anche a te che me l’hai fatta vivere. Non avevi ricchezze o bellezza particolari, se non quell’umile bontà che ti ha accompagnata per tutta la vita e questo perché non avevi mai smesso di cercare il Regno di Dio, senza preoccuparti di altro. Ecco cosa resta nel cuore di chi resta…

18 Giugno 2022
D.

Passavo per via Roma. Mi ha raggiunto la voce di signore anziano, al telefono : “Luca, noi ceniamo verso le diciannove e ti aspettiamo sempre a braccia aperte”. Ero in bicicletta, è stato un incrocio di pochi secondi. Possono pochi secondi cambiare il corso di un giornata. La sentite anche voi, insieme a me, quella frase? Frase fortissima: la sua eco pazzesca fa breccia ovunque.
TI ASPETTIAMO SEMPRE A BRACCIA APERTE

Ti = una persona in particolare: è lei ad essere attesa
aspettiamo = lo sguardo teso a spiare l’arrivo, la fiducia, l’accettazione del tempo d’attesa, la cura nel tenere tutto pronto
sempre = oltre il tempo
a braccia aperte = l’accoglienza prima di tutto, un’accoglienza a braccia aperte, braccia che non si chiudono e sanno non trattenere
(sulla sfondo una casa, un luogo, fisico e spirituale, in cui far entrare)

L’ho ascoltata come se fosse rivolta a me; poi l’ho risentita pronunciata da me; infine, ho immaginato di rivolgerla a chi mi è nemico.

In tutte e tre le versioni ha una tale ricchezza che mi piacerebbe sedere con voi e disvelare tutto ciò che racchiude e poi vivere per quel che si è condiviso.

15 Giugno 2022

Nel parco di una struttura per vacanze gestita da religiose, mi appare un capriolo dall’andamento difficoltoso, goloso di rose. Sara, giovane suora con un bel sorriso, mi racconta che la mamma lo ha abbandonato dopo il parto perché non si reggeva sulle zampe posteriori. Pure il veterinario la dava per spacciata. Suor Sara si informa e decide di allattarla ogni due ore con latte di capra col biberon per gatti. Nello stesso periodo il giardiniere le aveva portato un cane, Bell, destinato ad una vita difficile. I due condivideranno la stessa cuccia.
Tre giorni fa Picci, questo è il nome del capriolo, è diventata mamma di un bellissimo cucciolo.
Bell la protegge dagli estranei dopo la quotidiana passeggiata con immancabile bagno in compagnia di suor Sara, che ha dato fiducia alla vita e questa continua…..

9 Giugno 2022
Savina

E poi succedono cose simpatiche e inaspettate….
In pochi giorni, la nostra chiesa ha visto entrare due ospiti inattesi.
Una mattina una bellissima rondine ha preso a volteggiare all’interno, trovando lo spazio adeguato per il suo volo.
Naturalmente era disorientata e desiderosa di trovare la via d’uscita.
Ugualmente, un paio di giorni dopo è stata la volta di un colombo o piccione, che dir si voglia.
Essendo vicina la festa di Pentecoste, è sembrato un segno della presenza dello Spirito Santo, anche se il segno non era proprio una colomba bianca (ma non guardiamo alle sottigliezze).
Anche questo colombo era in evidente difficoltà e disorientato, cercava la sua via d’uscita.
Poi, sono usciti.
Intermezzi simpatici, non previsti, che mi hanno fatto riflettere.
Abbiamo guardato con simpatia la loro presenza in chiesa, ma allo stesso tempo ci si augurava che uscissero presto, come se non fossero creature degne di stare alla presenza della Santissima Trinità.
Se vado a rileggere la Creazione nel libro della Genesi e guardo il Creato, mi colpisce la frase con cui si chiude la descrizione delle cose create giorno dopo giorno:
“… E Dio vide che era cosa buona…”
Cosa buona la terra, i mari, il firmamento, l’erba e, dunque, anche gli animali.
È vero, noi siamo stati fatti a immagine di Dio e siamo poco meno degli Angeli, ma questo non ci autorizza a sentirci e comportarci come dominatori e padroni, tra l’altro del tutto sconsiderati, oggi come oggi.
San Francesco dava lode a Dio, ringraziandoLo, per tutto il Creato e ne parlava con rispetto, quel rispetto che noi abbiamo perso sulle strade della nostra evoluzione, progresso e tecnologia avanzata.
Tutto questo mi dà tristezza e allora…
Allora succedono cose simpatiche e inaspettate… per fortuna.

6 Giugno 2022
Anna

Amo visitare il cimitero a mezzogiorno, anche quando fa caldo.
Non incontro nessuno, sto con i miei cari e resto in ascolto…
Oggi, il dolce e allegro responsorio degli uccelli faceva danzare sui fiori tantissime farfalle bianche.
Ho pensato: “Cantano e celebrano l’eternità della Vita!”.

1 Giugno 2022
Franco

“Il resto”

Dalla terrazza del rifugio,
mentre tutti insieme ascoltavamo il canto di Taizè,
osservavo un gruppo di rondini
che volava sopra di noi.
Non sono certo fossero rondini,
ma fa lo stesso.
Erano meravigliose creature, eleganti nelle loro evoluzioni.
Per un attimo mi è parso di avere il dono del volo,
di partecipare a quella danza, di volteggiare con loro,
in armonia col creato.
Di osservare dall’alto le nostre piccole cose.

È stato un frammento di tempo.
Poi sono tornato.
E ho sentito di nuovo le voci compagne.

Guarderò più spesso in alto
e cercherò ancora il volo delle rondini in cielo.

Già questo, è un “resto” che basta,
che rimane prezioso,
da un viaggio
al rifugio in montagna.

Grazie

29 Maggio 2022
D.

C’era del coriandolo anche sulla nostra tavola questa settimana; ed il racconto di otto giorni apre un altro racconto. Il nostro coriandolo viene da un tabulè condiviso ad un pranzo con un’amica, il suo profumo bellissimo, il desiderio di cucinarlo nuovamente per altri ospiti; dei semi dunque, condivisi, e piantati in un orto; un nonno che quell’orto l’ha effettivamente dissodato bagnato piantato condiviso e curato. Ricordo che quando cercai di cucinare il tabulè seguendo la ricetta che mi era stata condivisa, – e prima che i semi entrassero nella terra – non trovavo quell’erba nei nostri negozi. Dovetti entrare in un “frutta e verdura” gestito da islamici per averlo. Si stupirono della mia richiesta, perché nei loro negozi, seppure entriamo, noi cerchiamo e comperiamo i nostri prodotti. Un profumo inesprimibile. Impossibile dimenticarlo ed impossibile non desiderare di sentirne nuovamente la fragranza. Si diffonde nell’aria. Forse, entrando nei loro negozi, possiamo arrischiare e chiedere cosa ci consigliano di comperare; senza limitarci a trattare sul prezzo: perché da loro il prezzo si tratta. Non è la trattativa l’unico aspetto della loro cultura. Come siamo riduttivi in fondo: dobbiamo, invece, aumentare . Se vogliamo reciprocità dobbiamo aumentare fiducia.

A scuola questa settimana si era creata una situazione davvero difficile. E’ stata risolta da un uomo giovane di fede islamica. Non s’è affidato allo schermo di un cellulare, non si è nascosto dietro le precomprensioni: ha cercato il confronto diretto per parlare. E l’italiano ha sperimentato che non c’era un mostro dall’altra parte: ma un uomo ragionevole, un uomo come lui da cui ha potuto persino imparare qualcosa – purché se ne sia reso conto. Quanto a me, devo confessare di essere più stupita della precomprensione e del pregiudizio che ho incontrato – non credevo fosse possibile fino a questo punto e fino a tali conseguenze – che dell’apertura dello straniero.

“Cammina attraverso l’uomo e arriverai a Dio”: in una delle mie letture settimanali ho trovato questa citazione di sant’Agostino. Non può questo invito prescindere dal fatto che l’uomo sia quel tremendo guazzabuglio di male e bene, che è. Non un qualsiasi uomo: ma l’uomo che incontro, che mi vive a fianco, che mi cammina a lato. In ultima analisi: di me stesso. Io sono male e bene intrecciati tra loro. Per arrivare a Dio si passa dunque attraverso il mistero del bene e del male che sono dentro di noi. Il bene viene da Dio il male dal principe del mondo. Noi, in tutto ciò, siamo amati da Dio. In questa divisione , nella quale in fondo nasciamo, noi siamo gli amati da Dio. Ed è solo radicati nella fiducia di questo suo amore che possiamo vivere questo tempo che ci è dato.
Similmente, in uno dei vangeli appena trascorsi, c’era un riferimento alla gioia di Gesù (Giovanni 15). Una gioia detta e data ai suoi discepoli dopo un discorso molto ampio e duro da mettere in pratica. Un discorso fatto per la missione dei discepoli: parole dette ai suoi, al buio e nell’orecchio affinché siano poi dette alla luce. Credo che il buio e l’orecchio siano riferimento al ritiro al silenzio, all’intimità profonda, nella quale Dio parla a ciascuno (Matteo 10,27). Mi è rimasto questo invito alla gioia in mente in un periodo in cui mi pare così difficile che la gioia possa abitare tra noi. Anzi: ho l’impressione che la gioia sia impossibile, come è impossibile dimenticare tutto quello che non va. Non può chiedere Cristo una gioia vissuta “in barba” a chi sta male, una gioia “a prescindere da”, una gioia “in dimenticanza di”. Non è questo l’invito . La gioia che Dio dà è la sua. Vi do la mia gioia. La sua ? Quale gioia abita in Gesù? Quale? E ho propria dovuto riaprire il Vangelo di carta per vedere e toccare con mano: quella frase. Vi do la mia gioia. Non è un caso che le parole siano scritte dall’evangelista amico di Gesù, da quello che in modo particolare si è lasciato amare da Gesù. Non può essere che Cristo ci additi in Giovanni l’atteggiamento che ci avvicina a Lui? Non può essere che Giovanni sia simbolo dell’invito fatto a ciascuno di noi? Ciascuno è chiamato a diventare il più amato: ciascuno può accogliere l’invito a lasciarsi amare.
Gesù. Eccolo che parla prima della prigionia e tutto quello che ne conseguirà. “Vi do la mia gioia”. Lui stesso prova quella gioia. Ne è abitato. Ecco quale gioia: la gioia di chi ama ed è amato a sua volta. Quella gioia lì. Fu così: li amava, lo hanno amato. Bisogna sperimentarlo tanto volte l’amore vero, e bisogna affondare tante altre volte in quella gioia per iniziare a capire di cosa Gesù ci sta parlando e vivere nel mondo senza perdere di vista il Padre a cui Lui stesso continuamente rimanda. In quell’Amore, la sofferenza nostra e dei fratelli, la fragilità nostra e dei fratelli, la pochezza nostra e dei nostri fratelli, non è più ostacolo o perdizione, ma addirittura la via da percorrere. Chi cammina per questa via s’accorge, prima o poi, di avere qualcosa racchiuso nel palmo della mano; la apre: una perla di rara bellezza: la gioia di Gesù.

Leggere il Vangelo è l’unico modo di leggere la vita. Davvero quelle pagine aprono il senso di quello che abbiamo vissuto e viviamo. “Passando attraverso la vita, Dio, ho scoperto il nostro amore”.

22 Maggio 2022
Pat

È tanto tempo che nessuno condivide piccole gioie, piccole (?) ragioni per cui ringraziare. Stamattina, alzandomi dopo un lungo periodo in cui alzarsi era fatica, dolore (per carità, non dolori drammatici, quei fastidi che bastano a rovinarti un po’ la giornata, a toglierti il sorriso nel fare quello che comunque fai sempre e continui a fare). Oggi il sonno è scivolato via dalle mie spalle e dai miei occhi come un mantello slacciato che lasciamo scivolare via perché non serve più. Fa caldo, c’è il sole, mi sento forte. Il buffo è che non ho nulla di impellente da fare. Riordinerò la casa, preparerò la lezione che devo fare settimana prossima, ma mi sento piena di energia e di gioia. Rendo grazie a Dio per questo giorno e per tutti gli altri che verranno, per tutte le gioie di cui ha disseminato la mia vita e per quei dolori (pochi!) che mi hanno permesso di condividere i dolori del mondo. Lode a Te Signore, lode a Te, oggi e sempre

11 Maggio 2022
Savina

Ci sarà ancora Pace,
i nostri giorni fioriranno,
sui nostri volti
ancora sorrisi.

Ci sarà ancora Pace,
come ogni primavera
che risveglia la vita,
se ascoltare sapremo
lo Spirito
che dona la Vita.

Ci sarà ancora Pace,
quando lo sguardo
a volgere torneremo
al Padre che attende
un segno d’affetto.

Ci sarà ancora Pace,
se sapremo la lezione
dalla Natura imparare,
che, prodiga di doni,
ci circonda.

Ci sarà ancora Pace,
quando a terra
gli occhi abbasseremo
e umiltà nei cuori regnerà.

Ci sarà ancora Pace,
se una mano vicina
cercheremo per formare
un’unica catena
di una umana Umanità.

Ci sarà allora
per sempre Pace,
perché saremo finalmente
nuove creature.

30 Aprile 2022
Savina

Di fiori e profumi,
di vento e calore,
di luce e colori,
di sorrisi e giochi,
di dolori e speranze,
di lavoro e riposo,
di pace e preghiere,
di silenzi e attese
ho riempito
il cesto mio.
A tutti ne faccio dono
e ancor ne rimane.
Di quel che resta
ai piedi della Croce
con gratitudine pongo.
Aspetto il Risorto
sarà gioia grande
per tutti.
Ai piedi della Croce
posso portare
le mie lacrime,
aspetto il Risorto,
con la sua Parola
le asciugherà.

10 Aprile 2022

Una settimana esatta fa mi trovavo a Roma con il mio fidanzato per compiere il passo conclusivo di un percorso di procreazione assistita. Se all’inizio del percorso quello più agitato e nervoso era lui, ora che eravamo “a un passo” quella più agitata ero io. Eppure quella mattina, in modo del tutto inaspettato, non ero affatto agitata, anzi. Arrivammo alla clinica in largo anticipo e potemmo addirittura anticipare qualche esame, guadagnando anche il tempo per un pranzo veloce in zona. Di ritorno alla clinica la sorpresa fu grande quando, accompagnati nella stanza assegnata, scoprimmo che oltre al kit di “abbigliamento chirurgico” per me, ne era stato predisposto uno per lui: questa volta anche Jacopo avrebbe potuto partecipare all’intervento! Scendemmo insieme, insieme mettemmo i copri-calzari prima di entrare nell’area sterile, e insieme guardammo, dal monitor dell’ecografo, quel piccolo ammasso di cellule prodotto dai nostri gameti prender posto in me. L’emozione era grande e, come già ci eravamo detti, ci promettemmo di entrare nella prima chiesa che avessimo trovato lungo il percorso per ringraziare il cielo di questa grazia. Avevamo appuntamento con un’amica residente in Roma dalle parti della metro “Cavour” e, una volta guadagnata la superficie, ho subito notato la facciata di una piccola e sobria chiesa incastonata tra i palazzi, con la porta aperta: praticamente un segno! Prendo al volo Jacopo sottobraccio e gli indico la chiesa. In cima alla scalinata d’accesso c’è una donna, avvolta in veli multicolori, concentrata in preghiera e, appena oltre la sua spalla, un cartello scritto con caratteri a me ignoti. Dall’altro lato però ecco la dedicazione della chiesa ai SS Gioachino ed Anna ai Monti: lo prendo come un segno nel segno a conferma che siamo nel posto giusto! All’interno una grata separa l’accesso dall’area di culto (probabile rimanenza di un passato da monastero) e un arredamento un po’ diverso dal solito: molti tappeti in terra ed una vistosa iconostasi, di fattura decisamente moderna, a coprire l’area del presbiterio. I pochi credenti presenti sono tutti africani – scoprirò solo più tardi che nella chiesa officia il culto anche la Chiesa ortodossa etiope Tewahedo – tutti molto concentrati nella preghiera e tutti senza scarpe. Insieme a Jacopo decidiamo di sfruttare l’inginocchiatoio posto al di qua della grata per offrire le nostre preghiere di ringraziamento senza troppo disturbare. Concentrata nella preghiera, non mi accorgo che nel frattempo si sono aggiunti altri credenti, che hanno tutti lasciato ordinatamente le proprie scarpe all’ingresso, e mi sento mortificata per non aver colto nè rispettato questa ritualità. Apprestandomi ad uscire decido di lasciare un’offerta all’altarino con candele posto di fianco all’ingresso ma… Non c’è più spazio per monete! Una gentilissima signora, anch’essa coperta di bei veli multicolori, mi dice di non preoccuparmi e lasciarle di lato, come sta facendo lei, che va bene lo stesso. La ringrazio di cuore e ci salutiamo reciprocamente inchinandoci l’una all’altra con le mani giunte ed il volto ben sorridente pur sotto le mascherine d’ordinanza. Un esperienza davvero significativa che ci voleva proprio a celebrazione di una giornata tanto speciale. Ci siamo già ripromessi di tornarci, alla prossima occasione utile, magari anche per assistere ad una delle celebrazioni dei fratelli ortodossi etiopi.

31 Marzo 2022
Savina

Non so raccontare
la trama del giorno,
non so vedere
lo scorrere della Vita.
Lo sguardo mi è fisso
davanti alle ferite
che, senza senso,
l’uomo sparge ovunque.
Un grido di dolore
muore nel mio petto,
di nuovo lo sguardo
mi è fisso, incredulo
di fronte al Male.
Speranza cerco,
a consolar la mente
stanca e scoraggiata.
L’incanto della Vita
voglio custodire
perché di Bene
mi ha inondata,
da qui riparto
con maggior vigore.
L’idea mia del mondo
non segue
strade già battute.
È tempo di cambiare,
è tempo di ascoltare,
è tempo dell’Amore
sostenere.

24 Marzo 2022
D.

Voglio ringraziare, stasera, per dei bastoncini d’incenso e un accendino con cui appiccare la fiamma che ne sprigionerà l’essenza. E ringraziare, poi, per le voci dei bambini; molte voci, di molti bambini.

Sono andata a Milano. Da tempo non ci andavo; avremmo dovuto raggiungere la città in metropolitana; invece un imprevisto ci ha costretto a non lasciare l’auto fin alle porte del centro. E così ad un semaforo ho incontrato quelli che un tempo erano i “pulisci vetro del cruscotto” oppure “i venditori di rose”. Talora zingari, più spesso semplicemente poveri. Si è avvicinato un signore non più giovane, ed ho abbassato il finestrino.
“Dammi qualcosa, ho una famiglia numerosa: cinque figli”. Ed io mi sono voltata “Bambine, aiutatemi che non posso lasciare il volante. Cercate monete nel mio borsello e nel vostro”. E loro si sono messe ad aprire cerniere. Lui ha spiato dentro l’auto per vedere a chi mi rivolgessi. Viste le tre ragazzine, mi ha detto: “Hai anche tu famiglia numerosa: allora accetta tu mio regalo: e guarda che devi partire, c’è verde”. “No aspetta: ti do le monete”. “Fammi felice: parti ed accetta il mio regalo”. Così è andata. Davvero ho dovuto muovermi e nello spazio tra volante e vetro anteriore sono rimasti bastoncini d’incenso e un accendino.

A Milano andavamo per un ulteriore regalo ricevuto qualche mese prima: un ingresso alla Scala. Non ho mai visto la Scala prima d’oggi. Quello a cui avremmo partecipato era un evento organizzato per far conoscere la musica ed il teatro ai bambini. Un regalo, credo sinceramente, che tutti possono concedersi: l’ingresso è costato un euro per i bambini e dodici euro per gli accompagnatori. Così abbiamo potuto entrare in questo luogo incantevole che le mie parole non sanno descrivere: ho specificato i costi, in modo forse prosaico, solo perché vorrei che chiunque sappia di poterne vivere l’esperienza in prima persona quando ne ricapiterà l’occasione.
Il teatro, dunque, era pieno di bambini. Lo spettacolo prevedeva una parte recitata e degli intramezzi musicali, con un’orchestra da camera che eseguiva brani di Vivaldi e Bach La trama raccontava una storia d’amore vissuta nella cornice del Carnevale. Gli attori si rivolgevano al pubblico spesso per chiedere dove fosse finita una maschera sparita o se il costume piacesse … ed il pubblico rispondeva. Eccome se rispondeva: che bellezza di pubblico! Gli adulti non si sporgono dai balconi. Restano diritti sulle loro sedie; con il libretto tra le mani e gli occhi incollati al palco. I bambini sì: si sporgono senza ritegno. Dai palchi si affacciavano le loro mani entusiaste, i volti ora sorridenti ora sinceramente preoccupati, i gomiti appoggiati al balcone ed il busto sguinzagliato in avanti per interagire. Hanno preso, ad un certo punto, ad intervenire non interrogati dagli attori: “Stai attento Meneghino, non mettere la maschera che ti trasformi ancora!”. “Cecca guarda bene: è il tuo Meneghino: perché non lo riconosci?!” ; “No, no, no Meneghino: non fare la pipì lì: bagnerai le scarpe a Cecca”… Ed ecco le loro voci così rapide, così partecipi e vive, cosi furbe e appassionate, correre giù dagli spalti ed arrivare sul palco. Le risate , gli ooooooh, gli applausi come scroscio di pioggia a primavera. Mi si riempiono gli occhi di allegria nel rivederli, anche ora mentre scrivo. Perché? Perché è bellissima questa gioia spensierata che la vita ci offre; questa distrazione che l’arte concede da ciò che è inutile e finalmente la possibilità di concentrarsi ed essere parte viva di qualcosa che è invece essenziale: bellezza, gioia, divertimento e null’altro. I bambini sono più morbidi e plastici di fronte a questo trasporto e si portano dietro, grazie a Dio, le nostre ossa rigide e secche. Alla fine dello spettacolo Meneghino rinunciava alle maschere: e senza maschere, solo per il suo essere umilmente se stesso, ecco che finalmente l’amata riusciva a riconoscerlo e ricambiarne l’amore. Applausi, ed ancora applausi.

Non vi nascondo che durante gli inframezzi musicali, la mente mi riportava in Ucraina. Di lì a poco, tornando a casa, avrei rivisto la manifestazione di un gruppo ucraino; ed avrei riattraversato in piazza Duomo. La folla ha la dolorosa peculiarità di amplificare le solitudini; difficile da guardare senza smarrirsi. Gli ucraini, tra l’altro, nella loro manifestazione erano soli: non mescolati “a tutti noi” come avrei creduto. Non c’era nessun noi. Oppure ce n’erano troppi, diversi, divergenti, dislocati, indifferenti l’un l’altro.
La musica mi riportava all’Ucraina: dunque, nulla a che fare con la gioia. Alcune melodie sono dolorose e, mentre tramano tristezza, dicono qualcosa di una condizione che è pure nostra, costantemente nostra come uomini: dicono che la sofferenza priva di senso esiste, che è incomprensibile eppure continua ad accadere.
Come può la musica essere così terribilmente bella anche nel culmine del suo dolore? Perché può accadere questa coincidenza? Forse è essa stessa l’ennesimo memento del fatto che nella morte c’è il passaggio alla vita, e che nel dolore riposa il seme della rinascita. Forse per questo ne abbiamo bisogno. Ricordiamo la bellezza della vita quando tocchiamo la morte. Così è accaduto ad Ungaretti mentre era sul fronte. Dopo “un’intera nottata buttato vicino ad un compagno massacrato” afferma di aver scritto “lettere piene d’amore”: proprio quando è attaccato DALLA morte, si riscopre attaccato ALLA vita. In quel contesto ha composto, fra sue poesie, quella che forse maggiormente amo, perché in essa riscopre chi siamo l’uno per l’altro.

C’è una speranza che non potrà mai essere esaurita, perché è riposta in noi dalle origini ed il custode ne è Dio. Come il sorriso di un bambino, che non ci appartiene eppure ci è dato vedere: sorriso posto dentro il creato dal Creatore. Ce lo ricorderemo, chi siamo; anche coloro che imbracciano armi, ricorderanno. Come il suono di una musica nell’aria che alla fine senti anche in mezzo ai cannoni; nelle orecchie che rimbombano, finalmente si fa strada un silenzio assoluto, ed un’eco lontana di note primigenie torna nuovamente udibile:

Di che reggimento siete
Fratelli?

Parola tremante
nella notte
Foglia appena nata
Nell’aria spasimante
involontaria rivolta
dell’uomo presente alla sua
fragilità

Fratelli.

(Ungaretti, a Mariano il 15 luglio 1916)

28 Febbraio 2022
Patrizia

Grazie D. per aver condiviso anche qui, il tuo sentire.
Mi ha fatto bene…

24 Febbraio 2022
D.

In questo tempo ho imparato- ed il ringraziamento è questo – che lo sforzo per restare esposti alla Luce di Dio non è uno sforzo inutile. Venire alla Luce, e poi Restare nella Luce. Ho imparato anche che di Dio non si possano dare interpretazioni parziali; Dio deve sempre essere tenuto tutto intero: se egli è talvolta Dio del nascondimento, Dio onnipotente creatore dell’Universo davanti alla nostra finitudine, ma è anche sempre il Dio che si rivela ai piccoli, il Dio umile venuto persino ad abitare la nostra vita in ogni sfaccettatura della sua carnalità. Dio padre, Dio Pastore. Credo che spesso la sua imperscrutabilità sia direttamente proporzionale ai toni saccenti del mio interrogare; e credo che un bambino, un anziano, un umile, un sofferente che chiede aiuto, un semplice puro di cuore che si affida senza neppure formulare domande, possa conoscere il cuore di Dio. Credo che la fedeltà di Dio non abbia neppure bisogno della nostra dichiarazione di fede; che Dio ami chi lo ama negli uomini e traduce in opere questo amore.

Per quanto mi riguarda restare alla luce è uno sforzo quotidiano e scivolare nell’ombra un rischio fin troppo facile. La preghiera dell’umiltà è la meno semplice da imparare per me, eppure la più urgente: “Signore tienimi vicino a Te, non lasciare che mi allontani”.

Io non lo so perché il male sia così facile da compiere, non lo so proprio, ma è così. Almeno per me, ormai lo avrete capito… . Una cosa fatta male se ne porta dietro un’altra, con altrettanta banale scioltezza. I miei errori si inanellano; e per non chiamare quel che ne consegue come una mia responsabilità, ecco allora che prendo a costruire un insieme di ragionevoli giustificazioni che sostengano la plausibilità delle mie scelte. Ragioni spesso non convincenti e che pertanto non possono essere sostenute se non con i toni della sopraffazione.

Ci sono volte in cui l’andare a messa la domenica è come farsi passare su una graticola. Oggi lo è stato. Riconoscersi peccatori. E sentire le parole del Vangelo come una lama taglientissima, che è il prezzo per tornare a vedere. La mente, con ritrovata lucidità, ricostruisce la spiegazione di quel senso di vergogna che ora ti attanaglia e per il quale sai che dovresti alzarti ed uscire dal luogo in cui sei entrato. Non ho amato come Gesù chiede di amare. Un amore distorto o un amore incompiuto. Il Vangelo di oggi lo spiega senza riserve il tipo di Amore che c’è nel pensiero di Dio. Bellissimo modo d amare: l’unico così folle, da innamorare follemente! Così, oggi, ho risalito ad uno ad uno i ganci della mia catena (il male è proprio una catena che ci toglie la libertà di agire nel bene) ed ho visto dove è stato il punto d’origine. Quel momento in cui il mio parlare non è stato chiaro, anzi è stato volutamente pieno di sottointesi affinché l’altro cadesse in errore: una trappola già tesa: e come poteva non caderci l’altro?

C’è qualcosa di sorprendete in questa banalità del male. In questo suo essere così alla mia portata. E c’è qualcosa di ancor più allibente nella capacità che il male ha di allargarsi ovunque: per cui se hai agito male sul luogo di lavoro sei inaspettatamente più esposto a compiere altro male in un luogo diverso, a casa magari. Davvero: come un macchia d’inchiostro sfuggita la pennino che a trecentosessanta gradi può allargarsi sulla pagina bianca sfigurandola. Ed il male, inesorabilmente, a piccoli passi, mi allontana da Dio. Non perché Dio prenda le distanza da me, ma perché il male mi toglie la famigliarità con Dio. Proprio così: famigliarità. Mi strappa la possibilità di stare alla sua presenza serenamente, famigliarmente seduti alla stessa tavola; il male compiuto rende la nudità consapevole, vergognosa. E Dio diventa ovunque incomprensibile ed invisibile nella quotidianità: fino a chiedersi se esista veramente. Ogni volta è quello il punto d’arrivo.

E’ così sorprendentemente umano questo bisogno della confessione, ovvero di raccontargli l’accaduto e poter dirgli: “Ecco Signore la creatura che sono. Abbi pietà di me, peccatore”. Questo non mentire più e mettersi alla sua presenza. Dio non ama il nostro peccato. Ma Dio ci ama. E vuole esaudito il nostro desiderio: desiderio di creatura che vuole amare in modo perfetto ed essere amata senza macchia. Il peccato è cancellato. Dall’origine. Non è forse questa la richiesta che Gesù esaudisce sempre? Sempre. Persino non richiesto: esaudisce: io voglio che tu possa amarmi completamente, come io ti amo completamente. Ritornare alla Luce.

PS La mia “carriera da peccatrice” mi ha insegnato anche questo: l’intensità del pentimento, rende più forte la resistenza alla tentazione del peccato. Forse per questo alcune preghiere chiedono un cuore contrito. Anche questa resistenza e maggior forza credo siano una buona notizia e qualcosa di cui ringraziare. E scusatemi se anche oggi sono tornata a raccontare a partire dal mio essere così imbarazzantemente fallibile ???? ! Buona serata e di cuore: buona settimana!

20 Febbraio 2022
Dania

Ieri mattina grazie ad una celebrazione Eucaristica televisiva ho ascoltato un canto: “Salve, Don Bosco Santo, tu giovane nel cuor! Guarda: il mondo muore dove non c’è l’amor…” che ascoltavo e cantavo da ragazzina. A volte ci sono dei canti che ricompaiono, come “Lui ci ha dato i cieli”, sentito nell’ultimo pellegrinaggio ad Assisi e quando questo avviene il mio cuore gioisce perché mi fa pensare che nulla va ed andrà perduto perché a volte misteriosamente riaffiora. Sì, è proprio un mistero la fede, come diciamo in ogni celebrazione…non conteranno più gli allontanamenti, i tradimenti o i rinnegamenti, perfino i peccati perché Lui si sarà addossato tutto di noi, come sempre, e sarà riuscito a raggiungerci proprio lì, dove mai nessuno sarebbe riuscito ad andare: nelle nostre zone oscure, nei nostri limiti e nelle parti meno visibili di noi. La Luce è tale perché rischiara il buio e la Luce vera è già venuta nel mondo per tutti. Occorre desiderare vedere, anche ciò che meno ci piace. Sapere che Lui è venuto per i malati ed i peccatori può dare speranza a chiunque, a me e ad ogni altro e ci aiuterà ad amarci e ad amare un po’ di più.

31 Gennaio 2022
Anna

Prendo forza dalla tenacia delle margheritine del giardino di casa, imbiancato dalla brina da più giorni.
Appena un leggero raggio di sole le sfiora, levano il capo…
E custodisco il profumo dei giacinti che colorano il davanzale della finestra della cucina…
La natura parla di te, Signore.
Ho imparato ad ascoltarla e benedico la Vita, giorno dopo giorno.

24 Gennaio 2022
P.

In questi giorni in cui mi sveglio di buon mattino e il cielo limpido mi strappa un sospiro e un sorriso, ripenso a come è cambiata la mia vita e a come fino poco tempo fa, il mio primo sguardo mattutino non era sicuramente catturato dalla volta celeste… allora inizio col ringraziare Dio che fa nuove tutte le cose, ma lo ringrazio soprattutto per avermi fatto il dono grande di un’amicizia nata in questo ultimo anno ma…così intensa tanto da riuscire a percepire il suo sentire, triste o gioioso che sia.
La mia litania la dedico alla giornata di ieri per aver vissuto una bellissima esperienza di condivisione con lei e un amico speciale, a conferma che ci sono strade sempre nuove da percorrere e la luce di un nuovo giorno che ancora ci attende !!

20 Gennaio 2022
Emy

Non sempre è facile descrivere le emozioni che si vivono ad incontrare amici…
Essere attesi, avere tempo da condividere, accoglierci reciprocamente così come siamo…
E questo tempo che ci siamo dedicati passa in fretta, troppo in fretta nella riscoperta reciproca dei propri doni, dei propri talenti, dei propri pensieri e adoperarsi per condividerli.
Una giornata passata così è fuori dalla quotidianità, per questo si è resa speciale…
Nel ringraziare i carissimi amici del loro “sentire” auguro a tutti quanti voi altrettanto.

20 Gennaio 2022
D.

Ieri un amico carissimo mi ha spedito una fotografia che lo ritraeva insieme a sua moglie in aeroporto, scatto con la figlia in mezzo a loro perché stava per partire: non un viaggio di piacere, ma una permanenza all’estero per imparare una quarta lingua oltre alle tre che già conosce, nonostante la giovane età: meno di diciotto anni.

Ho visto nella foto l’affetto fortissimo tra loro e ho provato una sensazione di compiutezza: ecco, quello che dovevano fare in quanto genitori l’avevano fatto. Portare la figlia fin lì. E l’avevano fatto così bene! Ho pensato che talvolta l’immagine che diamo di noi è migliore di quella che percepiamo vivendo la nostra vita nei nostri panni. Ho pensato che vedendoli si potesse dire: ecco qualcuno che è riuscito a fare qualcosa di bello per il mondo: quella figlia. Tutto è compiuto! E ho gustato insieme a loro questa pienezza che ci arricchisce tutti. Dall’interno, do per certo che i loro sentimenti fossero diversi e ancora carichi, anzi intrisi proprio come una spugna, di quell’incertezza che fa parte del nostro essere uomini. In uno scatto il compimento; e nello scatto immediatamente successivo la creazione ancora in atto: la vita che non si ferma e muove un altro passo. Il loro essere genitori non si ferma e muove un altro passo.

Non c’è altro da fare . Quando un figlio cresce, il compito di un genitore è farsi indietro e lasciare la libertà che il figlio chiede. E’ questo compito il compimento di un genitore. Resta l’amore del Padre che circonda “alle spalle e di fronte” ad accompagnare il cammino del figlio per quanto lontano possa andare.

Molte volte – un innumerevole numero ad essere sincera- rimprovero a Dio l’incompiutezza della creazione. L’uomo irrimediabilmente immerso “nel dolore del creato che sospira redenzione”: non è forse qua che la vita di ciascuno si gioca? E come può non perdersi, non smarrirsi, l’uomo in questo tempo?

Invece sbaglio, vedo parzialmente, o non vedo affatto, e mi aggiro a occhi cuciti per le vie del mondo. Dio è come quei due genitori. Ci ha dato la vita. E’ compiuto il suo compito. Ciò che è compiuto tiene dentro di sé, abbraccia, temporalmente anticipa e chiude, l’incompiuto della vita che ora si sta compiendo. La vita è libertà per l’uomo. In questo senso siamo il “vertice della creazione”: la vita in noi ha i tratti specifici della libertà. Nela vita degli animali Dio ama ogni frullo d’ali; nelle sua mente c’è ogni guaito, ogni ululato; come in Dio è ogni foglia che si specchia al sole o che cade nella terra a marcire. Nell’animale che è l’uomo, Dio ama la libertà. Lo ama nella libertà. E non lascerà mai che questa libertà ci sottragga da Lui, dal suo amore. Mai si arrende, finché ogni cuore non abbia la possibilità di arrendersi a Lui. Infinite le sue vie, infiniti i suoi pensieri: “quando a noi sembrano esaurirsi, in verità, sono ancora”. Ogni cuore, ogni uomo ha il bussare di Dio alla sua porta. Quante volte ce lo ha detto, me lo ha personalmente detto, sebbene io non lo capisca ancora.
Nel riconoscere la vita come dono, è racchiuso il segreto che ci porta a Dio. Nulla è dovuto e tutto ci è già stato dato.

Ringrazio per quella foto che mi ha reso il Padre, per un secondo, così evidentemente presente: davanti alle porte di un aereo che ci vede partire. Resta a terra ma ci segue ovunque andiamo.

Queste piccole rivelazioni quotidiane altro non sono che Riposo. Altro non sono che Dio accorso, come accorre un genitore, madre e padre insieme, a sostenere la nostra fatica: Stella attesa del mattino.

Mc 20, 30-34 “Che cosa volete che io faccia per voi?” Gli risposero: “Signore, che i nostri occhi si aprano!” Gesù ebbe compassione, toccò loro gli occhi ed essi all’istante recuperarono la vista e lo seguirono.

16 Gennaio 2022
Serena

CHI TROVA UN AMICO TROVA UN TESORO…

[…] Gli amici possono aiutarci ad avere una vita felice e appagante.
I buoni amici tirano fuori il meglio di noi e valorizzano i nostri punti di forza (Proverbi 27:17).

Comunque, la Bibbia sottolinea l’importanza di scegliere gli amici con attenzione. Mette in guardia da quello che può succedere se si stringono amicizie con le persone sbagliate (Proverbi 13:20; 1 Corinti 15:33). Amici di questo tipo possono farci prendere decisioni poco sagge o influire negativamente sulle nostre buone qualità.

Come dev’essere una vera amicizia?
La Bibbia insegna che le vere amicizie non dovrebbero basarsi solo su hobby o interessi in comune, ma su qualcosa di più profondo. Ad esempio, Salmo 119:63 dice: “Sono amico di tutti quelli che ti temono e di quelli che osservano i tuoi ordini”. Lo scrittore di questo salmo affermò di avere degli amici che avevano un sano timore di procurare dispiaceri a Dio e il desiderio di vivere seguendo le Sue norme.

La Bibbia indica anche le qualità che dovrebbe avere un buon amico. Ad esempio:
“Il vero amico ama in ogni circostanza e si dimostra un fratello nei momenti difficili” (Proverbi 17:17).

“Ci sono compagni pronti ad annientarsi l’un l’altro, ma c’è un amico che ti rimane vicino più di un fratello” (Proverbi 18:24).

Questi versetti spiegano che un buon amico è leale, premuroso, gentile e generoso.

Un buon amico è qualcuno su cui si può contare anche nei momenti più bui della vita. Inoltre, ha il coraggio di parlarci se abbiamo preso una strada sbagliata o stiamo per prendere una decisione poco saggia (Proverbi 27:6, 9)[…]

11 Gennaio 2022
Dania

Raramente guardo dei film la sera perché il più delle volte mi addormento ma quello di domenica, in prima visione su Rai 1 “Correre per ricominciare” mi ha tenuta incollata allo schermo, con desiderio di vedere come andava a finire e di coglierne tutti i messaggi profondi che man mano emergevano.
Ieri sera non ho potuto resistere e così mentre stiravo ho consigliato anche a mio marito di guardarlo ed io l’ho rivisto, prendendo nota di alcune frasi per me significative e meravigliose. Ne riporto alcune, nella speranza che altri lo abbiano visto ed abbiano provato lo stesso o che abbiano la curiosità di andare a vederlo (resterà disponibile e non a pagamento per 7 giorni su Rai play):
“Quando trovi la tua identità in Colui che ti ha creato cambia tutta la prospettiva”;
“Dio ha fatto grandi cose per esprimere il Suo amore per noi;
“…se ti fidi e provi a crederGli…quella è la fede. Lui può rinnovare il Tuo cuore. Quando riponi la fede in Cristo, diventi una creazione tutta nuova”.
“Quando noi finiamo la nostra vita a Dio, Lui trasforma tutto il male in bene”;
“La mia identità la trovo il Lui. So esattamente chi sono”

E poi la stupenda frase in sovraimpressione alla fine che non riporto per lasciare che possa essere letta direttamente.
Questa è la positività, quella giusta, di cui dovremmo contagiarci sempre. Buona giornata di cuore a tutti

11 Gennaio 2022
Savina

Venire alla luce.
Nascere come
iridescente alba
preludio di vita piena.
Dono.
Come Magi verso l’Infinito,
in mille rivoli
in piccoli gesti
spargere la vita
lungo tutto il cammino
del giorno.
È sera.
Il riposo delle membra
tra sospiri, lacrime e sorrisi,
rendere grazie
il cuore in pace
consegnare lo Spirito
tra braccia amorose.

8 Gennaio 2022
Emy

Un’amica,proprio questa mattina ha avuto bisogno di una spiegazione per quello che stava vivendo.
Capita, che certe situazioni ti fanno entrare in sintonia… perché le hai vissute in prima persona.
Per lei ho trovato una frase che potesse darle conforto, la condivido con voi (lei mi ha suggerito di farlo) perché ciò che è stato un “dono” per una persona, può o deve diventare per tutti…

Quando senti il dolore, comprendi di essere vivo.
Quando senti il dolore degli altri, comprendi di essere uomo.
Quando, nonostante il tuo dolore, sei capace di sentire il dolore degli altri e provarne compassione, è lì che al tuo cuore si inchinano i cori degli angeli.
Se poi oltre alla compassione riesci a dare una speranza, non sei più tu che vivi, ma Cristo vive in te.

8 Gennaio 2022
serena

Canone di Natale
Era cosa scritta già da milioni di anni fa
Una stella brilla in cielo una luce arriverà
come i magi dell’oriente noi
chiediamo dov’è il re dei Giudei
per raggiungere la meta e poi
restare dove Tu sei.

Mille strade percorriamo quante sono le città
E da soli noi pensiamo di trovar felicità
Ma la stella chiama tutti noi e insieme camminare ci fa
Per l’incontro con quel Bimbo che attira l’umanità

Siamo venuti per adorarti anche noi
Siamo venuti per adorarti anche noi (2 v)

5 Gennaio 2022
Savina

Scuola elementare.
Classe V
La nostra maestra era molto brava, sapeva coivolgerci in varie attività, a me ragazzina sembrava già anziana, oggi direi una persona di mezza età.
Mi spiace non ricordare il suo nome.
Arriva Dicembre, si avvicinano le vacanze di Natale.
Ecco che la maestra ci coinvolge on una piccola recita, solo noi della quinta.
Il testo della recita è la poesia di Guido Gozzano, “la Notte Santa”.
Vengono distribuite le parti, abbiamo imparato a memoria il soggetto.
È un racconto chiaramente di fantasia sulla nascita di Gesù.
Ugualmente da molto bene l’idea del rifiuto ad accogliere Maria e Giuseppe con Gesù in arrivo.
E lungo il dipanare della poesia c’è un campanile che scandisce le ore, a sottolineare l’urgenza di un intervento, ma allo stesso modo ci accompagna alla “mezzanotte santa”
“O voi del Cerco Bianco un sottoscala almeno avete per dormire?
Non ci mandate altrove!”
“S’attende la cometa!
Tutto l’albergo ho pieno d’astronomi e di dotti qui giunti d’ogni dove.”
Il campanile scocca lentamente le nove.”
Ecco… la cometa era l’avvenimento atteso, e non sapevano che la cometa stessa annunciava ben Altro arrivo.
Rifiuto dopo rifiuto…
Piccola che ero, avevo preso sul serio questo racconto, e la mancata accoglienza della coppia mi lasciava l’amaro in bocca.
Ad ogni tappa, pur conoscendo il testo, ingenuamente mi aspettavo che qualcuno dicesse “Entrate”…
Gli anni sono passati, la poesia fa parte dei ricordi che ogni tanto tiro fuori dal cassetto perché mi fanno bene.
Da adulta, non può sfuggirmi l’analogia dei tanti, ancora oggi, rifiuti verso chi ha bisogno.
Consola il fatto che, nonostante tutto, Gesù è nato, e anche questa è una lezione.

1 Gennaio 2022
D.

Dio ha cura di me perché mi mostra i miei errori, le mie mancanze, la mia capacità limitata di leggere ciò che avviene e sta attorno a me. La misericordia che posso usare verso gli altri, mi diventa più chiara se per prima ne ho bisogno io stessa.

E’ un ringraziamento faticoso quello che consegno oggi a Litania, legato ad un fatto personale di martedì. E’ questa la lezione che ho imparato: io sbaglio. Sbaglio e procuro sofferenza anche quando non era nelle mie intenzioni; anche quando volevo agire per il bene. Accade esattamente questo: credi di aver scelto correttamente, addirittura ti senti potente del bene fatto, ed invece non era così, non era un bene: chi doveva trarne beneficio, ne ha tratto dolore. Ringrazio Dio che questa sofferenza mi sia stata detta. Ringrazio di aver avuto almeno il cuore di ascoltare chi mi ha parlato.

E’ stato profondamente destabilizzante, davvero faticoso, scoprire ancora una volta il limite: non solo quello che c’è attorno a noi, ma anche quello che c’è in noi, in me. La realtà che vedo, le soluzioni che immagino sono parziali e non mi è dato ergermi a giudizio mai. Mentre scrivo dubito di me stessa e mi pare che questo dubbio mi accompagnerà per non so quanto. Sento con forza la spinta della vergogna che vuole indurmi a nascondermi; sento l’urgenza di un relativismo che mi dovrebbe giustificare e consegnare all’inazione: se ho sbagliato mentre cercavo di fare del bene, allora neppure compiere del bene è possibile per me.

Mi è tornata in mente – era inevitabile – l’ultima preghiera di Gesù. Non avrei mai pensato che fosse detta per me; ed invece è detta proprio per me: “Perdonali padre: non sanno quello che stanno facendo”. Ho bisogno io di questa pietà che tocca il fondo del barile. Perché sono io che tocco il fondo del barile.

C’è un ultima domanda: se non era nelle mie intenzioni non è una colpa? Non lo so. Può darsi. Forse a Dio stabilire cosa sia o non sia una colpa interessa molto, molto meno, di quanto non interessi a noi uomini. Ho causato dolore, confusione; ed ora questo dolore e questa confusione (che iniziano a finire solo quando qualcuno è in grado di chiamarli per nome e mostrarmeli) mi stanno addosso, mi ricoprono. Come un mucchio di foglie secche che ricoprono il terreno in inverno: ogni colore se n’è andato, v’è soltanto il loro lento marcire. Solo Dio – solo Gesù dalla croce, effettivamente – trasforma questa morte in nuova fecondità, in vita nuova. E’ la Sua pietà che mi raccoglie: questo lasciarmi raccogliere dal fondo dei miei limiti è il mio umilissimo consegnarmi di oggi.

Nascerà altro verde, anche io sarò capace di altro bene, perché Dio è Dio della Vita che opera in me.

30 Dicembre 2021
D.

Ci sono almeno due ragioni profonde per cui vorrei ringraziare in questo Avvento.

La prima sta nell’invito che mi ha rivolto una collega al lavoro e carissima amica in qualsiasi altro luogo: invito a trovare il tempo per recitare il rosario insieme. Abbiamo trovato tre lunedì, in orari disparati, in equilibrio precario tra i tanti impegni che tutti hanno.

Ho accettato e senza dubbi, per l’identità speciale di colei che mi chiedeva. Nel senso che ci sono persone – poche, ma ci sono – con le quali puoi abbassare la guardia; puoi fidarti; puoi dire un sì preventivo, prima ancora di averci pensato e valutato in coscienza circa l’opportunità del gesto da compiere. Ci sono persone, voglio dire, che hanno in mente il nostro bene prima e meglio di noi stessi. Penserete che complico il pane: mi ha chiesto di recitare un rosario e non di andare insieme a compiere un crimine. Dunque potevo pure fidarmi. Ma, per quanto mi riguarda, non sarebbe stato affatto il primo rifiuto: sono parole ripetute con le quali non ho mai saputo pregare, non ho mai potuto rivolgermi a Dio. E, in un certo senso, il rosario scandiva nella mia vita passata, i frangenti in cui decidevo di allontanarmi da Dio. Al primo passo fatto con Mariagrazia, li ho ricordati immediatamente quei frangenti speciali, ed il loro accompagnamento sonoro: era il rumore scricchiolante dei sassolini sotto le scarpe: erano le volte in cui facevo parte di un corteo funebre e si camminava fino al cimitero, i cui viottoli sono appunto in ghiaia.

Con Mariagrazia il rosario ha preso un nuovo suono. Il terreno sui cui poggiavamo i piedi era diverso. La fede su cui provo a poggiare i piedi oggi, è una fede diversa da quella di un tempo. Oggi c’è il suono compatto della terra invernale, quasi ghiacciata, che si incontra camminando a campi.

Nel rosario del primo lunedì c’era in me solo il desiderio di lasciarmi andare a Dio. Le parole ripetute erano prive di richieste, erano apertura piena dello sguardo sulla campagna davanti e su tutto l’abitato alle spalle. Il rosario traduceva il desiderio di vedere nel mondo, tutto intero, la presenza di Dio. Credo che Maria, la mamma di Gesù, fosse una donna che avesse questo sguardo: il mondo nelle mani di Dio. Per questo Dio ha potuto entrare nel suo grembo. Perché lei vedeva il mondo per come esso è: nelle mani di Dio. Il primo rosario l’ho detto tacendo tutto il resto, e cercando lo sguardo di Maria.

Nella seconda occasione ho riscoperto come nuove due frasi della preghiera canonica. Il saluto iniziale : Salve Maria, Buongiorno Maria, Stammi bene Maria. E’ il saluto di Dio all’uomo. Non ho potuto non pensare ogni volta – cinquanta volte ad essere precisi: specifico perché è un pensiero gradevolissimo da ripetere – al giorno in cui Dio chiamerà ciascuno di noi per nome. Cosa significherà sentire la voce di Dio e scoprire che conosce il nostro nome, che conosce noi ! Io credo che in quel giorno il mio sorriso sfocerà in un ridere; effettivamente ho sorriso ogni volta che le ho dette quelle parole – perché ti strappano alla gioia, è proprio inevitabile a pensarci bene! L’altra frase, invece, non è detta nel testo, ma a me è scivolata dentro – forse a causa delle preoccupazioni di quei giorni. Si dice ad un certo punto: “prega per noi peccatori adesso e nell’ora della nostra morte”. Vi aggiungevo nella mente : “prega per noi nell’ora della morte dei nostri cari”. Credo che Maria davvero abbia profondissima compassione di questi nostri momenti di sofferenza e lì si compia con forza la sua intercessione.

Nella terza recita, ho provato a portare una persona dentro il rosario. Ed ecco: il rosario non permette a chi lo recita di perdere la speranza circa nessuna persona. Se il mondo intero è nelle mani di Dio, ancor più le vicende di ogni persona sono nelle sue mani. E questa certezza cambia inesorabilmente il rapporto che noi possiamo avere con chi ci sta attorno in una fiducia sempre rinnovata. Sempre: settanta volte sette: davvero una fiducia sempre rinnovata.

Il secondo grazie è legato ad una predicazione, difficile da riassumere in poche righe per la sua intensa ricchezza. Dirò solo ciò che ha significato per me. Ho iniziato ad intuire che venendo tra noi Dio non ha corretto la creazione, l’ha portata a compimento. Non ha tolto le tenebre, non ha cancellato la sofferenza. Le tenebre sono presenti. La sofferenza pure.
Mi è parsa questa dichiarazione di sentirla per la prima volta in tutta chiarezza. Come se mi si parlasse onestamente e non per farmi accettare la fede. Dio non sarà mai una bacchetta magica. Ed io non accetto la fede perché Dio risolve i problemi. Non risolve effettivamente quel problema dei problemi che è la morte. Come detto: la creazione non viene corretta, viene portata a Compimento. L’attesa che inizia nel giorno di Natale è attesa di Compimento: la luce ora splende e noi teniamo dietro ai suoi bagliori. Non è forse scritto nei testi : “La luce splende nelle tenebre”: presente la luce; presenti le tenebre. Ed un giorno vedremo Dio: “Nemmeno le tenebre per te sono oscure / e la notte è chiara come il giorno / per te le tenebre sono come luce”.
E’ questa la fede di chi si dice cristiano: è questo il mio compito (la nostra parte di compimento) se voglio dirmi cristiana oggi: dare testimonianza della Luce. Non è neppure detto che siano sempre i nostri occhi a vedere chiaramente il suo chiarore; a volte, ciechi, ci appoggeremo alla luce di un altro. Come è accaduto per me con Mariagrazia.

E in quanto agli auguri….. “Ti auguro di vedere la bellezza che c’è nel sorriso di ogni bambino” possiamo sempre dirlo, no? Possiamo dirlo a chiunque: è nato un Bambino! Tutto qui: quel poco di luce luminosissima che qualsiasi creatura di Dio, non ancora toccata dalle tenebre, porta con sé. E’ un bambino il bagliore di oggi e di domani. Nessuno nel mondo ha ancora smarrito la capacità di vedere la bellezza di un bambino neonato che dorme tra le braccia di una madre. E se anche l’avesse smarrita, nessuno scandalo ci fermi: che la ritrovi subito nei nostri occhi, come un giorno di 2022 anni fa noi abbimo ritrovato la possibilità di vedere Dio, grazie agli occhi di Maria.

Buon Natale, carissimi.

24 Dicembre 2021
Alberto

La visita di Maria ad Elisabetta è l’esempio della condivisione di un Evento che accade.
Troppo bello per trattenerlo per se’ molto generativo che fa scattare un aiuto verso chi ci è vicino.
Questo cammino quotidiano realizza il disegno di Dio e ci compie ora.

19 Dicembre 2021
serena

Da “la Novena di Natale con Nuovi Orizzonti”

[…] Se ce la metti tutta per entrare nella preghiera del cuore tutte le tue notti, anche le più difficili, saranno illuminate dalla Stella che è Gesù.

Se stai con la preghiera del cuore in questo cercare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima, con tutte le tue forze e nel lasciare che sia Lui a condurre la tua preghiera, la Sua luce splenderà su di te e così potrai condurre tanti alla grotta di Betlemme.

IL Signore Gesù viene per farti spiccare il volo, per liberarti da tutto ciò che ti paralizza e che imprigiona la tua anima […]

18 Dicembre 2021
Arianna

Lunedì sera tornavo verso Scanzo stanca morta, ma un po’ più sollevata dopo l’appuntamento settimanale con la lezione di yoga e una visita ai miei. Una strada nota, divenuta abbastanza consueta da non farci più troppo caso… Eppure lunedì l’ho percorsa con occhi nuovi.
Ho iniziato un po’ per gioco a far caso alle luci natalizie. A quante fossero e dove fossero. Di che forme e di che stili. Poco a poco mi sono resa conto di quante ce ne fossero e di come, nella coralità di tante diversità, si percepisse un senso di festa generale, di armonia!
Luci diverse, da case diverse con vissuti diversi, ma unite nel “mettersi a festa” e partecipare alla celebrazione comune.
Ahh…Sapessimo trarre un po’ d’ispirazione in più anche dalle luminarie di Natale! ????

17 Dicembre 2021
Savina

Fiori di ghiaccio!
Detto così qualche brivido di freddo lungo la schiena lo si può sentire.
Quando ero piccola avevamo la stufa a legna solo in cucina. Il resto della casa era pressoché “piuttosto fredda”.
Mia mamma, a sera, preparava la bottiglia dell’acqua calda, presa dalla calderina della stufa (queste stufe facevano tanti servizi: asciuga biancheria, acqua calda, un piccolo forno, il posto per il paiolo della polenta, ci buttavi su le castagne per le caldarroste….) e la metteva nei letti per scaldare le lenzuola.
Così quando ero sotto le coperte… chi si muoveva più!
E la mattina… che meraviglia! Sui vetri della finestra bellissimi disegni di ricami, di trine, di fiori… di ghiaccio appunto! Chissà, mi chiedevo, chi aveva disegnato quelle forme, tutte diverse e, se il sole riusciva a battere sul vetro, c’era anche l’arcobaleno…
Nulla sapevo delle leggi della scienza, del vapore acqueo dei nostri respiri che si trasformava in ghiaccio.
Io prendevo un foglio, una matita o pastello e cercavo di copiare quella meraviglia…
Anche se era tutto così effimero!
Or non è più! Le nostre case riscaldate non riescono più ad offrirci questi regali, peccato! Rimane il ricordo.

13 Dicembre 2021
serena

Ode alla Speranza di Pablo Neruda
([…] Una dedica spassionata a tutti gli aspetti della vita che dovrebbero farci vivere sempre con positività)

Crepuscolo marino,
in mezzo
alla mia vita.
le onde come uve,
la solitudine del cielo,
mi colmi
e mi trabocchi,
tutto il mare
tutto il cielo,
movimento
e spazio
i battaglioni bianchi
della schiuma,
la terra color arancia
la cintura
incendiata
del sole in agonia,
tanti
doni e doni,
uccelli
che vanno verso i loro sogni,
e il mare, il mare,
aroma
sospeso,
coro di sale sonoro,
e nel frattempo,
noi,
gli uomini,
vicino all’acqua,
che lottiamo
e speriamo
vicino al mare.
speriamo

Le onde dicono alla costa salda
“Tutto sarà compiuto”

8 Dicembre 2021
Pat

Che buffo pensare don Stefano con gli auricolari e il walkman… eppure, ho passato un giorno intero in Irlanda con nelle orecchie la Messa da Requiem di Mozart. Era un febbraio freddo ed umido, non capivi se era pioggierellina o nebbia, in una vallata descrittami come un museo all’aperto con edifici risalenti all’alto medioevo, conventi in cui il messaggio del Cristo si era conservato mentre nel testo dell’europa imperversavano i barbari. In realta erano solo poche piette coperte di licheni, disperse in una valletta. Faceva freddo, ma l’unico pub avrebbe aperto alle 17, ora in cui sarebbe partito l’unico autobus per tornare a Dublino. Passeggiavo fra le pietre con l’unica compagnia di Mozart (bellissimo, l’ho imparato a memoria) cercando di convincermi che la solitudine che avevo provato in quei giorni irlandesi, dovesse pur servirmi a qualcosa, anche se non sapevo cosa. Ma al contrario dei momenti in cui la solitudine mi era pesata, risoltisi puntualmente in lacrime, quella volta, all’ascolto di quella musica assolutamente non triste, ma piena di speranza, mi sembrava di star ricostruendo me stessa, che l’accettazione della situazione non fosse un supino chinare la testa, ma la decisione di usare al meglio quello che la vita mi porgeva. Splendido Mozart

8 Dicembre 2021
D.

Ieri se ne è andato Richiamo, uno due canarini che viveva con noi. Se ne è andato probabilmente per una mia imprudenza: credevo che dieci gradi non fossero troppo freddo, ma mi sono sbagliata. Li ho messi fuori a respirare aria pulita appena un’ora, ma quando ho riportato la gabbietta in casa, lui era tutto un batuffolo di piume per scaldarsi. Il capo sparito sotto un’ala, e lui come un fiocco di neve bellissimo ma troppo grande per essere vero.

Era chiaro che non stesse bene perché non si muoveva; ho tentato qualcosa: una mela grattugiata, il caldo diffuso del piccolo locale in cui c’è l’asciugatrice. Ma nulla. E’ durata appena tre ore la sua pur lenta agonia.

Quando dal trespolo è sceso a terra – ma ancora si reggeva sulle sue zampette – ho voluto solo una cosa: fermare la morte. Arrestarla. Compiere il miracolo di tenere la vita dentro quel suo corpicino.
E mentre nel cuore dirompeva quell’unico desiderio sensato, nella mente strisciava la certezza che non fosse in mio potere fare nulla di tutto ciò.

A volte penso che l’assenza di miracoli sia un difetto della mia fede, o che la fede stessa coincida con il miracolo. “Nulla che chiederete al Padre nel mio nome vi sarà negato”. Come leggerle queste parole? Come attendere la risposta? Tutto ha che fare con l’onnipotenza e la trascendenza di Dio che vengono a sfiorare l’assoluta fragilità dell’uomo, la sua immanenza e finitudine. A volte mi pare che l’uomo sia desiderio. Solo desiderio, puro desiderio. Che la nostra definizione coincida non con l’essere animali pensanti, ma con l’essere creature desideranti. Se il pensiero avesse un qualche potere avremmo già ridotto il nostro desiderio alla razionalità: non c’è, invece, guerra più persa di questo tentativo di ridurci alla razionalità. Desideriamo con tutte le fibre di noi stessi.

Ho desiderato ieri trattenere la vita e avere potere sulla morte. Un desiderio primigenio. Ho desiderato poter agire come dio, sostituirmi a lui. E la morte è apparsa per quale che era in quel frangente: svuotamento e fine.
Ho avuto paura della mia impotenza di fronte a quella sofferenza. Quando Richiamo ha sbattuto le ali con forza e si è appoggiato di lato alle sbarre in alluminio, io ho cambiato stanza.

Mi sono rivista immediatamente all’età di vent’anni: mio nonno, il mio nonno più amato, stava morendo per un enfisema ai polmoni. Mi feci assegnare la sostituzione di un collega per accompagnare una classe a Roma. Lo ricordo come fosse ieri; i colleghi mi dicevano che ero generosa, che ero forte a partire nonostante il nonno stesse male. Niente di più inadatto. Niente di più falso: stavo scappando perché ero resa troppo debole dall’amore verso di lui, per restare. Tornai poco prima che la bara venisse chiusa: in tempo, almeno, per vedere quel suo corpo senza vita. La morte è un corpo senza vita. Non ci sono sconti. Non può non essere vista, anzi è un errore diminuirla o farla passare in secondo piano. E’ la morte che risveglia la vita.

Stanotte ho sognato. Ho sognato una sorta di miracolo, che ieri, mentre i fatti accadevano, non mi ha sfiorato la mente neppure per un istante. Che sciocchezza che ieri non mi sia venuto in mente! Nel sogno, quando Richiamo stava male, aprivo la gabbia e lo tenevo accoccolato tra le mani. Il tepore dei palmi riscaldava interamente il suo così piccolo corpo: proprio quello di cui aveva bisogno per ritrovare vigore. Oppure si era già avviato un processo inarrestabile che non avrei fermato, ma lui non sarebbe morto solo….: nel sogno l’uccellino si addormentava nelle mie mani. Nella realtà c’era solo Ritorno a cantare ( l’altro canarino gorgheggiata senza sosta proprio alla fine) , nel sogno c’erano anche le mie mani. Era l’unica cosa da fare, l’unica cosa in mio potere, e non l’ho fatta. Come con il nonno.

L’amore come rende deboli, può rendere forti. Forti nel vivere la morte. Non è in nostro potere decidere della vita. Ma, ancora una volta, è nostra la scelta di amare fino alla fine: a quel punto, “tutto è compiuto” per quanto riguarda l’umano. Solo a questo punto – e non prima – può essere consegnato a Dio il miracolo di darci la Vita: quando abbiamo, nella morte, attraversato ogni passo del nostro essere creature.

Io lo so che Richiamo è finito in casa mia perché io imparassi questa lezione. Mi sembra persino – ed io per prima ho voglia di riderne – che san Francesco in persona mi guardi con un sorriso malizioso e con occhi di indicibile comprensione. Lo so, anche, che verranno giorni in cui questa lezione mi tornerà preziosa. Allora, forse, non cadrò in preda alla paura: un amore più consapevole mi renderà finalmente forte.

Ringrazio, in questa Litania, Richiamo per la sua voce fatta di canto, giunta alle mie orecchie.

23 Novembre 2021
D.

Con i primi freddi, regalo un ricordo d’estate. Lo regalo anche perché ieri partecipando ad un rito funebre ho provato un freddo struggente, e ho bisogno, io più di tutti, di un certo tepore.

Era luglio e faceva quel caldo denso e avvolgente che solo l’estate inoltrata porta con sé. Prima che il mese d’agosto affollasse troppo i lidi più belli ci siamo concessi una giornata in una delle spiagge maggiormente care a mio marito, anzi la più cara, quella in cui si concentrano i suoi ricordi d’infanzia.

All’una e trenta circa, quando i bimbi, dopo l’ennesimo tuffo, si riposavano sotto l’ombrellone e sbocconcellavano il pranzo, me lo sono presa per mano e gli ho detto:” Vieni camminiamo insieme”. Mio marito odia il caldo delle quattordici e a me piace. Camminare con i piedi in acqua e una cappello in testa non è male come soluzione intermedia. La spiaggia era affollata: è troppo bella e troppo vicina all’abitato per restare vuota. Così bella – però – che nemmeno la folla riesce ad offenderla e scomporla del tutto. I colori della sabbia rosa, rossa, dorata e l’acqua cristallina -perfetto specchio dell’azzurro del cielo- restano intatti. Che bello camminare mano nella mano. “Raccontami di quando eri bambino”. Avevo voglia di vederlo, sulla spiaggia, quando ancora non lo conoscevo, e nemmeno immaginavo esistesse.

«Scendevamo a mare intorno alle diciotto. Mai prima perché c’era troppo caldo e ci piaceva la spiaggia vuota, tutta nostra. In quelle estati, c’erano due momenti della giornata in cui mio padre smetteva i lavori di mantenimento della casa che lo occupano a lungo ed era tutto per me. Il primo accadeva dopo pranzo: la casa cadeva nel silenzio perché tutti dormivano o riposavano. Io ero un bimbo irrequieto ed era impossibile che prendessi sonno: così mio padre, affinché non disturbassi e dessi un po’ di tregua al resto della famiglia, mi portava al porto a vedere le barche dei corollari che rientravano dalle immersioni verso quell’ora; ai tempi era ancora permesso cercare il corallo sul fondale. Si scendeva sempre più in profondità e per il tempo maggiore possibile a cercare gli ultimi esemplari di quel prezioso animale delle rocce marine. Ci fermavamo a vedere le barche che avevano a bordo anche la camera iperbarica per coloro che, a causa di una risalita in superficie affrettata, potevano rischiare un embolo. Ricordo come ci piaceva vedere la barche, commentarne insieme gli aspetti tecnici, immaginare quale sarebbe potuta essere la nostra.
Il secondo momento accadeva nel tardo pomeriggio. Io, con mio padre, scendevo un poco prima degli altri; poi ci raggiungevano mio fratello maggiore, i cugini, tutti. Tranne le nostre madri: venivano in spiaggia una volta , forse due, in tutte le vacanze. Queste “strane mamme sarde” d’altri tempi a cui la spiaggia non piaceva e che trovano il sole eccessivamente spossante! Era mio padre, in spiaggia, ad organizzare i giochi per noi. I più belli erano due: scavare la pista con le biglie e poi gareggiare lungo il percorso; oppure sfidarsi a gare di atletica. Mio padre da ragazzo aveva fatto atletica e gli era rimasto quell’amore nel sangue. Mi ricordo le gare di corsa in velocità, di salto in lungo, le ruote nella sabbia…: le chiamavamo proprio così “Le nostri piccole olimpiadi”. Come ci divertivamo!»

Ecco, grazie tesoro, vi vedo. Tuo papà che sta sul traguardo e misura i salti. Tu, Roberto, Giovanni, i due Vittorio, Maria Piera, Stefania che provate a saltare; le risate; gli sbuffi; i salti di soddisfazione; le gambe ricoperte di sabbia; la sabbia fin dentro i costumi; i tuffi in mare a sciacquarsi. Vi rivedo. Sento risa e schiamazzi. Più di tutti, è il tuo papà ad attirare la mia attenzione. L’ho conosciuto quando già non poteva più concedersi salti da olimpiadi. Ricordo la sua cortesia, il suo lavorare silenzioso, la cordialità squisita, la pacatezza, l’allegria al momento giusto. La dolcezza, anche, che in un uomo è così rara, soprattutto quando è una dolcezza serena che non si vergogna di sé, che non si mostra scialacquando occasioni, ma solo in alcuni gesti così incredibilmente forti e delicati allo stesso tempo.

Mio marito abbraccia i nostri figli in un modo che adoro. Sono certa che questo suo modo di abbracciare è diretta eredità di quello che il padre ha dato a lui. In verità lo stesso modo di abbracciare lo riconosco anche nel fratello di mio marito. C’è una eredità d’affetto che passa, inconsapevole, eppure fortissima. Mio suocero durante l’anno a Milano viaggiavo molto per lavoro, spesso trattenendosi fuori per più giorni; l’estate doveva essere un momento per ridare ai figli ciò che faceva di loro i suoi figli: ragazzi bisognosi del suo amore.

Sta a noi scegliere quale ricordo vogliamo lasciare. Un potere così grande, una libertà così piena, una responsabilità così densa, densa come il calore di quel sole di luglio. Ho bisogno di riscriverlo: siamo noi a scegliere quale ricordo lasciare a coloro che amiamo.
Mio marito abbraccia come suo padre. Ringrazio mio suocero per l’eredità che ci ha lasciato. Lo ringrazio pienamente oggi, più che in altre occasioni, perché oggi meglio intuisco quale distruzione portano altre eredità.

Lo sento, adesso, – non importa se è autunno – il desiderio di cercare un ricordo che faccia bene a coloro che amo. Le castagne che cucineremo insieme? Una musica da ballare in sala spostando qualche mobile? Le foglie più colorare da lasciar seccare nelle pagine dei libri? I funghi chiodini da cercare sulle rive dei fossi e vicino ai ceppi?
Voi oggi, perdonatemi la curiosità, quale ricordo desiderate donare?
Buona giornata.

11 Novembre 2021
serena

“Mio Dio, Trinità che adoro
aiutami a dimenticarmi interamente
per stabilirmi in te
immobile e quieta
come se la mia anima fosse già nell’eternità
che nulla possa turbare la mia Pace
o farmi uscire da Te
mio immutabile
ma che ogni istante
mi immerga sempre più
nella profondità del Tuo mistero
pacifica la mia anima
rendila Tuo cielo
la Tua prediletta dimora
il luogo del Tuo riposo”.

(Dall’elevazione alla Santissima Eternità di Santa Elisabetta della Trinità)

9 Novembre 2021
serena

Minuti di cielo
(fra Anto Rados)

A volte ci fermiamo davanti ad ostacoli così piccoli ed insignificanti da dimenticare le montagne che abbiamo scalato, ci lamentiamo della pietrina nella nostra scarpa e non ricordiamo gli enormi sassi che siamo riusciti a spostare!

Ci fermiamo davanti alle nostre debolezze, davanti alle difficoltà sorte
sul nostro cammino[…] e ci chiediamo “perchè”?

Invece in ogni momento di arresto in ogni complicazione e in ogni difficoltà c’è una opportunità, c’è una possibilità e ancora di più vi è la Grazia che viene dall’Alto, vi è una mano tesa che desidera soccorrerci […].
Usa le tue mancanze, debolezze, difficoltà come mezzi per fortificare la tua fede e fiducia in colui che vuole rivelarsi!

5 Novembre 2021
Dania

A quest’ora, come oggi ma esattamente un anno fa, il coprifuoco ma con la grande gioia in un giorno così bello di aver accompagnato nostra figlia al Sacramento della Confermazione, la bis-nonna a ricevere un’ultima volta l’Eucarestia ed un’amica che lo desiderava a vivere questo momento con noi. È sempre possibile gioire di piccole/grandi cose quando le viviamo con il tesoro più prezioso della nostra vita: le persone che con noi la condividono.

1 Novembre 2021

Il mio tran tran del risveglio segue sempre suppergiù il medesimo copione: stiracchiamento a letto, puntatina in bagno, poi in cucina a metter su l’acqua del the e, nell’attesa del bollore, srotolo il tappetino yoga in tinello e mi dedico ai saluti al sole. Nel corso degli anni ho poi raffinato la mia personale interpretazione della “meditazione nell’azione” integrando la pratica delle posture con qualche preghiera. La sequenza delle preghiere segue anch’essa un certo suo canovaccio, pur suscettibile di variazioni e ispirazioni del momento… Eppure stamane m’ha colto di sopresa un certo slancio a pregare Maria. Lì per lì non c’ho dato troppo peso e l’incalzare di imegni e scadenze della giornata ha fatto il resto… Sino a che, verso sera, la voce di mia madre al telefono non mi ricorda l’anniversario di morte della nonna ed il cerchio si chiude spontaneo nella mia mente. Fu la nonna materna, affettuosamente apostrofata “Gazzettino padano di Medjugorie”, ad iniziare me e la truppa completa dei cugini alla patica del rosario che, volenti o nolenti, eravamo chiamati a partecipare tutti alle 16 nella sartoria del nonno, incluse le lavoranti presenti. La sua fede mariana era indefessa, convinta sino al midollo nel potere del rosario al punto di svegliarsi presto la mattina apposta per recitarne un paio per le cause del momento. Lì per lì -come per tutti i bambini- lo trovai soprattutto noioso, eppure il Salve Regina mi conquistò subito e lo recitavo di gusto. Ora, chiaro che non possiamo sapere come sia l’aldilà nè cosa ci aspetti… Ma mi piace pensare che la spinta di stamane a pregare Maria sia stata un po’ come un buffetto della nonna. Come una spintarella per ricordarmi di lei, dell’affetto che mi ha dato nella vita e che, io credo davvero, continui dispensare ancora ai suoi cari dalla pienezza d’amore in cui ora è immersa.

26 Ottobre 2021
Savina

(Preghiera del silenzio)

Siediti ai bordi dell’aurora, per te si levera’ il sole.

Siediti ai bordi della notte, per te scintilleranno le stelle.

Siediti ai bordi del torrente, per te canterà l’usignolo.

Siediti ai bordi del silenzio…
Dio ti parlerà.

SETE

Son qui per bere.

La mia è sete di poesia.

È lunga, arida sete di cose fresche e segrete,
d’acqua di limpido squillo sperduto canto di grillo.

E ancor più dell’acqua d’un rio, oh!, quanta sete di Dio.

24 Ottobre 2021
serena

” Non è mia questa vita.
è tutto un dono.
Abbi cura del regalo fattoti,
rendilo più bello e pieno
quando sarà l’ora”.

(da Il Diario di Sandra Sabattini proclamata beata il 24 ottobre 20121)

24 Ottobre 2021
Serena

Minuti di cielo
(fra Anto Rados)

Questo tempo che viviamo in un certo senso ci ha portato stanchezza, scoraggiamento, incertezza, dubbio, molti di noi si sono sentiti e si sentono ancora soli, la paura ha quasi preso il posto della fiducia…

Non vediamo più il volto completo dell’altro e non sappiamo che cosa si nasconde dietro le maschere, ma noi sappiamo che dietro ogni “maschera” è nascosto l’uomo che desidera vivere, gioire, incontrare, amare…

Nelle nostre profondità noi portiamo i geni di Dio… le nostre profondità non conoscono la parola “mollare” e così andiamo avanti, andrà meglio ed esse infine ci suggeriscono e ci sussurrano nell’intimo: consegna tutto a chi governa e mantiene tutto nelle Sue mani…

Quest’oggi non entrare nelle difficoltà e nella sfiducia di ieri!
Tu per Lui sei tutto e tu fa solo una cosa: che Egli sia Tutto per te!

22 Ottobre 2021
D.

Oggi è successa una cosa semplicissima. Il pensiero mi ha attraversato l’altro giorno sotto il crocefisso. Chiedevo come interagire con una collega che non capisce. Non capisce nel senso letterale del termine: non ha una intelligenza brillante. Ed io l’ho sempre trattata per quello che era per me: cioè, meno intelligente. Con lei sono stata sbrigativa, insofferente, sfuggente quante volte – mi chiedo – negli ultimi due anni? Quest’anno lavoriamo nella stessa classe. Un ragazzo ha destato la mia preoccupazione. Il primo pensiero è stato: poveretto, già è in difficoltà e per di più la sua insegnante non si accorgerà di nulla. Finché – sì, sotto il crocefisso – mi ha sfiorata l’idea che semplicemente potevo dire io alla collega ciò che lei non vede. Tutto qui. Tutta qua, la rivoluzione. E’ una collega buona, disponibile; forse non brillante; ma buona e disponibile. Molto più di me, in effetti, e questo almeno l’ho sempre saputo. Ho iniziato a vedere la sua bontà come utile, la sua disponibilità come preziosa, la sua determinazione come un coraggio spendibile. Oggi, finalmente, le ho parlato del nostro studente. Poco fa, mentre tornavo a casa, mi è passata di fianco in bicicletta: ha rallentato, mi ha sorriso, un bellissimo sorriso umile, aperto, sinceramente grato, e poi mi ha detto, appunto: “grazie per prima”.

Ho sorriso e lei ha continuato per la sua strada – per fortuna – . Sì, per fortuna: perché io mi sono fermata a piangere. Quel grazie è stata una pugnalata dolorosissima. Una pugnalata, intendo, alla mia stupidità lunga anni, calcificata. Posso aver commesso il peccato di aver vissuto così a lungo senza permettere a Dio di aprirmi gli occhi; offendendo gratuitamente la dignità dei miei fratelli; non permettendo al bene di passare? Posso ? Sì, l’ho fatto. Ho potuto. Quante volte ho avuto bisogno di sentirmi più intelligente di qualcuno e a questo mio bisogno mi sono fermata, sacrificando tutto quello che poteva e doveva essere fatto? Tante volte, davvero troppe, negli anni. Questo è il peso del mio peccato reso evidente nel giorno in cui ho forse iniziato ad interromperlo.

Un peso che può schiacciare. Ma sulla strada verso casa c’era il crocefisso anche oggi. Il crocefisso sembrava dirmi: Ecco, il dolore che provi è il mio dono. E’ vero. E’ il suo dono. Vedere il male compiuto, vergognarsi fino a piangerne, e prenderne finalmente, fi-nal-men-te, la distanza. E’ sentire che il dono non è volto alla mia umiliazione, ma alla edificazione. L’umiliazione è un passaggio veloce, rispetto alla gioia a cui siamo poi consegnati. Ci attira a sé per poterci amare. Amandoci, ci rende capaci di amore.

22 Ottobre 2021
D.

Ieri sera un amico speciale ha regalato alla nostra famiglia una coppia di canarini. Giovanni, il più piccolo dei bambini, sente che dopo di lui non ci sarà un altro compente e vuole qualcuno di cui prendersi cura. Ci ha chiesto tenacemente un animale (mamma una tartaruga!…. un pesce rosso allora? … un cane?) , più degli altri figli, indubbiamente, e credo dipenda proprio dal bisogno di curare e prendersi cura, come lui è stato e viene messo al centro delle attenzioni dai fratelli… Così, ecco entrare nella famiglia due canarini, mediazione tra tante possibilità e soprattutto perché giunti in dono.

Ieri sera, dunque, è iniziata l’avventura: prima che l’amico se ne andasse, “ho voluto prendere consegna” proprio io, appuntando su un foglio tutto quello che poteva servire. Tutto, tranne l’unica raccomandazione che mi era stata fatta con particolare enfasi e di cui – ero certa – non mi sarei dimenticata: “Quando apri le gabbietta per qualsiasi necessità, fallo in una stanza chiusa. Se esce è perso, non lo riprendi più”.

Stamattina, poche ore fa per la precisione, i canarini hanno fatto colazione con Giovanni. Poi tutti a scuola, tranne i due animaletti rimasti a casa con me. C’è un bel sole oggi. Proprio luminoso, proprio caldo. Li ho portati, come regalo di benvenuto, sul balcone più soleggiato di casa. Intanto stendevo e sfaccendavo… Più tardi, ho pensato che in una bella mattina di sole facesse piacere avere un po’ di acqua fresca con cui spruzzarsi. Nella gabbietta, l’amico ci aveva lasciato anche una piscina da riempire all’occorrenza. E così l’ho fatto, così è successo: ho aperto una finestrella della gabbietta per prendere il piccolo recipiente e riempirlo d’acqua. Mentre ruotavo l’oggetto, uno dei due canarini, il maschio, è sgusciato fuori.

No: non si può essere più stupidi di così.

Mi è sfuggito un urlo; mio marito è accorso; ha visto l’accaduto e mi ha detto: “Basta è andato: non si può più fare nulla”, perché era stato attento anche lui alle parole del nostro amico. Noi abitiamo ad un secondo piano. Sono scesa di corsa. “Ale: riporto a casa il canarino”. Ho preso due teli con me: la mente di fa lesta, di fronte all’esigenza. Ho pensato che i canarini non sono abituati: volano poco e male: magari era a terra e avrei potuto fermarlo con una coperta. Ma non lo vedevo. “Non c’è tesoro. Sali!” , mi ha detto mio marito, allarmato della mia eccessiva preoccupazione.

Non vedevo il canarino. Ma lo sentivo nell’aria. Di fronte al balcone di casa ci sono tre grandi alberi, aceri credo, che fanno parte del giardino della scuola. Era lì. Ne ero certa. Non lo vedevo ma la sua voce mi raggiungeva: quella mi è già nota. La femmina era rimasta sul balcone e lo chiamava. Era lì. Sono rimasta ad aspettare che, muovendosi, si rendesse identificabile. Ed è successo: ad un certo punto, con un grande slancio per un canarino, ho provato a volare verso il balcone; senza farcela è atterrato nel giardino della casa a piano terra. Ho corso intorno all’edificio per arrivare nel punto in cui era atterrato, ancora in pericolo, appollaiato sull’inferriata del confine. Con il telo ho provato a prenderlo o almeno a spingerlo lontano dal mondo aperto che lo chiamava lontano. Davvero si è spostato all’interno del giardino e si è fermato vicino al vetro della portafinestra della casa di una vicina.

Da qui in poi una serie di fortunate coincidenze ci ha permesso di recuperarlo. La vicina era in casa, ed è persona cordiale, accogliente. Abbiamo portato la gabbietta con la femmina nella sala della vicina, abbiamo messo del miglio sull’ingresso e spalancato la porta finestra. Il canarino si è lasciato condurre; è entrato; abbiamo chiuso la porta. Ero già felice! Ci toccava solo riprenderlo, usando le nostre mani. Ma noi siamo neo-padroni, abbiamo mani grandi, goffe, paurose di stringere troppo o male… Dunque abbiamo lasciato che facessero loro. Quando, si è avvicinato alla sua compagna, abbiamo messo sopra un telo. Mio marito teneva chiuse le estremità, ed io ho infilato le mani aprendo di nuovo la gabbietta. Speravo entrasse da solo, senza che noi rischiassimo di fargli del male. Ed anche in questo, la saggezza della natura ci ha aiutato.

Ora, mentre scrivo, i due animaletti sono qui accanto a me. La femmina mi sembra più scarmigliata del maschio che pure ha corso un grande rischio. Che sia stata la preoccupazione a sciupala così!? Sono entrambi al sole, al chiuso, e la vaschetta dell’acqua per sciacquarsi è riempita. La stanno usando : che belli gli spruzzi e il loro modo di roteare le piume. Fosse per me i loro nomi sono scelti: nomi Sioux che raccontano la vita. Lui “Ritorno” e lei “Richiamo”. Insieme “Richiamo e Ritorno”. Ma stasera raccontiamo ai bambini i fatti e lasciamo che siano loro a decidere. Credo si andrà su altro vie, tipo “Benny e Jenny”… ma non importa!

Credo che questa esperienza mi abbia pure insegnato qualcosa. C’è una determinazione buona, a volte. Sorge inaspettata e forte nel cuore e può avere un senso seguirla. Quando l’uccellino è volato via, ho capito che l’avrei seguito fino in fondo. Fosse finito tra i denti di un gatto, sotto una ruota, o fosse semplicemente crollato per l’eccessiva fatica richiesta al suo cuore, l’avrei seguito. Perché mi spiaceva che la sua giovane e frizzante vita finisse per la mia stupidità e senza che qualcuno , – io, toccava a me – avesse provato a salvare il suo piccolissimo frammento di bellezza. E poi perché non sapevo cosa raccontare a Giovanni: vedevo i suoi occhi domandarmi: cosa è successo, mamma? Solo seguendo l’uccellino fino in fondo, avrei almeno conosciuto cosa c’era di dire.

Ecco il frutto di una mattina andata ben diversamente dai miei piani, ed ecco il mio ringraziamento: ti lodo, Signore, perché nulla accade che non abbia parte in Te. Con inaspettata dolcezza e delicatissima attenzione, ci nutri come fai con gli uccelli che abitano nel cielo.

18 Ottobre 2021
Alberto

Recentemente Papa Francesco ha istituito il ministero del Catechista. Questo gesto è l’esempio di come la Chiesa, sull’esempio di Cristo, sa rendere sempre nuove tutte le cose.
L’esempio del Catechista nella società è antica e sempre si rinnova.

Chiunque è chiamato a servire nella vigna del Signore.

Un saluto a tutti e a ciascuno.

18 Ottobre 2021

Neanche il tempo di accettare che la frescura serale dell’Estate stava aprendo sempre più la strada all’aria ben più frizzantina dell’Autunno… Ed ecco che la mattina scorgo un ospite in più nella porzione di giardino che si apre davanti al tinello. Fa il suo giretto attorno al prunus, esplora un po’ l’area del pozzo, e poi su in volata a raggiungere la cima dell’ultima propagine dell’Ippocastano. E da lì, orgogliosamente impettito, pattuglia con rapidi sguardi il territorio circostante cinguettando a pieni polmoni.
Il pettirosso è tornato!
È tempo di iniziare a pensare a qualche gustoso bocconcino da lasciare in dono a lui ed ai suoi compari.

17 Ottobre 2021
Savina

Vorrei saper disegnare e dipingere.
Allora uscirei nelle strade per dipingere le pareti esterne delle case con disegni e colori delicati.
Quante cose si potrebbero dipingere!
I fiori, i frutti, il sole, la luna e le stelle, la mamma con il suo bimbo, i nonni con le loro storie, i mestieri, le gesta sportive…
Anche qualcuno che piange e una mano che asciuga le lacrime…
E le meridiane che così bene segnano il tempo, decorate con ricami disegnati…
E volti sorridenti, oppure anche tristi e pensierosi…
Sentimenti dentro le case e sentimenti fuori.
Un sogno, per portare cambiamento e speranza…

13 Ottobre 2021
Pat

D. La tua non è una litania delle piccole cose, ma una litania dei piccoli. Sei fortunata ad averli e loso sono fortunata ad avere te. Grazie per la condivisione

4 Ottobre 2021
D.

Si avvicina la festa di san Francesco, ed in classe, poiché il programma di letteratura lo richiede proprio in questo periodo, abbiamo provato ad avvicinare la lettura del Cantico delle Creature.

Alla lavagna ho disegnato Sole, Luna e Stelle, Vento, Acqua, Fuoco e Terra. In ciascuno di questi elementi Francesco vede riportato un modo di essere di Dio. I miei ragazzi non sono affatto tutti credenti, né tanto meno la mia è un’ora di religione. Con cautela quindi abbiamo provato a domandarci (se un Dio esiste, anche solo come Entità creatrice da cui la realtà proviene) in che modo gli elementi elencati alla lavagna potessero esserne immagine (nel testo “de Te porta significatione”).

Cercare aggettivi e riferirli agli elementi, confrontare il nostro elenco con quello di Francesco, è stato interessante. Gli aggettivi di oggi in parte rispecchiano quelli di secoli fa, quando la natura è vista nella sua semplice e diretta familiarità, in parte portano eco di una distanza tra uomo e creato (alcuni tra i ragazzi vivono poco all’aperto e hanno moltissimi surrogati a disposizione), o di un brivido di fronte ad un universo in cui il pianeta Terra non è più indicabile come centro assoluto e culmine della creazione. “Siamo polvere di stelle: polvere certamente, di stelle è da vedere” scherzando mi ha suggerito un ragazzo. L’elenco è stato accompagnato talvolta dal racconto vivido delle esperienze che avevano permesso ai ragazzi di “scoprire” un particolare aggettivo. Sarebbe bastato questo a convincermi che il Cantico delle creature merita la lettura: anche solo perché i ragazzi si scambiassero la ricchezze delle loro esperienze, o la povertà della loro assenza, e tra loro accadesse il miracolo del contagio della curiosità innescata da coetanei….

Ma il punto che mi ha personalmente sorpreso, è venuto dopo. Chi prepara lezione ha in mente un copione di svolgimento, ma la lezione in verità si trasforma e prende forma grazie al contesto: se non ci fosse stato quel contesto in aula, io stessa che parlavo, non avrei davvero capito. La comprensione è comunitaria. Ovvero, la dimensione comunitaria amplifica, potenzia la comprensione.

S’era creata dunque, in aula, l’attesa di scoprire se gli aggettivi cercati da noi assomigliassero a quelli del Santo di Assisi. Al verso 23 inizia la seconda parte del Cantico. Ho avvertito che da quel punto in poi, l’uomo entrava in scena non più come destinatario della Creazione ma come creatura lui stesso. Non avevo pensato di continuare l’elenco dei rimandi; quell’attività per me finiva con l’ultimo elemento naturale, con sora Terra. I ragazzi, invece, erano già pronti : “Dobbiamo dire, prof, quali aspetti dell’uomo rispecchiano Dio?”. “Sì”, ho detto, seguendoli.

Dentro di me, mi chiedevo: “E’ andata così, dunque? Nel cuore di Francesco iniziava, ora, l’elenco delle caratteristiche che fanno dell’uomo l’immagine di Dio?”. So il Cantico a memoria eppure, in quel frangente, non lo ricordavo. Voi che leggete, se come me avete improvvisamente smarrito il ricordo, provate a chiedervi quale sia questo modo di essere dell’uomo che lo fa simile a Dio e che rivela, allo stesso tempo, il modo in cui Dio si comporta nei nostri confronti. Provate prima di continuare a leggere, così come è andata ieri, perché questo tentativo –fidatevi – è rilevante per ciascuno.

Io me ne stavo incerta. I ragazzi no. La prima mano si è alzata subito e una voce se n’è uscita con questa parola: “compassione”. Hanno dodici anni, i miei ragazzi, e mi hanno detto compassione in prima battuta. La mano era di una ragazza che si chiama Bianca. Nessuno l’ha contradetta: era una parola che piaceva. La campanella è suonata. Ho scritto alla lavagna compassione e sono uscita: un’altra volta forse finiremo il confronto, ma credo che il Cantico l’abbiano capito, se già stavano spiegando loro a me……

San Francesco, nel suo testo, continua in questo modo: “ Laudato si’, mi’ Signore per quelli che perdonano per lo Tuo amore / e sostengo infirmitate e tribolatione”. Queste sono le virtù divinamente umane, umanamente divine. Le ho rilette con uno stupore nuovo, grazie alla mia classe, e vi auguro, di cuore, che succeda anche a voi.

Il Cantico è scritto vicino alla fine della vita di Francesco, a “vita vissuta” in mezzo a tante fatiche: esso è quasi un testamento per camminare sulla via della Gioia. Che il cantico apra alla Gioia appena lo si legge, è evidente. Se ci suggerisce qualcosa un uomo così, ha senso fermarci per provare a capire cosa ci stia dicendo. Ci ho riprovato anche io, da capo, dopo la lezione.

Cos’è il perdono per amore? Il perdono è un amore sempre rinnovato, un amore che sempre apre la porta, un amore che riporta alla fiducia e alla vita. San Francesco ha vissuto insieme a fratelli, ai suoi frati: ha sperimentato quanto il peccato sia una porta chiusa che costantemente ci blocca nei rapporti, ci rinchiude nella nostra meschinità, crea separazione. Quando siamo chiusi, è l’amore di un fratello che ci perdona. Che potere divino esercitiamo quando perdonando confermiamo l’Amore! Perdonare è donare fino in fondo; “per” è un rafforzativo: ancora una volta: è amare senza arrendersi. Tutti abbiamo bisogno di una conferma incarnata nella nostra vita, nel nostro ora e qui, quando ci sentiamo inadatti, incapaci, indegni. Tutti abbiamo bisogno del perdono dei nostri fratelli: del loro amore confermato, che ci riapre a Dio.
Infine, sopportare infermità e tribolazione è farsi simili a Gesù perché Gesù ha accettato di non essere salvato dalla sofferenza, ma di incontrare Dio presente anche nella sofferenza, o soprattutto lì perché lì abbiamo più bisogno di Lui. Compassione, cioè con-patire, soffrire insieme a noi: così fa Dio e noi viviamo per scoprire, passo dopo passo, che Dio ci ama e noi possiamo amare come Lui.

E io ringrazio, Litania, ma non sono più poi tanto certa che queste siano “piccole cose”. Cose grandi rivelate ai piccoli…suonerebbe forse più opportuno ????.
Buona festa di san Francesco, buon Cantico a tutti voi!

2 Ottobre 2021
Mary

L’autunno è arrivato con tutte le sfumature di colore dello sguardo di mio figlio. Proprio il primo giorno d’ autunno mio figlio decide di alzarsi prima del solito per fare colazione; da quel giorno io lo aspetto, in cucina, subito i nostri occhi si incontrano, subito è intesa, subito cogliamo l’ umore che anima il nostro risveglio, poi iniziamo a parlare, quasi un sussurro, le parole che escono semplici, spontanee, fluide, calde. L’ atmosfera si fa intima e delicata come la luce dell’ alba che ancora si deve levare. Non posso che RINGRAZIARE!

1 Ottobre 2021
D.

Stamattina ho lasciato il mio paese verso un altro paesello qui nella Bassa. Da me pioveva, mentre la direzione intrapresa portava verso un cielo già sgombro da nuvole. Un presagio di quel che avrei vissuto.

Mi accingo a scrivere conscia che quel che ho da dire non sia trasmissibile a parole. È un messaggio vivo che richiede una presenza reale e una predisposizione di spirito per accoglierlo. Ci provo comunque perché il desiderio di ringraziare è grande e a questo mi spinge.

A tutti noi sarà capitato di raccogliere il racconto di una sofferenza. A me capita abbastanza spesso anche per il lavoro che svolgo…, e perché sì: ho molti amici e tra amici si condivide. La sofferenza dell’altro passa a te: diventa un male condiviso, da portare. Non è facile. Ha la forma di un peso. Talvolta è una ferita che senti come inferta anche a te. Purtroppo, non è affatto detto che una sofferenza sia risolvibile. A volte – spesso, in verità – è solo da portare. Allora si intraprende la strada di consegnare a Dio quel peso. È lezione anche questa che “ho imparato” recentemente… e di cui ringraziare: consegnare a Dio significa vedere che nulla accade senza che Dio lo ricopra di sé. È uno svuotarsi per vedere che tutto è nelle Sue mani. E non è questione di uno sforzo di comprensione. È un dono ricevuto in cambio di una apertura fiduciosa a Lui.

Oggi mi è capitato qualcosa che non conoscevo e di sorprendentemente bello. Una bellezza che toglie il fiato, “mozzafiato” come dice la saggezza del linguaggio popolare. Oggi ho ricevuto il racconto di una sofferenza (dovrei dire di una serie di sofferenze, sinceramente grandi e oltre il numero da mettersi ragionevolmente in conto…) che alla fine mi hanno lasciata leggera e serena più di prima: anzi, come prima non avrei potuto essere. Ecco che cosa ho scoperto e quale dono ho ricevuto oggi: la sofferenza, consegnata a Dio, vissuta alla luce di Dio da chi se la trova di fronte, diventa Resurrezione già compiuta qui sulla terra.

Quando alla fine del racconto ti volti per raccogliere con un unico sguardo quello che hai sentito vedi qualcosa che non potevi immaginare. Non c’è un roveto di spine, né strapiombi, né buio, né pianto disperato… Quello che vedi è un prato di fiori. Fiori e fiori, così fitti e colorati da non poter più intravedere nulla del terreno su cui sono cresciuti. E tu stesso hai la precisa percezione di essere stato chiamato a camminare su quei petali: un dono, un onore, un inestimabile regalo. E che gli occhi nel raccontare piangano ancora, non deve confondere: semplicemente il cuore di chi parla e di chi ascolta torna a commuoversi ripassando per le vie in cui ha camminato l’amore vero.

Ho sfilato le scarpe, chiuso gli occhi e camminato in lungo e in largo su quel campo. Al ritorno, mentre guidavo in macchina, sentivo intenso un profumo di fiori nelle narici.

Chiediamo prove di Dio. Oggi ho avuto la mia prova: se una persona può vivere così, ecco : Dio esiste ed ha abbondantemente operato attraverso di lei e in lei.

Grazie.

27 Settembre 2021
Rosaemma

Benvenuto autunno!
Che cosa ci insegna l’autunno?
Che nel dolce fascino malinconico,associato al cadere delle foglie,possiamo apprezzare tutto lo splendore di una stagione romantica e poetica, che ha il pregio di regalarci una spettacolare tavolozza di colori…a perenne lode della bellezza del Creato. E, quando gli alberi rimangono spogli, l’autunno ci insegna a guardare il Cielo – bellissima osservazione di don Stefano nella messa di ieri – e ci invita a visioni nuove e vedute ampie.
Ci insegna anche che,per ricominciare,, bisogna trovare il coraggio di fare cadere le foglie secche, anche a costo di lasciare spoglio e freddo il nostro ramo….
lasciare andare il passato e tutto ciò che ci appesantisce il cuore…ma soprattutto liberarci da ogni chiusura e da tutto ciò che ci allontana dal Vangelo e dalla ricerca del Regno dei Cieli.
Solo così potranno nascere nuovi germogli…solo così potremo aprirci ad un mondo di inclusione e di comunione fraterna.
Benvenuto autunno !

27 Settembre 2021
Savina

Autunno

Intorno a me
caleidoscopio
di colori danzanti
nella brezza leggera.

Cadono le foglie
accompagnate dal vento
si posano su di me
come ultime carezze.

22 Settembre 2021
Marisa

Amo l’autunno per i suoi colori, foglie che cantano e danzano la loro fine perché sanno che daranno vita al terreno che le accoglie, gioia ai bambini che le sparpagliano sotto lo sguardo severo di chi le ha ammucchiate.
Amo l’autunno perché mi ricorda che c’è un tempo d’attesa di una nuova nascita. Amo l’autunno perché la sua colorata bellezza mi apre alla lide di chi lo ha “inventato”.

22 Settembre 2021
serena

DIO HA GIA MESSO TUTTO A POSTO

Non scoraggiarti, no
Dio ha già messo tutto a posto
non preoccuparti, no
Dio ha già messo tutto a posto

Non devi preoccuparti
e non scoraggiarti
puoi riposare e solo fidarti
è arrivata la tua benedizione
Dio ha già messo tutto a posto

Hai cercato molto Dio
per sistemare tutto
Dio ha camminato con te
ecco perchè ha funzionato.

Padre Marcelo Rossi, San Paolo del Brasile

15 Settembre 2021
serena

Incendio grattacielo Milano,
il primario Ieo Spaggiari: “Sono laico, tutto è distrutto e s’è salvato solo il crocifisso”
di Giampaolo Visetti

Tutti i residenti nel grattacielo lo considerano un miracolo, perché il rogo non ha causato vittime. Lasci che io possa pensare a un inspiegabile prodigio

“Se fossi credente mi sentirei davanti a un miracolo. Da trent’anni però opero chi è colpito dal cancro: i contorni della mia idea di fede si sono progressivamente offuscati. Così non posso che definire incredibile quello ho visto”.

Il professor Lorenzo Spaggiari, 60 anni, emiliano, direttore della chirurgia toracica dell’Istituto europeo dei tumori e docente all’università di Milano, abitava con la famiglia l’ultimo piano della Torre dei Moro.
“Il soffitto è crollato e abbiamo perso tutto. Bruciata e sciolta dal calore anche la cassaforte inserita nel muro. Soltanto una cosa non solo è salva, ma intatta: un crocefisso. Lo conservavo in una bustina di plastica: come nuova anche quella. Incredibile: mia moglie si è messa quella croce al collo e non vuole toglierla più”.

Perché è tanto colpito da questo episodio?
“Siamo proprietari del diciottesimo piano. In duecento metri quadri non è recuperabile uno spillo e ho visto la mia casa bruciare in diretta tivù. L’unico oggetto ad essere riemerso dalle macerie, in perfetto stato dentro una cassaforte liquefatta, è quella piccola croce d’oro. Inutile negarlo, la mia famiglia è scossa”.

Non può essere un caso?
“Se lo è, è un caso che turba. Anche perché non si è verificato da solo”.

Cosa intende dire?
“Domenica mia moglie voleva restare a casa. L’ho infine convinta ad andare qualche ora al mare in Liguria con i bambini. Non avevo mai insistito prima. Se non fossimo usciti, trovandoci al di sopra delle fiamme scoppiate più in basso, saremmo stati in trappola. Spesso nel fine settimana stavamo a giocare e a riposare nel soppalco al diciannovesimo piano. La coincidenza, grazie a cui siamo vivi, ci ha turbato: ritrovare poi tra i detriti solo una croce, sparata fuori dal muro, lascia increduli”.

Ora è prima mattina: cosa ci fa lei ai piedi del grattacielo sotto sequestro?
“Passo prima di andare in ospedale. Sono tornato a operare già lunedì e lavoro ogni giorno. Chi ha un tumore non può aspettare. La mattina dopo il rogo ero atteso da diciassette pazienti. Io avevo perso la casa, ma loro rischiavano di perdere la vita”.

Come riesce, dopo il disastro, a concentrarsi subito su un lavoro tanto delicato?
“È l’opposto: operare mi aiuta a resistere. Da lunedì la mia empatia con i malati e con le loro famiglie è più forte. Ora sono loro ad aiutare me. Vedo la dignità con cui affrontano il dolore: mi vergognerei a dare la precedenza alla mia casa. Quando si incontra la propria disperazione si comincia a capire meglio quella degli altri”.

Quando aveva acquistato l’appartamento?
“Prima che esistesse, ancora sulla carta. Poi ho visto il grattacielo nascere. L’ho scelto per stare vicino allo Ieo. Sono sempre reperibile: in dieci minuti potevo essere in sala operatoria”.

E adesso?
“Un amico mi ha prestato 60 metri quadri. Negli ultimi dieci anni siamo vissuti su un piano intero, per la famiglia accontentarsi è un’esperienza preziosa. Un chirurgo può guardare alla vita da una prospettiva complessa. Lei però non dimentichi ora l’essenziale: quel crocifisso salvato all’ultimo piano.
Tutti i residenti nel grattacielo lo considerano un miracolo perché il rogo non ha causato vittime. Lasci che io possa pensare quantomeno a un inspiegabile prodigio”.

5 Settembre 2021
serena

Minuti di cielo

Non avere sempre fretta, abbi il coraggio la mattina quando ti alzi di spalancare le finestre e ammirare il sole che ha atteso che tu ti risvegliassi, ti alzassi per riscaldarti con i suoi raggi. Con la sua luce ti fa vedere l’immensità dei colori.

Dietro tutto ciò si nasconde Colui che non ha smesso di vigilare su di te mentre eri nel sonno profondo. Egli ha pensato come sorprenderti ed attirare la tua attenzione. Salutando il sole e ringraziandolo, tu saluti colui che lo ha creato e lo ha fatto risplendere per te e su di te.

Fai il Segno della Croce e inizia il tuo giorno! Potresti cantare “Laudato sii Signore” cantando allontanerai le preoccupazioni e riporterai in te la gioia di essere proprio in questo attimo, in questo giorno e in questo tempo…

Non dimenticare in tutto ciò che farai in quest’oggi di farlo con Colui che ha creato il Sole e tutto l’universo compreso te stesso… Ricorri alla Bibbia in esso troverai un messaggio speciale per te, anzi in essa troverai l’alito di vita e la vita stessa…

Ascolta in silenzio e in essa percepirai Dio che ti parla e tutto sarà diverso perchè tu sarai diverso, Inizia ad amare le piccole cose perchè Colui con cui hai iniziato quest’oggi si chiama AMORE!

fra Anto Rados

2 Settembre 2021
D.

Del luogo in cui ho chiesto a Dio di attraversare questa vita da cristiana ho perfetta memoria. Pochissimi ricordi conservo dell’infanzia, di questo è vivo tutto l’essenziale. Avevo dieci anni suppongo (era primavera e il mio compleanno cade d’estate) ed era la seconda comunione, vissuta nel luogo che era a me più caro in quel periodo. Strano: non ho ricordi legati alla comunione in parrocchia perché il catechismo e la chiesa centrale del mio paese non mi riguardavano, non era lì che vivevo. Ricordo dunque la seconda comunione.

Quel luogo che mi fu caro, quella chiesa, oggi non esistono più. Il luogo non è più di culto e la chiesa sconsacrata è una sala riunioni, molto bella immagino perché per quanto si possa modificare….: era bella. Mi sono chiesta che rapporto avesse Gesù con il tempio, con i luoghi sacri della sua infanzia e della sua vita. Li ha frequentati, li ha abitati (non ha forse letto in chiesa e commentato alcune letture?) eppure non era attraverso quei luoghi che doveva restare. Non era legato né tantomeno prigioniero in case edifici strutture. Non è neppure venuto ad insegnarci questo: in esilio, profugo e poi finalmente un nuovo domicilio ma nascosto…..: la casa materiale – una qualsiasi – si era riempita degli affetti di genitori e amici, nel nascondimento della vita privata, e poi era stata svuotata, abitata da altri. Non esiste in Terra Santa la casa in cui è vissuto Gesù: tra i tanti luoghi sacri credo che questo non ci sia nell’offerta.

Era tutto diverso il modo in cui sarebbe restato. Il tempio distrutto in tre giorni e in tre ricostruito. Quello era il Suo modo di restare per sempre. E’ un bene il doversene andare, è un bene il restare in cammino, è un bene non vincolare ad un luogo materiale i nostri affetti più profondi. Ci ricorda quella verità così ferma e tangibile, eppure così costantemente negata e rimossa: non siamo di questo mondo.
Non c’è via di mezzo. Bisogna perdere i luoghi sicuri, i rifugi, per essere capaci di capire le cose del cielo. Bisogna rinunciare ai solidi pilastri della nostra piccola quotidianità per seguirLo. E’ una benedizione persino questa continua costrizione a restare in movimento, altrimenti Dio non ce la chiederebbe.

Come devono essersi sentiti i discepoli (donne e uomini) che avevano vissuto quotidianamente di fianco a Gesù quando questi se ne era andato da questo mondo. Lui che era IL LUOGO in cui abitare. Vai a spiegarlo al cuore che non è più qui. Vai spiegarlo agli occhi che non lo vedranno più. Vai a spiegarlo alle mani che non c’è più nulla da cucinare insieme. Come avranno fatto nei giorno dopo l’Ascensione? Nei lunghi giorni a venire? Giorni tutti così tremendamente uguali nel loro essere privi di Lui. E le cose che credevi di sapere non le sai più, perché non suonano più come prima.
Chi guarda alle spalle, vede il vuoto e se ne sente penetrato con incredibile forza avvilente. Chi guarda in avanti, con fiducia – ce l’ha detto di avere fiducia, lo cantiamo così spesso in tante melodie: Pietro vai, fidati di me … – , va incontro alla Vita. Ma in alcuni frangenti è ben difficile capirlo.

All’inizio nei giorni a venire, si saranno alzati confusi, senza sapere cosa fare, quali passi muovere. Avranno sentito un ronzio nelle orecchie, ad occupare, sostituire il suono della Sua voce. Avranno avuto paura e provato solitudine, tutti, nessuno escluso.

Ma c’è il racconto che rende presente, vivo, il bene ricevuto. I Vangeli non nascono forse da racconti messi per iscritto?

Avranno iniziato a raccontarsi tra loro come era quando Lui era lì con loro in carne ed ossa. I miei figli mi chiedono spesso “come era quando c’era il nonno?”, segno che la domanda ed il racconto che ne scaturisce sono entrambi primigeni. Dopo il racconto, viene voglia di vivere le cose belle (esclusivamente quelle) che c’erano nel racconto. Domenica pomeriggio ho dovuto portare il mio piccolo alla ricerca di pannocchie lasciate indietro dalle trebbiatrici, perché avevo raccontato a pranzo uno dei giochi preferiti della mia infanzia, appunto insegnato dal nonno: la gara a chi riempiva di più il sacco di pannocchie camminando tra le stoppie, un gioco che alla sera rendeva assai lieti anche i suoi conigli, quando portavamo loro i chicchi dopo aver sgranato insieme.

Il racconto condiviso apre all’azione. Un bambino si alza e dice: anche io voglio farlo! E’ così che resta vivo tutto. E noi non vogliamo seguire un bambino? Non vogliamo fidarci del suo slancio che ci lancia in avanti e che ci chiede di fare? Ci alziamo in piedi e iniziamo a muoverci, irresistibilmente coinvolti! Lo sento già questo entusiasmo nel cuore, questa voglia intensa gioiosa sorridente di vivere. Li vedo già i frutti nuovi che per vie inaspettate rivivranno là dove è stato seminato ed il contadino resta fedele al seme che cresce. Verranno altri racconti da condividere. Credevano non ci fosse più strada ed invece LUNGO IL CAMMINO l’hanno incontrato: esattamente, precisamente, proprio proprio come era accaduto ai discepoli di Emmaus.

Gesù libera. Persino libera ciascuno di noi da sé stesso, affinché liberamente ci alziamo per andare ad incontrarLo.

25 Agosto 2021
Savina

E la gente rimase a casa
e lesse libri
e ascoltò
e si riposo’
e fece esercizi
e fece arte
e giocò
e imparò nuovi modi di essere
e si fermò
e ascoltò più in profondità
qualcuno meditava
qualcuno pregava
qualcuno ballava
qualcuno incontrò la propria ombra
e la gente cominciò a pensare
in modo differente
e la gente guari’.
E nell’assenza di gente
che viveva in modi ignoranti
pericolosi
senza senso e senza cuore,
anche la terra comincio’ a guarire
e quando il pericolo finì
e la gente si ritrovo’
si addolorarono per i morti
e fecero nuove scelte
e sognarono nuove visioni
e crearono nuovi modi di vivere
e guarirono completamente la terra
così come erano guariti loro.

Kathleen O’Meara (1869)
poetessa irlandese

Impressionante! Sembra scritta per noi adesso…

22 Agosto 2021
Mario

Auguro a tutti di trovare il proprio puntino luminoso e di tenerselo stretto.
Gioie, dolori, fatiche, soddisfazioni, fallimenti: finisce tutto lì, è lì che siamo noi; dentro ad un punto di luce che è eterno.

21 Agosto 2021
Arianna

Dopo il lavoro fitto a Giugno, l’ultimo esame a metà Luglio…Un primo assaggio -pur piccino- di vacanza mi era davvero necessario!
Una settimanina scarsa e fitta di appuntamenti, ma già l’essere altrove ha permesso di staccare la spina e lasciar riposare un po’ corpo e cervello. Un riposo che ci voleva, ci voleva eccome. Una sospensione dalle “cose da fare” per permettersi il lusso di assaporare. Assaporare cosa? Tutto!
Anche la poesia del buio che avanza sul giardino, accompagnato dalla luce delle finestre vicine che vi si allungano in diagonale. Sghembi riquadri di luce dorata che squarciano la campitura verde/blu della notte a ricordare mondi altri mentre la luna crescente inizia a far capolino oltre il tetto della casa di fronte.
Ritornare a godere di questa bellezza spontanea, ricordarsi che esiste anche lei, permette di ritrovare un contatto più sereno con il mondo.
Il mondo è fatto anche di questo -e per fortuna!- e vale la pena ricordarselo.

20 Agosto 2021
D.

Risveglio. Accade di risvegliarsi anche quando non si sta affatto dormendo e di essere richiamati, pressoché di soprassalto, alla bellezza della vita.
Che si fa tornati dalle vacanze? Si va a farsi sistemare i capelli, ovvio. Me ne stavo dunque con il naso immerso nel mio libro, davvero dimentica del circostante, in attesa del mio turno al risciacquo. Non ho visto Dafne arrivare, non ho sentito l’acqua iniziare a scorrere. Il risveglio sono state le dita delle mani di Dafne sul mio capo. C’è modo e modo di “risciacquare una testa”. Il risciacquo di Dafne è un massaggio che vorresti non terminasse più; all’inizio richiama sull’attenti ed è un potente risveglio: in un istante chiudi il libro, chiudi gli occhi, e ogni senso si riapre ad ascoltare cosa accade nel corpo. La forza non prepotente delle dita con movimenti circolari scorre sul capo e si diffonde nelle membra.
Grazie per il mio corpo: ancora una volta mi accorgo che abbiamo un corpo e di quanto sia bello essere fatti di materia, solo quando qualcuno o qualcosa si prende cura di me e mi dona sollievo. Il lavoro di Dafne mi ha resa nuovamente attenta ad ogni carezza e ad ogni tocco che potrei dare. Grazie per il mio essere materia e l’essere materia dei miei fratelli: posso raggiungerli, toccarli e loro con me. Rendimi attenta ai corpi che incontrerò oggi, soprattutto se sofferenti.

Avvicinarci a qualcuno ci fa un po’ paura. Sia che questa vicinanza sia spirituale, sia che questa vicinanza sia fisica, materiale. Credo sia una paura buona: nasce dal rispetto e dalla consapevolezza dell’alterità; ha origine nell’innata consapevolezza della sacralità dell’altro. Mi piace moltissimo la forma di saluto che adottano altre culture e nella quale è richiesto l’inchino: mi sembra un saluto più profondo, che rammenta l’infinito che sta nell’altro. Forse è solo il fascino del passaggio da un’abitudine ad un’altra; e il fatto che ogni abitudine debba essere abbandonata per qualche tempo per essere riscoperta. Dare nuovamente la mano, toccare l’altro, mostrandogli che il nostro palmo è vuoto di armi, è aperto alla fiducia, finita tutta la paura del covid, ci piacerà moltissimo.
Questa paura del farsi prossimo, se non perde di vista la sacralità, può ben essere superata per arrivare all’altro ed essergli davvero vicino per come lui ha bisogno. Com-promettersi è una parola bellissima: “vieni e seguimi”, non ha forse lo stesso suono di un “compromettiti con me”?!. Grazie per tutti coloro che nel loro lavoro tengono vivo il rispetto e superano l’imbarazzo per farsi davvero vicini alla necessità di chi riceve.

Dafne ha ventisei anni, senza dimostrarli, ed è l’ultima arrivata: sta ancora imparando: può solo lavare, risciacquare e fare le pieghe alle signore. Un giorno verrà il suo turno di tagliare e di decidere la forma. Dafne ha il dono di fare davvero bene, anzi in modo unico, le cose piccole: quelle che gli altri trascurano. Grazie, tramite lei, a tutti coloro che nel lavoro di ogni giorno, consciamente o meno, curano ogni piccolo gesto.

… infine: devo andare più spesso dalla parrucchiera, e dovete anche voi: vero o no?!

16 Agosto 2021
Sebastiano

Signore oggi ho appreso la notizia della morte di Gino Strada
Che gigante in umanità!!!
Donaci tanti uomini che desiderano un mondo migliore e lottano per realizzarlo

13 Agosto 2021
Dania

“Tu sei la prima stella del mattino” e che bello poter iniziare una giornata con tale splendore e pensare che dietro vi è la fantasia di Dio,che con estrema generosità ha desiderato che potessimo cominciare con una tale meraviglia un nuovo giorno. Tutti, nessuno escluso, perché anche l’alba di ogni nuovo giorno è per tutti: per i buoni e i cattivi, per i giusti e gli ingiusti. Vedendo un simile spettacolo non si può non pensare a Dio e renderGli grazie, per sé e per ogni altro che lo contempla come te, immerso nei suoi pensieri…i miei sono per Lui.

12 Agosto 2021
D.

C’era silenzio. Anche il suono delle folate di vento era rimasto fuori. Nessuna pretesa, nessuna domanda. Solo la scelta del luogo in cui uomini prima di me avevano vissuto ed erano uomini che avevano conosciuto Dio, erano stati alla sua presenza durante la vita. Il desiderio della loro compagnia; essere dove erano stati: mi bastava. “Ci sono qui anche io”. Leggevo un libro di narrativa e le pagine scorrevano rapide. Non pregavo: c’è nella preghiera una intimità che ancora non mi appartiene. In un certo senso, me ne guardavo bene dal pregare.

Dall’esterno sono arrivate le voci di visitatori. Due famiglie, credo, con bambini. Li ho sentiti organizzare la posizione per gli scatti fotografici, ridere, schiamazzare, ed il richiamo consueto perché nessuno si facesse male. Mi immedesimavo in loro: era quello che avrei fatto io se fossi stata lì con la mia famiglia al completo e degli amici. Ero da sola, però, in quel frangente e mi chiedevo se fosse corretto che un luogo di culto diventasse un luogo per scatti fotografici, un ricordo solamente esteriore, da copertina, per un luogo che vorrebbe o dovrebbe essere principalmente interiore.

Me ne stavo in quelle elucubrazioni, quando il papà di quei bambini, avvicinandosi all’interno del piccolo edificio in pietra, deve avermi intravisto. “Guardate: c’è qualcuno che prega. Silenzio, bambini!”. E così è accaduto che gli adulti prima di entrare abbiano davvero riportato il silenzio; i bambini – cinque in tutto – hanno sceso gli scalini senza fiatare; un bimba camminava in punta di piedi: come sole le bimbe sanno fare, senza che nessuno lo suggerisca. Sbirciavano i bimbi verso di me; e non sapevo che fare: salutarli e rompere il silenzio, uscire dall’eremo, continuare a fingere una concentrazione che in realtà non avevo. Sono rimasta come ero. Le due famiglie hanno recitato una preghiera a Maria insieme a mezza voce e sono uscite.

Nell’eremo sono rimasta altro tempo. Sono giunti altri avventori. E più volte si è ripetuto il rito di prima: vedevano in me una persona in preghiera e ciò li conduceva al silenzio. Vedevano in me qualcuno che ero bel lontano dall’essere: come mi sentivo a disagio.

Non so come concludere. Esistono molte conclusioni possibili, probabilmente: la nostra indegnità personale non vieta a Dio la possibilità di servirsi di noi; il confine tra sacro e profano viene comunicato principalmente, anzi unicamente, dalla presenza viva di chi si mette all’interno di quel sacro: non da muri, né da pietre; anche la preghiera personale nasce dalla fratellanza (ovvero dalla dimensione comunitaria) e a quella fratellanza fa ritorno; la preghiera anticipa la fede e non viceversa.

Per quanto mi riguarda, ho pregato alla fine. Rassegnata a tutta quella sciocca complicatezza da vincere con la semplice umiltà che i bambini possono insegnarmi. Da vincere ieri, oggi, domani; anche che il processo di spogliazione possa sempre difficile, va messo in conto, per non smarrirsi. La preghiera ci riconduce ad essere bambini: ovvero figli nell’età in cui è così chiaro che non possiamo bastare a noi stessi: “Papà, mi aiuti tu?”; “Mamma, stai con me?”.

6 Agosto 2021
Arianna

Dopo un viaggio un po’ più lento del previsto, intorno alle 13 di ieri mattina imbocchiamo la strada che porta a Verdignes (BZ). In prossimità di una delle ultime curve del paese di Velturno, ecco una signora che, affacciata alla balconata in legno della sua casa, mi guarda negli occhi e mi saluta. In un attimo è stato come se la mia bisnonna, mia nonna e i miei prozii si fossero condensati tutti in quel saluto e mi sono commossa. Sarà stato anche il trasporto emotivo dell’aver esaudito il desiderio di mia mamma di tornare a visitare l’Alto Adige dopo gli anni dedicati alle nonne, ma quel viso sconosciuto, tranquillo e sereno, dalla pelle chiara indorata dal sole di montagna incoronata da corti capelli bianchissimi ed incorniciato da grembiule e vestiti dei più tipici, che incrocia il mio sguardo e mi saluta, mi ha davvero toccato il cuore.

6 Agosto 2021
A.

Sento che tocca a me dire qualcosa, per ricordarci che in realtà tutto è solo il rinnovarsi del prodigio delle onde del mare che levigano le rocce fino a renderle sempre più lisce e brillanti, in modo che ciò che siamo in profondità e desideriamo essere si riveli con maggiore chiarezza all’altro.
Ecco allora che la mia sorprendente goffaggine, la mia noncurante e disattenta imbranataggine non cancella ciò che sono davvero e ciò che voglio donarti. Ecco allora che la tua decisa e piccata reazione non cancella ciò che sei davvero e ciò che vuoi donarmi. Ci riveleremo un giorno pienamente nella luce (non so se in questo mondo o in un altro): sarà anche grazie alle onde che su di noi si sono infrante e sarà anche grazie allo sguardo reciproco che, con la fiducia tipica dell’Amore, ci ricorda chi siamo davvero, al di là delle tempeste che abitano la superficie. Questo sguardo è ciò che ho sentito in questi giorni: ed è questa la mia piccola litania. E questo stesso sguardo poso su di te.

In fondo se ha senso parlare di matrimonio cristiano, di dono sacramentale, penso che il significato sia questo: nutrirsi dello sguardo di chi nonostante tutto ci vede sempre come Figli e donarci reciprocamente lo sguardo di chi vede nell’ altro sempre lo/a sposo/a amatissimo/a, allora come oggi, come sempre.

E allora che vengano pure….che vengano le onde, che venga la tempesta, che ciò che è incrostato rifulga di nuovo bagliore.

Ti vedo dormire, ti guardo e mi addormento nel tuo sguardo.

28 Luglio 2021
Alberto

Sapervi in cammino sui luoghi di santa Caterina da Siena mi rassicura.
Lei che si è spesa anche per il bene dell’Italia e dell’Europa ci mostra che l’ unità dei popoli è un bene possibile sempre.

Sapervi lì è anche agire in questo senso e io mi unisco in comunione a quest’ opera.

27 Luglio 2021
D.

Mi manca Anna. Ho bisogno di un po’ di Anna. Se Anna fosse qui farebbe quello di cui ho bisogno.
Anna ha il duplice dono di fare quello che farei io, tre secondi prima che io mi renda conta di ciò che mi farebbe bene, e di farlo davvero. Un giorno nel cortile della scuola, in piena ricreazione, si è sdraiata a terra sull’asfalto supina. I capelli castani che risaltavano sul fondo nero opaco. Era sdraiata a terra perché era stanca e triste. Anche io ero stanca e triste. E’ stata una frazione di secondo quella per cui mi sono trattenuta. Una frazione di secondo in cui mi sono ricordata che ero la prof e che a vedermi sdraiata sul suolo anche i colleghi sarebbero accorsi a vedere se stessi male. Non ho chiesto ad Anna di alzarsi. Ho lasciato il tempo all’anima di stare dove si sentiva: è un tempo di riposo. Nessuno sforzo di mantenere la posizione eretta quando sei sdraiato a terra. Anima e corpo che si riuniscono, è un primo piccolo sollievo.
Aderire alla terra, lasciare tutto il corpo appoggiato lì, non sentirne più il peso, deporre le armi, sentirsi piccoli ed insignificanti come tutti i granelli di terra di questo mondo, è tutto ciò di cui si ha bisogno. Questo svuotamento prepara forse lo spazio ad una nuova pienezza. Ma il giorno in cui Anna si è sdraiata a terra c’era un cielo invernale grigio come l’asfalto; lo ricordo come fosse ieri perché avevo alzato subito gli occhi a vedere se un tuffo nell’azzurro le avrebbe fatto bene. Non è sempre detto che a terra si possa rimanere solo una manciata di minuti, né che la pace sia a portata di mano.
Un altro giorno, eravamo nello stesso cortile, si è allontanata verso il muretto che fa da confine. E’ tornata con una lucertola in mano. Ho sempre avuto un certo ribrezzo delle lucertole, al pensiero della loro pelle da rettile a contatto con la mia – vecchissimi dinosauri in miniatura che hanno scavalcato secoli e secoli – e lo ho sempre considerate leste più dei lampi: come si fa a catturarle? I miei amici, quando eravamo piccoli noi, le prendevano per tagliargli la coda: non ho mai voluto assistere e ho sempre considerato quegli agguati pieni di armi – reti, scalpello, forbici, forse un falcetto – e perciò truculenti. Anna mette la sua mano vicino alla lucertola con il pugno mezzo chiuso e la lucertola scivola dentro quando inizia a scappare. Poi resta lì, immobile.
– Guardi, prof, ho una lucertola.
– Ma Anna!
– Ma prooof! Provi ad accarezzarla.
– Non se ne parla.
Allora ha iniziato lei, con il suo dito indice lungo il corpo dell’animaletto fatto scorrere con briosa dolcezza. Almeno quello potevo provare a farlo, ho pensato. Lei ha sorriso e ha avvicinato la mano. E’ stato così semplice, così naturale. La pelle della lucertola era liscissima, ben diversa dalle squame rugose e viscide che mi aspettavo. Il mio palmo si è aperto di fianco al suo. Lei ha chinato il pugnetto, tenuto mezzo aperto, e la lucertola è scivolata sulla mia mano. Era primavera. Forse la lucertola era ancora intirizzita e perciò meno guizzante. Sta di fatto che è rimasta ferma sulla mano tutto il tempo in cui noi ce la siamo osservata. Il palmo è proprio sensibile: ed il peso, per quanto inconsistente, era ugualmente decifrabile. Completamente abbandonata sulla mia mano. Se chiudo gli occhi, riesco a recuperare nella mente la memoria tattile di quella sensazione. Era la prima volta che mi accadeva.
La lucertola ha viaggiato di mano in mano con gli studenti che hanno voluto provare ad ospitarla sul loro palmo. Quando la campanella è suonata, siamo risaliti per ultimi raccontandoci quell’avventura.
Dov’è Anna? Ho nostalgia di lei. Anna, che mi insegna a fare ciò di cui ho bisogno e mi fa superare la paura come fosse un gioco da bambini.
Vi auguro di avere un’Anna al vostro fianco.

23 Luglio 2021

Settimana scorsa, non senza una certa incredulità, sono riuscita a completare il primo anno di Scienze della Formazione Primaria. Al di là di tutti gli insegnamenti curriculari (le “materie” più classiche) c’è un insegnamento decisamente trasversale che l’esperienza di “ritorno all’università” mi ha portato: mostrarmi l’importanza di sapersi “mettere da parte”. Da quella gran chiacchierona che sono e sono sempre stata, non mi è stato difficile rompere il ghiaccio con i colleghi e con i docenti, complice il fatto che mi sentivo anche un po’ in dovere di aprire la strada delle discussioni cui ci invitavano i docenti. Sino a che una mattina, poco prima di iniziare la sua lezione, una docente non mi chiama alla cattedra per dirmi che ha notato che intervengo sempre, mi ringrazia per l’interesse dimostrato…E mi invita a provare a trattenermi ogni tanto, lasciare spazio al silenzio e un po’ di tempo extra ai miei giovani colleghi per “buttarsi”. Presa alla sprovvista, mi ci è voluto un po’ per prenderci la mano, ma i risultati non sono tardati e le discussioni si sono fatte anche più interessanti. Da questa prima esperienza ho iniziato a fare un po’ più attenzione a lasciare spazio agli altri, trattenermi, anche dall’intervenire, e lasciare agli altri il “loro” tempo. Ma la cosa più interessante è che, così facendo, mi sono resa conto di quanto sia utile anche a me lasciare un po’ più di spazio al silenzio e quanto mi sia utile e necessario “lavorarci su”. Il “non aver nulla da dire” può essere un’opportunità da valorizzare e di cui far tesoro e, se quella docente non mi avesse chiesto di mettermi un po’ da parte, probabilmente non me ne sarei nemmeno resa conto.

20 Luglio 2021
D.

Un punto paradiso a mio marito, stasera! Litania, aggiorna il risultato!
Saliamo sulla nave e …… ha prenotato una camera solo per me. Lui dorme con i bambini. Gli accordi non erano questi: tutti insime e io mi sarei stretta sulla brandina con il più  piccolo.
É una sorpresa. – Così riposi dopo aver sistemato tutto. Senti silenzio. Esci liberamente sul ponte a vedere le stelle, se vuoi, e non ti seguono. – Resto senza parole. Mi ha davvero  stupito. Il cuore è così lieto!

Il matrimonio.
Si impara con il tempo. Non eravamo così quindici anni fa. Spigolosi, affannati; io, poi, impreparata a quasi tutto e perciò estremamente critica, goffa, sempre sul punto di scoppiare per un nonnulla.
Cos’è l’amore? Non saprei definire . Di cosa è fatto? Ecco, questa è una domanda più circostanziata, e si può tentare una risposta. Sicuramente un ingrediente è: la precisa volontà di fare bene all’altro gratuitamente.  Qualcuno si scandalizza e dice che “la volontà di” si contrappone alla spontaneità. Sciocchezze.  La volontà è semplicemente più coinvolgente. Produce un amore sempre più coinvolto.
Smussare gli angoli.
Buttarla sul ridere.
Lasciare tempo al tempo.
Dire ma scegliendo parole e occasioni.
Sorridere di sé, sempre, il prima possibile.
Si impara, davvero!
È la volontà che rende l’amore quotidiano spudoratamente intenso.
“Oso” guardare oltre: non solo l’amore sponsale: ogni legame d’amore può diventare così spudoratamente intenso.

18 Luglio 2021
serena

“Invocami in questa tua vera,
profonda ed autentica angustia!
Chiamami!
Invocami nella tua necessità
e in quella degli altri,
nel vero bisogno,
nel quale tu pure ti trovi.
È essenziale, quando telefoni,
comporre il numero esatto.
Non rivolgerti, quindi, al cosiddetto destino;
il destino è un idolo cieco, sordo e muto
dal quale non c’è nulla da sperare.
Non rivolgerti nemmeno
a questo o a quell’uomo,
anche se è il più potente e il migliore.
Egli pure soffre delle sue pene
e di quelle comuni agli altri,
e dell’angustia profonda dell’essere uomini:
soffre come te.
Comporresti veramente un numero più sbagliato
se chiamassi te stesso,
se volessi contare sul tuo buon senso,
sulla tua volontà,
la tua buona coscienza e il tuo diritto.
Sta proprio qui la radice della gramigna.
Invocheresti proprio colui che è
la più profonda tua preoccupazione.
Chiama me: il vero Dio:
colui che unicamente è in grado di aiutarti.
Invocami!”

Mi piace pensare ad una linea diretta col cielo, servizio offerto 24 ore su 24, sette giorni a settimana.

12 Luglio 2021
Patrizia

La mia litania è per don Stefano che, attraverso le audio letture, con dedita premura, sceglie per noi preghiere, poesie e riflessioni rendendo “ricco”, il mio quotidiano appuntamento.

6 Luglio 2021
Savina

Il pane…
racconta una storia parallela alla storia umana…
L’impasto,
il lievito,
il tempo che scorre,
il suo magico profumo ti invita a far festa,
lo dividi,
lo doni,
lo mangi con tutti…
Ne raccogli le briciole per rispetto di chi ha fame,
se un pezzo ne avanza lo conservi,
perché il pane di ieri è buono anche domani…

4 Luglio 2021
D.

Non ero mai stata prima sulla riviera adriatica. Sulla costa romagnola, in particolare.
Sono stata abituata ad un mare più piccolo. Ed ad un numero di persone limitato che lo frequentano. Di per sé amo molto di più la montagna…
Dunque, la Romagna mi ha colto di sorpresa.
Più di ogni altra cosa, mi devo abituare a “reggere lo sguardo” sul numero di persone che, tra le otto e trenta e le undici del mattino, camminano lungo il mare.
Un fiume fatto di essere umani, nel mare.
Un gruppo ha attirato la mia attenzione. Il loro passo era più dondolante degli altri, erano più vicini tra loro nel procedere. Credevo fossero anziani. Non era così. Quando sono stati vicini ho capito che erano persone non vedenti, guidate da altre due o tre. Mi sono chiesta come arrivasse al loro orecchi la voce del mare: c’erano onde stamattina. Mi sono chiesta con quale intensità i loro piedi percepissero il fresco dell’acqua e la carezza della sabbia.
Credere che Dio tenga a ciascuno di noi e ci ama personalmente è un pensiero complesso. Assomiglia al secchiello che vorrebbe contenere tutta l’acqua del mare.
Vedere questi corpi che camminano sotto il sole e guardare a ciascuno di essi come a fratelli (non sconosciuti, non estranei), è altrettanto vertiginoso.

Torno al mio ombrellone (tra altri centomila che costellano la costa).
In un certo senso credo che il mio secchiello non debba riempirsi di nulla: non può contenere l’acqua del mare . È evidente.
Che le onde lo rovesciano, allora: riverso a terra, su un lato, potrà riemipiersi e svuotarsi di chissà quante onde…..

Di fianco a noi c’è una giovane mamma che allatta un bimbo di cinque mesi. Io lo guardo con tenerezza. La mia amica lo spia con dolore perché di figli suoi non ne avrà.
Due ombrelloni più in là, c’è un ragazzo disabile insieme ai nonni: solo la Romagna permette di raggiungere la spiaggia a chi ha condizioni di particolare difficoltà motoria. Lo curano con una forza e una dolcezza, nella fatica, che non so descrivere.
La bimba amica di mio figlio si chiama Chiara ed ora cammina sulla banchina con un passo spedito. Decisa. Ha avuto un’idea per un nuovo divertimento. Gli occhi le brillano sul viso, come la luce del sole sul suo costume azzurro. Mio figlio la rincorre a balzi, la supera, – Ci penso io Chiara!- e mette al suo servizio il suo entusiasmo ruzzolante e incontenibile.

Ho nominato solo otto persone di tutti coloro che sono insieme a me in questo mare. Nei loro occhi abita un’anima che è immagine di Dio. Me lo ripeto piano. Guardo loro, guardo il cielo azzurro e l’acqua che lo riflette, guardo Dio che abita la Vita.

2 Luglio 2021
Giuse

Ciao a tutti, amici per lo più sconosciuti ma che sento vicini e mi fanno dire “anche questo è un piccolo ritaglio di comunità”.
Spesso vorrei scrivere di immagini, fiori, natura che sono le mie piccole cose, ma mi trattengo… perché mi sembra di dover andare oltre…
Oggi decido di scrivere per condividere un Avvenimento (lo considero proprio maiuscolo!) che mi ha riempito di gioia, mi ha fatto dire ancora una volta di più che i ragazzi, i giovani ci danno lezioni di vita. Uno dei nostri giovani scout oggi ha portato all’esame di terza media l’argomento Aquile Randagie. Sicuramente qualcuno ne avrà sentito parlare ma vi dico in breve: sono stati giovani scout milanesi, e non solo, che durante la dittatura fascista hanno continuato le loro attività in clandestinità, in particolare facendo espatriare, attraverso la Val Codera, perseguitati politici, ebrei…
Già la scelta dell’argomento per un ragazzo è notevole ma il nostro eroe, che è un tipetto piuttosto timido e davvero poco abituato a mettersi in mostra, si è presentato ai professori in uniforme scout! Nessuno, se non la mamma alla quale ha chiesto di stirare la camicia azzurra, sapeva dell’impresa… Questo mi è sembrato davvero avere il coraggio di dire, vestire, testimoniare dei grandi valori.

19 Giugno 2021
serena

O Dio, tu sei il mio Dio,
dall’aurora io ti cerco,
ha sete di te l’anima mia,
desidera te la mia carne
in terra arida, assetata, senz’acqua.
Così nel santuario ti ho contemplato,
guardando la tua potenza e la tua gloria.
Poiché il tuo amore vale più della vita,
le mie labbra canteranno la tua lode.

Così ti benedirò per tutta la vita:
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Come saziato dai cibi migliori,
con labbra gioiose ti loderà la mia bocca.
Quando nel mio letto dite mi ricordo
e penso a te nelle veglie notturne,
a te che sei stato il mio aiuto,
esulto di gioia all’ombra delle tue ali.
A te si stringe l’anima mia:
la tua destra mi sostiene […]

11 Giugno 2021
Oscar

4 giugno – D …. Cerco le singole persone comuni che fanno della bellezza in mezzo allo sporco la loro piccola – ed eroica – missione quotidiana.
Tutto il bene possibile a ciascuno di noi: in sintonia con questa Litania delle piccole cose.
Ci stò, PRESENTE!

10 Giugno 2021

Signore mio e Dio mio,

ora sò che ascolti la mia preghiera e questo mi basta.

Amen.

8 Giugno 2021
Emanuela

Questa mattina abbiamo vissuto un momento di preghiera eucaristica molto particolare con o bambini del laboratorio della parola.
Non avevano mai visto un ostensorio, ma con la loro curiosità e fantasia sono riusciti a darne delle definizioni bellissime.
Poi è bastato spiegare loro i gesti del momento di adorazione perché vi partecipassero spontaneamente.
Noi ‘grandi’ forse pensiamo che sia una preghiera un po’ ostica e non adatta ai bambini, invece a loro è bastato un invito, e si sono inginocchiati in silenzio davanti a Gesù Eucarestia.
Hanno capito tutto del mistero eucaristico? Sicuramente no, ma nemmeno noi adulti in fondo…
Ma la loro risposta spontanea di questa mattina, mi ha fatto sentire che buon profumo può avere la capacità di accogliere e affidarsi al Signore.
Grazie!

6 Giugno 2021
D.

Domenica scorsa a pranzo da noi c’era nostro nipote. Un ragazzo di 22 anni che vive a Milano. Ci ha parlato del suo lavoro, dei suoi amici. Sono estremamente ricchi i racconti che un ragazzo di 22 anni può fare: sono uno spaccato della realtà che noi non vediamo, alla quale non abbiamo accesso se non tramite la loro voce preziosissima quando qualcuno di loro decide di aprirsi.
Delle tante cose raccontate, mi è rimasto uno straccio di storia di un suo amico. Un ragazzo libanese, giunto in Italia verso i dieci anni, solo con la madre, presto finito in carcere.” Non ama parlare del suo passato”, mi spiega L. E’ stato salvato dal carcere da una comunità di recupero, che ha abbandonato prima che il progetto a suo riguardo fosse terminato: urgenza di libertà e di costruirsi una vita. Ora vive facendo l’agente immobiliare. Però. Però è un irregolare. Non ha documenti nel senso letterale del termine. Fa l’agente immobiliare per mezzo di un prestanome che lo paga in nero. Ha grandi capacità di mediazione, sa trattare in modo eccezionale con un certo tipo di clientela, specifica mio nipote. “Dove abita?” , domando. “Zia, abita in centro. Affitta un casa a 1500 euro al mese, manda i soldi a sua madre, e vive bene”. L’affitto lo paga in nero, ovviamente, anche quello. Dico a mio nipote di avere pietà del suo amico, di tenere sempre in considerazione che l’amico è l’ultima ruota del carro e che stanno comprando la sua vita perché compia dell’illecito, che sarà il primo e probabilmente l’unico a saltare, a ritrovarsi distrutto in carcere, se qualcosa non funzionerà, se un giorno l’enorme giro di illegalità in cui è coinvolto dovesse avere una crepa. Mio nipote ha capito. Gli ho visto un brivido nello sguardo e so che ha capito; anzi già lo sapevo: ma sentirselo dire ha un suo peso ulteriore. Mi chiedo come parlerà al suo amico in futuro, come vivranno il loro rapporto….. una domanda che resta sospesa. E mi chiedo come sia possibile che a pochi chilometri da casa mia ci sia un tale giro di illecito che certamente affonda le mani nella mafia, gestendo appalti e mercanteggiando vite umane…
Per preparare una lezione, la stessa domenica, di sera, ho seguito un approfondimento sul Paese Afghanistan. Un paese straziato. Il documentario ricostruiva il percorso storico che dopo il 1979 (sì così recente, prima la situazione era migliore) ha condotto a tale strazio. Dietro un soldato talebano fondamentalista c’è stato un bambino simile ai miei figli, un ragazzino simile ai miei studenti. Se diventa un terrorista, non posso non chiedermi con forza: cosa non ha funzionato? Come è stato possibile? Come permettere che non si ripeta, che non avvenga ancora?
Il male ha una estrema potenza. Quando mostra la sua forza, la sua capacità di frantumare ogni decenza, il suo essere così diramato, fitto e radicato come può non svuotarci e consegnarci alla resa? Il male sa essere così totalmente potente verso chi è più umile e disarmato.
Domenica sera vedevo solo il male nella sua invincibilità. E in un certo senso, sì, disperavo.
…………
Martedì mia suocera mi ha detto che in occasione della Festa della repubblica una ragazza di sedici anni aveva suonato e cantato davanti al presidente della Repubblica. Oggi ho finalmente avuto modo di sentire e di vedere la ragazza che di nome fa Frida. L’avrete già sentita, voi. Arrivo sempre in ritardo. Se non vi è capitato cercate il video in cui canta la Cura di Battiato. Non so commentare a parole il video. C’è un bellezza che riconsegna l’uomo alla sua grandezza. “La bellezza salverà il mondo”. Vero, verissimo. La bellezza è dirompente: essa ha la sua capacità di rigenerare fiducia nell’uomo; di trasformarlo da uno scherzo della natura, da piccolo sgorbio autodistruttivo, ad un essere magnifico in grado di opere inimmaginabili.
Il male è clamoroso, pretende di essere guardato e vuole essere guardato da lontano, nel suo insieme: la dimensione è dirompente. Allora incute timore. Allora blocca. Allora spinge alla rinuncia. Il bene invece chiede di piegarsi e guardare la realtà nelle sue minuzie. Credo che a scuola il bello debba essere mostrato continuamente, credo che serva una costante e perseverante educazione alla bellezza: come un richiamo messo in segreto nel cuore che a suo tempo porterà tutta la luce che serve. E’ incredibile sperimentare quanta bellezza possa ancora compiere anche chi ha conosciuto la rovina: ma questa è un’altra storia che racconterò un altro giorno.
Dunque il bene, che è sempre una forma di bellezza, sta nel piccolo. Solo talvolta si permette di diventare visibile per qualche minuto, la durata di un video. Allora bastano le mani e la voce di una ragazzina a ricordare all’uomo la sua grandezza. Una ragazzina cieca che fa vedere agli altri il bello: fa sorridere questa finezza della provvidenza!
Stasera cerco in Afghanistan quel marito che si rifiuta di punire la moglie con la frusta e quella mamma che nasconde il figlio e lo spinge a fuggire affinché raggiunga l’Italia….; cerco il volontario che dalla comunità – non visto – continua a seguire quell’amico di mio nipote e forse andrà a riprenderselo in carcere; e cerco qualcuno pronto a denunciare quegli illeciti e a portare il peso di una indagine. Cerco le singole persone comuni che fanno della bellezza in mezzo allo sporco la loro piccola – ed eroica – missione quotidiana.
Tutto il bene possibile a ciascuno di noi: in sintonia con questa Litania delle piccole cose.

4 Giugno 2021
Dania

“Abbiate il coraggio di essere felici” un canto stupendo scritto da un ragazzo di diciannove anni di Fornovo,per il Papa,l’anno scorso ed ascoltato per la prima volta ieri sera a Treviglio. Quante cose belle ed inaspettate si possono vivere ogni giorno,basta avere orecchi, occhi e cuore aperti. E così le lacrime si potranno versare anche per la gioia.

1 Giugno 2021
Oscar

“E gli stette davanti come un servo, amico di un uomo ricco di fede”…

In una breve esperienza di Missione in Perù, in una casa del MATO GROSSO ho trovato un cartello: scritto a mano, con i colori ormai consumati dal tempo, che mi ha fulminato per il suo contenuto! Sono duro di comprendonio, e ancora cerco di capirlo!(me lo diceva sempre mia mamma: ” te set u crapù!…
Sono passati 8 anni e ancora faccio fatica a far entrare in me l’idea di Gesù che si fa nostro servo!
Quanta strada ancora! mi chiede di fare… Oscar

– Ti accorgerai ben presto che
la Carità è pesante da portare
più delle pentole di minestra
più del paniere pieno…
ma conserverai sempre
la tua dolcezza
e il tuo sorriso…
… non è tutto dare il brodo e il pane
questo anche i ricchi possono farlo.
Tu devi essere la serva dei poveri
la figlia della CARITA’
sempre sorridente e di buon umore.
I poveri sono i tuoi padroni
dei padroni terribilmente suscettibili
ed esigenti… lo vedrai…
Allora, più essi saranno brutti e sudici
più saranno ingiusti e rozzi
più dovrai amarli.
Per il tuo AMORE
per il tuo amore soltanto
i poveri ti perdoneranno
il pane che tu doni loro. –

27 Maggio 2021
Savina

‘Se vuoi puoi sorridere, al tuo oggi, così fresco e pulito, per niente corroso dalla pesantezza del tempo;
ai fiori gialli del campo e ai convolvoli rosa, aggrappati alla siepe della strada;
al cinguettio dei passeri che saltano di ramo in ramo;
al vento che, accarezzandoti, reca in dono il profumo ossigenata dei campi vicini e lontani;
al sole, che ancora non si è stancato di offrirti una cascata di luce e di calore;
ai bambini che incontri, perché sono il grande motore del futuro;
all’anziano, dal volto grinzoso, perché ha nel cuore una storia che ti è necessario sapere;
alla musica silenziosa delle stelle che guidano la danza dell’universo;
anche alla pagina del dolore, perché, quando l’avrai completata, voltandola, ne troverai una tutta bianca e sarà l’inizio di una stagione nuova.”

Sono parole che ho trovato su un calendario, in mezzo ad altre preghiere, e mi sono sembrate un inno di ringraziamento a tutti gli aspetti della nostra vita, alla bellezza dell’attenzione che riusciamo a porre a tutto quello che ci circonda, al fatto che, almeno per me, leggendola il mio pensiero corre verso il Padre il Figlio e lo Spirito Santo è a tutti i loro doni.

21 Maggio 2021
D.

Ha fatto lezione Qamar Vish qualche settimana fa; e solo adesso ho il tempo di raccontarlo perché non vada perso.
Ha parlato un po’ del Pakistan e un po’ di se stessa. Qamar Vish ci ha detto che la mamma viene dal Kashmir, che la sua famiglia si è spostata nel sud del Pakistan per cercare lavoro nel campo della produzione tessile. Si sono sposati giovanissimi, i suoi genitori. Un matrimonio combinato dalle famiglie di origine. Ce l’ha detto candidamente. L’ultima volta che in classe si era parlato di matrimoni combinati eravamo ad inizio anno per il Manzoni e la monaca di Monza. Ambientazione 1600.
Ed ora 2021. Ma lei era candida e la classe non si è scomposta.
Io credo che i suoi genitori si vogliano bene e siano uniti. In verità ne sono certa perché Q è una ragazzina allegra e piena di vita. Sono in quattro fratelli e lei è l’unica ragazza; si veste da maschiaccio, a parte i capelli lunghi neri fluenti corposi. In classe sono tornati così utili quando con A Silvia mi hanno chiesto cosa fossero le “negre chiome”……
Non li ho mai visti i genitori; ad inizio anno per non so quale problema (oh sì, era per un tampone covid) una mattina ho fatto di tutto per parlare con uno dei due. Non ci sono riuscita. Il papà era la lavoro (lo sentii nel pomeriggio); – La mamma Qamy? Non è a casa? – Oh sì prof! ma la mamma è così: se sta pregando e non risponde a nessuno, papà compreso.
Metto insieme pezzi di Q mentre la guardo esporre. Tra un po’ se ne andrà . Noi abbiamo consigliato un liceo. Linguistico o scientifico. Si è iscritta ad un corso professionale per parrucchiera. A casa servono soldi e non si può aspettare troppo. Lei non è arrabbiata. E’ la Qamy di sempre.
Non ha fatto il ramadan in questo mese e ce ne siamo accorti; però ora ci dice che telefonava tutte le sere alla zia , la quale in questo periodo le leggeva il Corano e glielo spiegava. Me la immagino in camera che chiacchiera al tel; una risata e poi il volto concentrato, come in classe quando la lezione seria prende il via. Mi sembra di sentire anche la sua pronuncia rapidissima e la voce abbastanza alta, tipica di chi ha tre fratelli maschi tra cui farsi spazio. Non so come dirlo. Qamy ha un suo peso personale, fatto di allegra determinazione, intelligenza, interesse e una famiglia alle spalle.
Una famiglia alle spalle.
Eppure era un matrimonio combinato; non riesco a non pensarci mentre torno a casa. E mi torna in mente ancora Manzoni quando nell’Addio monti ci racconta i pensieri di Lucia: dalla barca saluta la chiesetta in cui “l’amore doveva essere comandato e dirsi santo”. C’è nella fedeltà quotidiana del rapporto dei genitori della mia studente un compimento del comandamento ad amare che Gesù rivolge a noi?
E’ tutto qui quello che consegno alla Litania: l’idea che due persone possano incontrarsi anche nel modo così “inopportuno” di un matrimonio combinato, prendersi cura l’uno dell’altra per tutta la vita e che questa cura – diversissima dai nostri travolgenti stati emotivi – sia quantomeno una forma di amore. Una cura fedele che diventa una forma di amore capace di dare frutto. Un amore generativo. Cosa sarebbe, del resto, la nostra Q. se non un frutto bellissimo dei suoi genitori?

18 Maggio 2021
Savina

Lo sguardo di gratitudine per la luce del nuovo giorno,
il caffè preparato per tutta la famiglia,
il profumo del pane riscaldato che rallegra il cuore,
in pantalone accorciato per essere ben indossato,
il versetto di un salmo di continuo ripetuto come preghiera perenne,
lo sguardo sulle notizie del mondo e invocare l’aiuto dello Spirito Santo,
un sorriso donato anche con le preoccupazioni nel cuore,
una buona parola ad un figlio non accetto dalla anziana madre,
il pensiero per l’amica sofferente nello spirito,
la pace della sera quando cessano le umane fatiche,
un sospiro di sollievo: è andato tutto bene,
un rendimento di grazie alla Trinità prima di chiudere gli occhi,
son queste le mie litanie delle piccole cose di ogni giorno.

14 Maggio 2021
Rosaemma

La storia di Ulisse “li mare colore del vino”-ormai giunta al suo termine- ci ha riportato indietro nel tempo,con un pizzico di nostalgia -ammettiamolo- agli anni della scuola media…Alla mia epoca, i due poemi omerici si studiavano sulla traduzione di poeti dell’800 e, non dico integralmente, ma quasi.Ci venivano richieste parafrasi scritte o spiegazioni orali, che, a volte, non erano proprio semplici…ci si doveva mettere d’impegno,come del resto per tutto lo studio di quell’epoca.
Eppure…-io ricordo in modo vivo e piacevole- con quanta emozione ed empatia si partecipava alle vicende avventurose di questi eroi mitici, ma anche umani e alle loro affascinanti ed entusiasmanti imprese! Ci sembrava proprio di viverle e di condividerle…imprese ora fantastiche, ora dolci poetiche, ora epiche e violente, ma sempre emozionanti. E ci si divideva in partigianeria appassionate, specie per l’ Iliade.
A distanza quasi di sessant’anni, ne ricordo le storie, i nomi degli eroi protagonisti e la loro caratterizzazione.Che fascino…e che sogni! GRAZIE, don Stefano,per averceli fatti rivivere…per non dimenticarmi che queste storie ci hanno fatto crescere in cultura, poesia e bellezza, ma soprattutto in umanità !

13 Maggio 2021
Dania

Benedire e rendere grazie per chi incontriamo, per ciò che avviene nella nostra quotidianità… E ieri sera, così come questa sera un motivo in più per farlo: poter rivedere con stupore ed ascoltare con grande piacere il Don incontrato per la prima volta a Basella, il 17 aprile scorso: Don Maurizio Rota. È proprio vero che il Signore è nelle cose ordinarie, come una celebrazione Eucaristica in San Lino ed è in queste che ri-scopriamo la straordinarietà: la Sua. “Canti la nostra bocca la lode del Signore…in eterno e per sempre”.

4 Maggio 2021
D.

Si spiegava la Resistenza giorni fa..; e ho chiesto che cercassero a casa delle fonti storiche dirette: “i vostri nonni sapranno raccontarvi meglio e forse di più del libro”.
E ieri Anna è arrivata in aula con un album di famiglia che ricostruisce la storia del bis nonno. Arruolato nella marina contro l’Albania e la Grecia; appena rientrato in patria, Partigiano per la Libertà con onorificenza riconosciuta dallo stato italiano secondo una legge del 1983: documento e foto con il Presidente della Repubblica.
Più di ogni altra cosa mi è piaciuta la citazione con cui il figlio ha raccolto la vicenda del padre. L’album inizia con le parole tratte da un discorso tenuto dal segretario generale dell’ONU Dag Hammarkjold intorno al 1950:
“A noi non è dato scegliere
la cornice del nostro destino,
ma le diamo il contenuto.
….
L’esistenza ha valore solo
nel suo contenuto per gli altri”.

Abbiamo trascritto sul quaderno insieme. Buona Giornata a tutti voi.

4 Maggio 2021

Domenica scorsa io ed il mio fidanzato, in corsa perché convinti di essere in ritardo, ci siamo ritrovati in una chiesa deserta. Eravamo arrivati nel posto giusto, quasi all’ora giusta, ma nel giorno sbagliato.
Ma era davvero così sbagliato?
In fin dei conti avevamo appena guadagnato la possibilità di visitare una chiesa, nella quale avevamo comunque intenzione di recarci, godendo di un momento eccezionalmente quieto ingentilito da una luminosità naturale che pareva fatta apposta. La chiesina, in una piccola frazione di Scanzorosciate, alle 16.30 era immersa in una bellissima luce dorata che faceva capolino dal rosone centrale della facciata pennellando di luce calda tutta l’abside.
In un contesto così bello a me viene anche più spontaneo concedermi di “far due parole” con il Signore. Ho trattenuto Jacopo, già in crisi per l’errore di orario, invitandolo a godere dell’eccezionalità di quel momento inaspettato. L’ho portato con me ad esplorare le statue dei santi lì presenti, ad indovinarne alcuni, a cercare tracce della storia raccontata dalla struttura e dai dipinti, e poi raccoglierci un attimo, insieme, in dialogo con lo Spirito.
Una volta usciti, ci siamo goduti anche il panorama dei dintorni e l’eccezionale distesa di soffioni che si apriva lungo la discesa alle spalle dell’oratorio. Ancora tutti – o quasi- intonsi seppur carezzati da un venticello frizzantino. I programmi erano altri, certo, ma non è mica sempre detto che a cambiarli ci si perda, no?

2 Maggio 2021
serena

[…]L’unico modo certo e vero per arrivare al cuore di Dio è far ricorso al suo punto debole:
desiderio di camminare con noi nella brezza serale […]

2 Maggio 2021

Bellissima festa di Santa Caterina da Siena OP, laica domenicana, consorella, anche nostra festa, anche mia festa che per l’ordine domenicano sono sr. Raffaella Maria Caterina OP.
Mia nonna Caterina era innamoratissima di Santa Caterina e di San Domenico, non aveva titoli di studio di cui fregiarsi e non era una laica domenicana, ma ha coronato la sua vita di opere immense di bene di carità fatte nel silenzio e nel nascondimento e il Santo Rosario era la sua forte catena che la legava al cielo e ad ogni uomo e così teneva unito il mondo. Il mio amore di nonna da cui ho imparato l’esercizio quotidiano della carità, proprio dal vivere in Lui ogni piccolo gesto quotidiano dove tutto era sempre una Sua buona opportunità per fare il bene, per vivere bene!….a lei devo il mio nome Maria Caterina, e alla nostra preziosa Santa, di semplicità e umiltà, che LUI ha reso grande per il suo amore e la sua fedeltà a Lui, Gesù Amore. Tanti esempi che di sicuro hai anche tu, che ti aiutano a vivere bene,…e anche tu, come io, possiamo essere buoni esempi, che illuminano il Suo mondo… dove le tenebre non potranno mai avere il sopravvento.
Penso a santa Caterina, e un caro confratello stamani mi ha scritto che non l’ha mai tanto amata perchè dalle suore è vista come femminista, dai più come politica. E gli ho risposto: ” … Sai com’è…forse ė più figura al femminile…. Gli uomini li rompeva un po’ tanto…. Li scuoteva.. Non gliele mandava a dire…e avanti di questo passo…e anche Lui, che amava tanto, Lo rompeva, e anche tanto, per PORTARLO a farla arrivare a fare sempre la Sua, e sua, volontà*..e ci arrivava! Un bel pensiero, apparentemente contorto, ma profondamente vero e sempre attuabile anche da noi: la via dell’amore, della comunione, del rapporto confidente col Padre che tutti ascolta e a tutti elargisce i Suoi doni particolari d’amore per ognuno di noi. Anche per me, come per te che ora mi stai leggendo. E’ la bella storia che Nostro Padre ha scritto per ognuno di noi, ne tu ne io siamo qui per caso, siamo nati per caso, ma siamo i Suoi progetti d’amore, le Sue gocce nel mare, le Sue stelle nel cielo…che irrigano la terra e fanno germogliare i fiori e i frutti, e che illuminano la notte.
..di fatto, per me, santa Caterina ha fatto quel che ha fatto, semplicemente tirando dritto dietro il Suo Signore, ascoltando solo Lui … tutto il resto… solo parole.. e magari tanti che ancora oggi parliamo parlano parlano imparassero e facessero altri fatti, cambiassero le loro azioni, e farebbero meglio e molto di più. Oggi il mondo in questo tempo di pandemia richiede, e ci chiede, di rinnovarci. Ci chiede di vivere il nostro tempo e di dare vita alla nostra storia. Dobbiamo vivere, non sopravvivere. Siamo vita, siamo pensiero, siamo azione! L’ultima parola non l’avrà la pandemia, ma è sempre e solo di Dio. Questo, solo il pensare a Lui morto e risorto, ci deve dare la serenità che tanti vogliono spenta! La vita non si ferma, ma si rinnova sempre. Anche in questi giorni i prati fioriti, le gemme che si aprono, i bellissimi teneri germogli, la natura che si desta, il canto armonioso degli uccellini sui rami che sono tornati a fare il nido…devono aprirci alla gioia, al sorriso. E siamo felici. E la nostra vita buona, bella, supera tutto, perchè anche noi siamo parte del Suo meraviglioso Mondo, e innanzitutto Lui è di te, come di me, e di tutti noi si prende cura ogni attimo di ogni giorno. Tutti veri buoni motivi che ci devono far vivere bene, e aprendoci al Suo mondo possiamo rendere bella, fiorita, la vita di ogni altro che incrocia la nostra strada, che sia per un attimo, un incontro per caso, magari a fare la spesa, e basta lo sguardo ridente ad aprire un cuore, …o sia per la vita! Questo mi auguro, e ti auguro, di vero cuore.

29 Aprile 2021
Stefania

Dopo sette mesi ho rivisto mio padre, collocato in una struttura a pochi minuti da casa!
Tanta fatica,si, ma ringrazio la vita anche per questo: restiamo comunque dei privilegiati.
Mentre dibattiamo sull’orario del coprifuoco ci sono popoli abbandonati e stremati dalla pandemia, scene apocalittiche.

28 Aprile 2021
Luigina Lazzarini

Oggi, dopo l’ennesima attesa al pronto soccorso, all’uscita dalla sala d’attesa per una boccata d’aria, ho ricevuto un dono:
un attimo, inatteso e insperato di sospensione dalle preoccupazioni, un attimo di puro stupore alla vista del cielo terso e della esplosione di vita che pervade la natura l’aria e le persone… ecco Dio, mi sono detta…lo sento nei sorrisi dei ragazzi che passano, nelle foglie mosse dal vento, nella mia preoccupazione… che ora non è più solitudine: è presenza e conforto.

22 Aprile 2021
serena

Chi è Gesù per me?
Gesù è il Verbo fatto uomo.
Gesù è il pane della vita.
Gesù è la vittima offerta
per i nostri peccati sulla croce.
Gesù è il sacrificio offerto per i miei
e per i peccati del mondo.
Gesù è la parola che va proclamata.
Gesù è la verità, che deve essere narrata.
Gesù è la vita, che deve essere percorsa.
Gesù è la luce, che deve essere fatta splendere.
Gesù e’ la vita, che deve essere vissuta.
Gesù è l’amore, che deve essere amato.

Gesù è la gioia, che deve essere condivisa.
Gesù è il sacrificio, che deve essere offerto.
Gesù è la pace, che deve essere data.
Gesù è il pane della vita, che deve essere mangiato.
Gesù è l’affamato, che deve essere nutrito.
Gesù è l’assetato, che deve essere dissetato.
Gesù è l’ignudo, che deve essere rivestito.
Gesù è il senza tetto, che deve essere ospitato.
Gesù è il malato, che deve essere sanato.
Gesù è l’uomo solo, che deve essere consolato.
Gesù è il non voluto, che deve essere voluto. Gesù è il lebbroso, che deve essere lavato nelle sue ferite.
Gesù è il mendicante, che deve essere gratificato di un sorriso.
Gesù è l’ubriaco, che bisogna ascoltare .
Gesù è il malato di mente che bisogna proteggere.
Gesù è il piccolo che bisogna abbracciare.
Gesù è il cieco, che bisogna guidare.
Gesù è il muto, cui bisogna parlare.
Gesù è lo zoppo, con cui bisogna camminare.
Gesù è il drogato, che bisogna aiutare.
Gesù è la prostituta, da sottrarre al pericolo e da sostenere.
Gesù è il prigioniero, che bisogna visitare.
Gesù è il vecchio, che deve essere servito.

Per me
Gesù è il mio Dio
Gesù è il mio sposo
Gesù è la mia vita
Gesù è il mio solo amore
Gesù è il mio tutto di tutto.
La mia pienezza.

Gesù ,
ecco chi amo con tutto il cuore,
con tutto il mio essere.
Gli ho dato tutto,
persino i miei peccati.
E lui m’ha sposata a se stesso.
In tenerezza e amore.
Ora e per la vita.
Sono al sposa del mio sposo crocifisso.

(Madre Teresa di Calcutta)



22 Aprile 2021
D.

A volte c’è la fortuna di avere l’imbarazzo della scelta tra le cose belle.
Ieri in classe si faceva lezione di Life skills, che significa abilità di vita. Rientrano, queste lezioni, in un più ampio progetto che ha lo scopo di tenere i ragazzi lontano dalle dipendenze. Il metodo di conduzione, però, dovrebbe essere rovesciato e la lezione essere costruita dagli studenti. Stavamo quindi analizzando due situazioni proposte da loro ed emerse in una precedente ora. Il caso in esame in quel momento era questo: un ragazzo assiste ad un atto di vandalismo. Che fare? Lo studente che aveva fatto emergere l’evento problematico non teorizzava, gli era davvero capitato. Era chiaro a tutti. In momenti buchi “avevo origliato” ed avevo intuito di cosa si trattasse (una bicicletta spinta a velocità contro un’auto costosa parcheggiata). Sulla lavagna, era abbozzato uno schema minimo: scelta possibile, pro – contro.
La prima soluzione suggerita suonava così: ”In quel momento l’unica è mollare lì l’amico e scappare via più veloci del vento”. Qualche istante di pausa e un’altra mano si è alzata dicendo “Se scappi chi rimane, magari, incolpa te. Fa il tuo nome.” La discussione ha preso il suo corso.
Siamo passati attraverso diverse strade, toccando diversi punti. Ad esempio, come ovvio, ci si è chiesti cosa significa essere amico. A volte non serve approfondire e basta che sia emersa la domanda…. Tuttavia quello che maggiormente mi ha stupito, e la ragione per cui mi son messa a raccontare, è accaduto verso la fine dell’ora. Si ragionava, a quel punto, circa la conseguenza delle nostre azioni. Si parlava di responsabilità civili: e se l’auto parcheggiata appartenesse a noi? Se fosse la nostra? Cosa avremmo ritenuto giusto fare? Le azioni hanno conseguenze al di fuori di noi. Le azioni sbagliate creano del male attorno. Il male non c’è finché non viene creato dalle nostre azioni.
Ho suggerito questa domanda: se facciamo qualcosa di male, succede qualcosa anche a noi? E parlando, ci è venuto in mente un film ben noto che avevamo visto insieme. Si tratta di uno degli episodi della saga tratta dalla Rowling. Nel film quando un malvagio compie un’azione cattiva oltre al male arrecato all’esterno, succede che la sua anima si spezza. Cade a pezzi. Il malvagio per eccellenza ha deciso volontariamente di spezzare la propria anima.
La discussione rallenta; si vede che i ragazzi stanno cercando di visualizzare il concetto. L’anima a pezzi. Uno alza la mano: “Prof, ma quindi il male che facciamo ci ricade addosso e fa male anche a noi?”.
“Già, così sembra. E credo, se penso alla mia esperienza che sia vero. E’ un’immagine azzeccata”.
“Ma poi, prof, se l’anima è a pezzi?”
“Bisogna aggiustarla. Si può: bisogna raccogliere i pezzi e cercare una buona colla. Incollare i cocci, come per un vaso rotto”. C’è silenzio, soppesano le parole. Quando vedi i pezzi in terra, hai già iniziato ad avere uno sguardo nuovo, penso io. Lascio il tempo, allora, affinché vedano i pezzi in terra. Non ho fretta, la lezione prende i suoi respiri.
“Restano le crepe”, mi dice un’altra.
“Vero ma il vaso, almeno, può riprendere la sua forma originaria”
E mentre parlo stavolta sono io a capire qualcosa: mi viene in mente la frase “Ti sono rimessi i tuoi peccati: guariti definitivamente: senza più crepe”. E mi pare di intuire con una chiarezza nuova fino a che punto noi abbiamo bisogno della Misericordia di Dio: il nostro chiedere ed il Suo redimere, il Suo rinnovare cancellando le crepe. Ma questo ad alta voce non lo posso dire e lo tengo per me.
Sto per concludere e salutarli. Si alza un’altra mano.
“Prof, succede anche al contrario? Intendo: succede anche per il bene? Se facciamo del male ci torna addosso e se facciamo del Bene è il bene che torna da noi e ci cambia?” Alcuni si voltano a guardare il compagno che ha parlato. Forse crederete che stia inventando. No: è davvero andata così.
Anche io questa domanda non me l’aspettavo e mi fermo a gustarmela: per sentire il peso specifico della bellezza racchiusa in quelle parole.
“Sì L., certo. Credo proprio che sia così: anche il bene che facciamo ritorna a noi. E ci rende più belli. Grazie per avercelo detto”.

20 Aprile 2021
Emilia

Ogni giorno il giardino ci riserva nuove sorprese, si colora sempre più e ci predispone a guardare la luce che arriva dall’alto dove vola la prima rondine. Grazie Signore per le attenzioni che ci regali.

19 Aprile 2021
Pierangela

Nel grigiore di una giornata come tante, ieri percorrendo una via della città poco distante dal traffico, un’immensa distesa di fiori gialli ha catturato il mio sguardo, una pennellata di colore che mi ha ricordato di ringraziare Dio sempre e comunque.

17 Aprile 2021
Luisa

Una bella notizia sentita al TG: un volontario della CRI del Veneto ha chiesto al suo datore di lavoro tre mesi di aspettativa per potersi dedicare a tempo pieno al suo volontariato visto il momento di grande bisogno. Il suo responsabile non solo gli ha concesso l’aspettativa, ma gli ha garantito anche lo stipendio. Un bel gesto di generosità da entrambe le parti.

15 Aprile 2021
Stefania

Mercoledì 14 Aprile ‘21
Litania delle ore 10:00

Riconosco Signore che sono le piccole cose a rendermi profondamente felice, la semplicità dei gesti fatti con il cuore a donarmi quel senso di gioia pura che mi fa stare bene e Vivere bene.
Ti rendo Grazie Gesù perché di piccole cose e di gesti semplici la mia giornata è ricca,
io devo solo accorgermene e rendermene conto.
Quanti doni ogni giorno benedicono la mia vita e mi rallegrano?
Ti rendo Grazie Gesù … e tutto ha un senso …

14 Aprile 2021

In questi giorni la nonna paterna pare volerci dire che è stanca ed ha deciso di “tirare i remi in barca”. Per quanto più giovane io sia, riesco a capire che tra l’Alzheimer (che inficia i ragionamenti ma concedendo ancora stralci di straziante coscienza), l’età (nonna ha 94 anni) e le complicanze ad essa correlate, sia stanca di vivere. Al contempo, ora che il momento del distacco fa un passo più avanti, mi sento quasi in colpa perché per lei non sento quello stesso trasporto emotivo che sentivo per la nonna materna (mancata un paio d’anni fa). Con la nonna materna ho discusso, condiviso e chiacchierato molto di più, un po’ per la più assidua frequentazione della sua casa, un po’ per affinità di carattere, con quella paterna molto meno. Ci pensavo più intensamente ieri sera, dopo aver trascorso la mattinata e parte del pomeriggio a casa dei miei genitori per aiutare la mamma ad assistere mia nonna, e stamane, nel dormiveglia mi son trovata a riflettere sulle relazioni famigliari. A come sia più legata agli zii da parte di mio padre ed a quanto lo sia meno -pur volendo molto bene anche a loro!- agli zii da parte di mia madre. A quanto più sia riuscita a mantenere contatti e rapporti con i cugini da parte di mia madre e quanto pochi contatti abbia con il resto della famiglia da parte di mio padre. Che vie speciali prende l’affetto, che poi è una forma di amore anche quello, addensandosi ora qui ora lì, in apparente disordine eppure in così calibrato equilibrio. Forse non è così necessario misurare quanto più o meno trasporto si senta nei confronti di qualcuno, ma considerare l’insieme di rapporti che si sono generati anche grazie a quella persona. Rapporti anch’essi più o meno intensi, più o meno saldi ma tutti preziosi, generatisi anche grazie al contributo di quel singolo che merita senz’altro gratitudine, e forse è questo l’importante.

12 Aprile 2021
Emilia

Questa notte ho ascoltato lo scrosciare della pioggia che ha pulito i tetti, le siepi, ha rigenerato le nostre piante ed anche il mio cuore. Grazie Signore per questo semplice e prezioso dono.

11 Aprile 2021
Angela

La mattina scendo in cucina e mi preparo il caffè e nel frattempo leggo i vostri pensieri. È bello scoprire quanta bellezza è nascosta nei cuori e quanto Dio sia presente negli altri. Mi ha sempre affascinato. Questo momento mi piace, una piccola isola galleggiante in mezzo a questo tempo in cui non si parla d’altro che di Covid. Ma non c’è solo il Covid, nella mia parrocchia durante la veglia di Pasqua un ragazzo di 17 anni è stato battezzato. Dio opera sempre,anche in questo tempo e mi chiedo se riusciamo a vederla questa opera del Signore, angosciati come siamo da ciò che ci circonda. La mascherina copre naso e bocca ma non gli occhi, che Gesù ci aiuti a tenerli bene aperti e fissi su di Lui.

9 Aprile 2021
Gianna

Maria, che meraviglia la nascita di un bimbo, anche il mio nipotino si chiama Pietro, ha 5 anni, è nato in un momento drammatico della nostra vita, è stato ed è un dono grande, è un bambino pieno di amore per tutta la sua famiglia e per gli altri, stamattina ha voluto che andassimo in chiesa a mettere una candelina e dire una preghiera per lo zio che purtroppo non ha mai conosciuto, ne ha recitate due, l’Ave Maria e il Padre nostro e mentre percorrevamo la navata per uscire, ha mandato baci a tutti i santi. Ti auguro cara Maria, tanta gioia e serenità per l’arrivo di Pietro.

6 Aprile 2021
Maria

Grazie Signore per il dono della fede,aiutami a ricercarTi sempre.
Stamattina molto presto il sole comincia a farsi spazio tra le nuvole sono in attesa che nasca il nostro secondo nipotino ,dopo le lodi rileggo con gioia i piccoli pensieri,che bello avere tanti fratelli di fede anche se non ci conosciamo seppure in luoghi diversi stiamo camminando verso una meta comune.
Ora nel silenzio della casa( l’altro nipotino sta dormendo )mi rimetto a pregare in attesa di un SMS che annunci la nascita di Pietro .
Ora il sole ha ripreso ad illuminare il cielo,
grazie Gesù mi metto nelle Tue mani che la musica della fede mi accompagni sempre.

6 Aprile 2021
Gianna

Il mio pensiero bello di oggi: ascolto un po’ di musica, poi esco a passeggiare nel mio giardino, ammiro le camelie, le rose, le viole e l’alberello di limoni, è tutto un profumo di primavera, e poi c’è lui, il mio ciliegio, grande e stupendo, sembra una nuvola bianca, solo da ieri posso avvicinarmi un pochino perché per alcuni giorni le api sono state al lavoro, meglio non disturbarle. Il pensiero? desidero fare una casetta per le api, vorrei aiutarle a riprodursi, troppi agricoltori le stanno uccidendo con i diserbanti. Ho letto da qualche parte che il peggior nemico dell’uomo è se stesso, è proprio vero.

5 Aprile 2021
D.

Se mi sento una privilegiata per il mio essere cristiana? Sì.
Il più grande privilegio che la mia vita possa avere. Non certo perché solo noi cristiani siamo gli unici salvati. Gesù è venuto per tutti noi. Quanti tuttavia ancora oggi non lo conoscono. Io l’ho conosciuto, mi parla, parlo di Lui. Non c’è attesa. La mia vita è piena di luce oggi. Le mie ore una ad una di questa giornata possono essere ciascuna di essa ore alla Sua presenza. Cosa dice il salmo? “Dolcezza senza fine alla tua presenza”. Ed “Io sarò con voi fino alla fine dei tempi”. Sorge in me la premura di essere consapevole di Lui sempre. L’urgenza spinta dal desiderio. Che cosa è stato risvegliato in me con così grande forza?
Se mi sento privilegiata per il mio essere cristiana? Sì. Un segreto che conservo nel cuore, una gioia fonte di letizia, un irradiare energia del centro dell’anima. Non può certo essere sbattuta in fronte agli altri; un privilegio da condividere certamente, ma con infinita delicatezza premura pazienza umiltà semplicità. Se nel buio si accende un faro, gli occhi si richiudono per difesa; ciò che pretende di illuminare acceca. Una candela in un angolo della stanza, invece, irradia una piccola luce che tutti possono sostenere.
Nulla è cambiato. Tutto è cambiato. Nulla cambia, tutto cambia. Il corpo è quello di ieri ( con la sua stanchezza ed il suo vigore), gli impegni sono quelli di ieri ( semplici necessità, doveri, servizi e tempi morti), e, soprattutto, coloro che incontro ciascuno con il proprio bagaglio di vita (c’è gioia e sofferenza, spensieratezza, disperazione, intensità e vuoto). Tutto può essere alla luce di Cristo. Cos’è questa Rinascita che irrompe nel quotidiano? Sei tu, Signore? Sei Tu?
Poco alla volta, però, sii parco con me; domani ho già paura di tradirti. Dammi solo quel poco che possa accogliere oggi il mio cuore ancora così rattrappito.

5 Aprile 2021
serena

Nel Duomo vecchio di Molfetta c’è un grande crocifisso di terracotta. Il parroco, in attesa di sistemarlo definitivamente, l’ha addossato alla parete della sagrestia e vi ha apposto un cartoncino con la scritta: collocazione provvisoria.
La scritta, che in un primo momento avevo scambiato come intitolazione dell’opera, mi è parsa provvidenzialmente ispirata, al punto che ho pregato il parroco di non rimuovere per nessuna ragione il crocifisso di lì, da quella parete nuda, da quella posizione precaria, con quel cartoncino ingiallito.
Collocazione provvisoria. Penso che non ci sia formula migliore per definire la croce. La mia, la tua croce, non so quella di Cristo.
Coraggio, allora, tu che soffri inchiodato su una carrozzella. Animo, tu che provi i morsi della solitudine.

Abbi fiducia, tu che bevi al calice amaro dell’abbandono. Non imprecare, sorella, che ti vedi distruggere giorno dopo giorno da un male che non perdona. Asciugati le lacrime, fratello, che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi tuoi amici. Non tirare i remi in barca, tu che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire.
Coraggio. La tua croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre “collocazione provvisoria”. Il Calvario, dove essa è piantata, non è zona residenziale. E il terreno di questa collina, dove si consuma la tua sofferenza, non si venderà mai come suolo edificatorio.
Anche il Vangelo ci invita a considerare la provvisorietà della croce.C’è una frase immensa, che riassume la tragedia del creato al momento della morte di Cristo. “Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra”. Forse è la frase più scura di tutta la Bibbia. Per me è una delle più luminose. Proprio per quelle riduzioni di orario che stringono, come due paletti invalicabili, il tempo in cui è concesso al buio di infierire sulla terra.
Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane. Ecco le saracinesche che comprimono in spazi circoscritti tutti i rantoli della terra. Ecco le barriere entro cui si consumano tutte le agonie dei figli dell’uomo.
Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Al di fuori di quell’orario, c’è divieto assoluto di parcheggio. Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci. Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio.
Coraggio, fratello che soffri. Mancano pochi istanti alle tre del tuo pomeriggio. Tra poco, il buio cederà il posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori verginali e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga.

da Alla finestra la speranza, don Tonino Bello

29 Marzo 2021
Dania

Un pensiero che mi accompagna in questi giorni e spero non abbandoni facilmente mente e cuore: quello che il prof. Ivo Lizzola ha espresso, ricordando e parlando di Don Fausto Resmini: “non lavoro a titolo personale ma a titolo di Vangelo”. Che questa breve espressione ci interpelli e ci aiuti a comprendere a quale titolo noi lavoriamo.

27 Marzo 2021

Stamane sono riuscita a svegliarmi per prima in casa e, nel silenzio e nella quiete generale, dedicarmi alla quotidiana della pratica yoga dei “saluti al sole”. Negli anni sono riuscita a conquistare la capacità di farne una meditazione nell’azione che, mano a mano, è divenuto uno spazio di preghiera. Stamane però, sollevando la tapparella del tinello, mi sono trovata immersa in un allegro traffico di uccellini svolazzanti e cinguettanti: un autentico inno alla Primavera! Talmente tanti, indaffarati, e talmente tanto canterini che la meditazione e preghiera di stamane non ha potuto non esserne influenzata. Ma che meraviglia quando la natura irrompe così nelle nostre vite ricordandoci che, di fatto, anche noi siamo parte di tanta bellezza!

21 Marzo 2021
Gianna

A Pietro, il mio nipotino di 5 anni, un signore ha chiesto chi è il capo nella sua famiglia, la sua risposta immediata: “ nessuno è capo, nessuno comanda, solo Gesù si deve ascoltare”. C’è speranza.

19 Marzo 2021
Anna

Durante il recente festival di Sanremo, abbiamo assistito a scene blasfeme e volgari sulla TV pubblica. Hanno detto “per portare novità e far divertire…”
Che divertimento é fare una parodia della Passione di Gesù? (E di altro non ne scrivo).
Gli organizzatori e i responsabili, secondo il pensiero di tanti di noi cattolici cristiani, dovrebbero chiedere scusa pubblicamente per avere offeso la nostra fede.
“Sono quelli che hanno perso il lume della ragione”, come si é espresso il Vescovo della città di Sanremo.

9 Marzo 2021
Gianna

State seguendo la messa a Erbil? Papa Francesco sta compiendo un atto straordinario.

7 Marzo 2021
Anna

Da oggi il parco giochi è silenzioso e quieto,impacchettato in nastri rossi e bianchi. Divieto!!!
Ascolto le margherite che lo rivestono: sentono già la nostalgia dei bambini.
Che torneranno, certo che torneranno!
E allora sarà ancora e sempre un regalo prezioso, da amare e rispettare.

5 Marzo 2021
Pat

Cara Arianna, la cosa bella che mi è capitata oggi è la tua riflessione sul silenzio. Io non sono espansiva, sono esplosiva e questo non fa bene né a me né agli altri. Il tuo richiamo a fermarsi, ad ascoltare, a lasciar sedimentare un po’ i pensieri e le emozioni, mi tocca e mi serve ad aiutarmi a fare la stessa cosa, senza lanciarmi nell’agone appena prendo fuoco. Ci rifletterò. Grazie

3 Marzo 2021

Ultimamente mi sono rimaste particolarmente impresse le riflessioni legate al rapporto tra Gesù ed il deserto, Gesù ed il silenzio. Sono state per un po’ lì, un po’ come sottocoperta, a lievitare e maturare.
Quando poi ho deciso di prendere l’incarico di referente per il primo anno del corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria, hanno iniziato a prendere un po’ forma, ad adattarsi come al contesto. Nel ruolo di “tramite tra gli allievi ed i docenti” (questo il compito del referente), io che sono da sempre estremamente loquace ed espansiva, ho iniziato a stare un po’ indietro, ad aspettare – e pensare con calma – prima di parlare. Un po’ per la fatica di seguire tutte le discussioni all’interno di tutti i gruppi whatsapp (frequentanti, non frequentanti, referenti…), un po’ perché ho fatto esperienza dell’importanza di stare in silenzio e aspettare. Aspettare che si sfoghino gli animi e si plachino un po’ le acque nelle discussioni, e solo allora, dopo essermi presa il tempo per riflettere, trarre le somme e esporre una proposta. Aspettare che tutti abbiano detto la loro, dare ascolto ed al contempo porre limiti: non posso certo permettere che tutti si prendano l’abitudine di scrivermi sempre in privato come una sorta di “segretaria di facoltà”, un po’ perché non è ciò che sono tenuta a fare e un po’ perché se no vengo risucchiata io! Un po’ anche perché, quando ricevo troppa pressione da troppe parti, la pazienza e la diplomazia scappano anche a me. E di nuovo viene in aiuto il silenzio: farlo e un po’ invitare a farlo, come? Non reagendo alle provocazioni, lasciando fuori il rischio di discussione. Lasciar sfogare concedendosi il lusso di lasciar correre senza interrompere né intervenire (che fa inaspettatamente bene sia a sé che agli altri). Imparando anche ad ignorare, per forza d’inerzia, di stanchezza. Il silenzio, il desiderio di un vuoto, l’auspicio di uno spazio deserto, acquistano allora tutta un’altra dimensione. O meglio: si arricchiscono di ulteriori possibili dimensioni di realtà. Dimensioni nuove, interessanti e meritevoli di essere esplorate e capite meglio, per il bene proprio ed altrui.
Quando avevo quattro anni, nel primo asilo che frequentai ad Abbazia di Albino, ricordo la Suor Liberata che mi ammoniva per la mia espansività ed io che, nella mia innocenza, pensavo che volesse solo in qualche modo evitarmi di prendere una “brutta malattia”. Oggi, anche alla luce delle nuove riflessioni ed esperienze, anche quel suo antico monito ha acquistato un riverbero diverso: “Arianna, non prenderti troppa confidenza!”.

2 Marzo 2021
Gianna

Quando mi è possibile mi piace ascoltare le musiche e le audioletture di don Stefano, passeggiando nella campagna vicino a casa mia, ed è bellissimo. Stasera devo dire che l’audiolettura mi ha particolarmente commossa, tanto è profonda la sua intensità. Mille volte grazie.

1 Marzo 2021
Emanuela

Sono sempre disarmanti le parole di papa Francesco all’Angelus.
Mi ha strappato un sorriso oggi il suo consiglio di un digiuno quaresimale ‘dai pettegolezzi’.
Grazie a papa Francesco per questi consigli quasi da curato di campagna. Grandi e importanti proprio perché così vicini a noi.

28 Febbraio 2021
Savina

Al mattino, quando inizio il lavoro è ancora buio. Si animano le persone, si animano gli ambienti e tutto sembra riprendere vita. In portineria vedo passare le colleghe e il vario personale della casa di riposo.
Tra una prova di febbre e una registrazione:
Ciao, come va? Come stai? Buon lavoro, oggi sembra una bella giornata. Buon lavoro anche a te.
Visi un po’ bui si distendono…
Per fortuna di contagioso non c’è solo il virus!! A sorriso si risponde con un sorriso, più contagioso e più salutare.
Mi piace sorridere e, se contagio le altre persone, sono contenta.
Buona giornata…

28 Febbraio 2021
serena

Dallo spirito guidati
Nel deserto con Gesù
Invitati in questo tempo
Camminiamo insieme a lui

Non di solo pane vive l’uomo
Ma di ogni parola del Signore
Affidiamo a lui la nostra fame
E lui la nostra vita sazierà

Dallo spirito guidati
Nel deserto con Gesù
Invitati in questo tempo
Camminiamo insieme a lui

Dio solo è degno di ogni lode
Al Signore la vera adorazione
Affidiamo a lui il nostro amore
E la sua forza in noi dimorerà

Dallo spirito guidati
Nel deserto con Gesù
Invitati in questo tempo
Camminiamo insieme a lui

Il Signore noi non tenteremo
Dio è Padre, noi siamo i figli suoi
affidiamo a lui la nostra vita
E il nostro piede non inciamperà

Dallo spirito guidati
Nel deserto con Gesù
Invitati in questo tempo
Camminiamo insieme a lui

Dallo spirito guidati
Nel deserto con Gesù
Invitati in questo tempo
Camminiamo insieme a lui

(Guidati nel deserto – Francesco Buttazzo)

27 Febbraio 2021
D.

Treviglio. Novena. Arriva un Vescovo da Milano, un Vescovo a colori, tutti i colori dell’arcobaleno a tinte decise. Ed oggi in Santuario ha insegnato un canto ed un ballo. Ce lo vedete? Talare nera, cappello fuxia, corporatura solida, vocione quasi burbero e però canta. E balla. A larghi gesti. Assolutamente, totalmente teatrale.
Mia figlia a chiederemi: “Ma se ne va? Perché? Ha detto che se ne va, mamma; non può restare? “.
Tutta la Chiesa ballava. Prima i bambini, ovvio. Poi le nonne, zie, e anche – alla fine – mamme schizzinose come me.
Mia figlia ha fatto esperienza del fatto che ridere, divertirsi ed essere felici insieme è da cristiani. Grazie.

PS
Invece a mio figlio ho dato libera scelta : e lui alla Novena non è venuto, oggi. Credevo che gestire la propria libertà fosse l’esperienza da brivido per eccellenza; mi sbagliavo: è ancora più “da brivido” lasciare liberi.

26 Febbraio 2021
Rosaemma

Una foto – tre giorni fa,inaspettatamente ricevuta su WhatsApp nel mio gruppo “gite culturali e artistiche” – mi fa sobbalzare col cuore in gola…si riferisce a qualche anno fa e ritrae un gruppetto di persone, fra cui io e mio marito (da tre anni, purtroppo, passato all’altra sponda).
Alla foto fanno seguito parole di grande affetto per mio marito, che testimoniano un ricordo commosso diluì, che – con il suo semplice, bonario e simpatico modo di fare-
contribuiva alla buona organizzazione e al piacevole svolgimento della gita. Per questo era chiamato ” segretario”.
Per me una coinvolgente emozione e commozione nel riscontro di quanto sia vivo e bello il suo ricordo anche nelle persone conosciute.Qui non si tratta di grandi amicizie, eppure….
Di questo ringrazio loro infinitamente e ringrazio il buon Dio per questa “carezza” che mi fa sorridere il cuore…
Ben venga questa tecnologia tanto demonizzata,che ci fa condividere e apprezzare messaggi di reciprocità, di appartenenza e di amichevole umanità….
Mi fanno essere riconoscente alla Vita !!!

25 Febbraio 2021
Dania

Una proposta 3 anni fa…trascrivere il Vangelo in tempo di Quaresima (grazie Don Stefano). Sembrava una gran fatica allora ed invece lo abbiamo preso come impegno quotidiano familiare di Quaresima e così ogni anno il Vangelo lo trascriviamo a 4 mani: le nostre! Una scelta per qualcuno, un po’ meno per qualcun altro, ma la perseveranza forse farà sì che “come la pioggia e la neve scendono…così la Sua Parola non ritornerà a Lui…” e chissà che dal profondo riaffiorino nel tempo parole al momento opportuno o in momenti inaspettati della vita, a testimonianza di un’amicizia o di un amore ritrovati o mai persi negli anni, a seconda delle esperienze di vita di ciascuno. Che il Signore ci raggiunga a Suo modo, come solo Lui sa fare.

23 Febbraio 2021
Anna

Che belle preghiere ha scritto Paolo VI!
Su diversi argomenti la lettura ci da tanta serenità!

O Maria, ti preghiamo.
facci comprendere, desiderare,
possedere in tranquillità la purezza
dell’anima e del corpo.
Insegnaci il raccoglimento, l’interiorità,
dacci la disposizione ad ascoltare la Parola di Dio,
Insegnaci la necessità della meditazione…

22 Febbraio 2021
D.

Non prendo in considerazione il mio corpo quasi mai. Lo considero un esecutore materiale che deve funzionare e basta; ogni mal funzionamento viene subito redarguito e tacitato. Ieri sera ho capito nuovamente che il mio corpo è parte di me; sono io. Non saprei dire se sia sbagliato o giusto dimenticarsi del corpo. Prendo atto del fatto che in me avviene questa dimenticanza in modo così spontaneo e totale che riscoprirmi fatta di un corpo mi ha stupefatto. La mente nelle facoltà intellettive, il cuore nei sentimenti e l’anima nella componente spirituale: credevo di finire lì. Non è così.
Ieri, eravamo nel letto, e mio marito ha preso ad accarezzarmi. In silenzio. Io ad occhi chiusi. Non me lo aspettavo, non c’erano stati accordi e a quell’ora io dormo solitamente; erano le preoccupazioni a tenermi sveglia. Non lo sapevo, eppure il suo tocco era l’unica cosa di cui avessi veramente bisogno. Non c’è una spiegazione che saprei dare nemmeno a posteriori. So dire quel che è successo. Mi sono sentita finalmente ferma in un punto. Finalmente lì.
Quando lui si è addormentato, il mio corpo pesava sul letto. Lo sentivo. Avevo ritrovato il peso specifico, la massa del mio essere. È in questa nuda materialità che passa l’umiltà, l’accettazione di sé, la pietà verso se stessi, il perdono, ed un senso di pace profondissimo.

19 Febbraio 2021
Gianna

Che bello, oggi ho avvertito una bella comunione fra noi, lettori dei commenti di don Stefano. Le piccole belle cose.

17 Febbraio 2021

se la tua pancia brontola per il digiuno che stai facendo, è un ottimo segno che Dio ha accettato la tua rinuncia.

17 Febbraio 2021
serena

Rosario Livatino, il giudice ragazzino freddato dalla mafia
(testo tratto dalla mostra I santi della porta accanto)

Nato a Canicattì il 3 ottobre del 1952, a 27 anni Rosario vince il concorso in magistratura e viene assegnato al Tribunale di Agrigento dove, vista la sua serietà e preparazione gli vengono affidate delicatissime indagini sulla mafia. Livatino va fino infondo, rispondendo innanzitutto alla propria coscienza e a Dio.
“STD” erano le lettere che annotava qua e là nella sua agenda per affidare le sue decisioni e le persone che avrebbe dovuto giudicare ” sub tutela Dei” (nelle mani di Dio).
All’obitorio lo vedono spesso pregare accanto al cadaveri di pregiudicati di cui ben conosceva la fedina penale e che per questo rimetteva alla misericordia di Dio.
Per lui amministrare la giustizia è innanzitutto una vocazione, preceduta dalla preghiera in cui ogni mattina si immerge prima di entrare in Tribunale cercando di “dare alla legge un’anima”.
Anni dopo, uno degli esecutori del suo omicidio testimonierà dal carcere al suo processo di beatificazione, avviato nel 2011.

15 Febbraio 2021
Giuse

Oggi freddo,freddissimo e uno strano nevischio sottile,sottile che svolazza trasportato dal vento. Mentre sbircio dalla finestra questa meraviglia incrociò lo sguardo e il saluto del mio vicino di casa che, anche lui, dalla finestra sta ammirando il baluginare di questa strana neve. Il mio vicino, Pierì, 98 anni è un uomo normale e straordinario allo stesso tempo : nella vita ha fatto la guerra, ha fatto il contadino e l’operaio tessile ma la sua passione è la musica popolare, condita da una irrefrenabile e contagiosa allegria e voglia di vivere. Ha girato il mondo insieme ad un piccolo gruppo folcloristico del posto e fino alla scorsa primavera ogni pomeriggio saliva alla nostra Casa di Riposo per “fare animazione” agli anziani…lui giovanotto di 98 anni!! …Il suo grande rammarico di questo lungo tempo di reclusione e separazione è unicamente quello di non poter più cantare, suonare e intrattenere i suoi amici!! Vedo in lui il risplendere di questi minuscoli, turbinanti fiocchi di neve che oggi ci avvolgono come le tante presenze benefiche, nascoste e preziose di persone che sanno accompagnare nel cammino di ogni giorno

13 Febbraio 2021
serena

Racconto

Dio è come lo zucchero

Prima domanda. “Chi mi sa dire con parole sue chi è Dio?, cominciò a dettare la maestra.
Seconda domanda. “Come fare a saper che Dio esiste, se nessuno l’ha mai visto?.
[…] ” Dio è come lo zucchero che la mamma ogni mattina scioglie nel latte per prepararmi la colazione. Io non vedo lo zucchero nella tazza, ma se la mamma non lo mette, ne sento subito la mancanza. Ecco Dio è cosi, anche se non lo vediamo, se lui non c’è la nostra vita è amara, senza gusto”
Un applauso forte riempi l’aula e la maestra ringraziò Ernestino per la risposta così originale, semplice e vera. Poi completò: “Vedete bambini, ciò che ci fa saggi non è il sapere molte cose, ma l’essere convinti che Dio fa parte della nostra vita”.

12 Febbraio 2021
Gianna

Se è possibile vorrei ringraziare la signora Marcella per aver condiviso con noi i suoi sentimenti. Sono molto commoventi le sue parole, l’amore per la sua mamma e volevo dirle che grazie a lei, da domani andrò più spesso dalla mia mamma, perché nel mio pensare lei non morirà mai, ma purtroppo non è vero, e so che sarà insopportabile. E allora, come suggerisce Marcella, cercherò di cogliere tutti i preziosi attimi di vita.

9 Febbraio 2021
Emanuela

Dalla finestra del mio ufficio si vedono i tetti della fabbrica ma, alzando un po’ lo sguardo, le Alpi innevate oggi si fanno vedere, un bello spettacolo dopo la giornata di ieri.
Così lo sguardo al panorama si trasforma in preghiera con il salmo imparato cantando:
Alzerò i miei occhi verso i monti…il mio aiuto verrà dal Signore che ha fatto il cielo e la terra

8 Febbraio 2021
MARCELLA RUGGERI

Giornata così!
Risveglio così…
…sarà il tempo…sarà l’atmosfera, l’aria di casa, il toccare le tue cose…, ma ora, adesso, qui….struggente il pensiero, il desiderio di te mamma…
Sì, ….voglia di mamma❤❤❤
di mamma, di ricordi…voglia di vedere, di sentire…
e magari ci fosse donato ancora di toccare, di abbracciare, di baciare! e allora tI stringerei forte in un immenso abbraccio, accoccolata ai tuoi piedi come tante volte facevo mentre tu eri qui, seduta, al tuo tavolino, in cucina e mi accarezzavi i capelli, mentre ce la raccontavamo e poI, ecco che realizzavi che prendevo freddo…e non volevi,
…quali e quanti esempi ci hai donato, lasciato, per vivere anche noi bene!
Ed è così!
..È La tua, la nostra storia condivisa, che continua dietro la tua Luce: tu che vivevi gustando la Sua Luce, la Sua Pace di cui traevi forza quotidiana, linfa vitale, dalla santa Messa quotidiana. Anche la mia forza, come per la nonna Caterina: tua mamma, mia nonna, Voi che ora lì in Paradiso ne godete appieno e ci siete traino….
…quale grazia immensa infinita Lui ci ha riservato…
se solo lo comprendessimo, guarirebbero chissà quante malattie!
Che bei momenti mamma!
…ed eri sempre pronta a far decantare ogni arrabbiatura: nessun motivo per te era così importante da permettergli di toglierti, anche solo di turbare la tua serenità!
…lasciamo scorrere le tante lacrime…
le lascio scorrere tutte e copiose…mentre con amore riascolto la sua voce e la vedo…la vedo preparare quel caffè quotidiano col quale iniziavo la mia giornata….e si alzava a farmelo anche quando, e capitava, avesse mal di testa! Mai uscire senza il caffè!
…tutte cose che non ci sono più….
e mancano, mancano proprio tutte!
Sono qui seduta al tavolo della sua sala, con lo sguardo proprio verso la sua cucina. Tutto è uguale, non è cambiato nulla…le cose sono tutte allo stesso posto, ma manca “la vita!”…Lei, che a tutto dava vita!
E allora ecco il mio accorato invito a Voi tutti:
“Se a Voi è dato ancora di farlo…di toccare, di abbracciare, di baciare!….fatelo…non perdete nessun attimo…no!
…sappiate coglierli tutti questi attimi preziosi, tutti unici, tutti impagabili! sono i soli che meritano di essere vissuti con amore, con ardore, con intensità!…abbiate voglia di coglierli tutti e con tutti, con chi amate. E non disdegniamo il sorriso, anche se oscurato dalla mascherina, a chiunque incroci la nostra strada! E’ poca cosa, ma preziosa, e scopriremo quanto ci fa stare bene, ci ricarica, è un piccolo gesto, che dà sempre forza energia! fatelo… facciamolo…”
… e vedremo aprirsi un nuovo mondo davanti ai nostri occhi! E’ così, è sempre così! piccole cose che hanno il potere di “tirarci fuori” dal tugurio di pensieri tristi da cui si fa fatica a uscirne, a tirarci fuori, che non riusciamo a superare, e che però hanno il potere di tenerci ancorati al fondo, al buio, dove davvero a fatica ne vediamo l’uscita, tanto da perdere la voglia di provarci! no… la vita è bella! è bella per noi, e per ogni altro con noi! e basta davvero poco, proprio niente!❤
… ma tu sei sempre qui…è vero…”sei semplicemente nell’altra stanza!…ma ti sento…sento la tua voce, il tuo profumo di mamma!”
Grazie mamma, grazie sempre per tutto, di tutto! Grazie che ci sei sempre! che sei sempre con noi, e provvedi ancora a noi, ancora di più, ora che con tutti contemporaneamente tu ci sei…e a ognuno di noi mai mancano le tue carezze, e ancora asciughi le nostre lacrime!…anche adesso…anche a me!
Ti stringo forte ti abbraccio forte ti bacio con tanto amore, come sempre, ancora di più…
…all’infinito…

6 Febbraio 2021
Angela

Stamattina porto fuori il cane. Ha piovuto ieri sera… sono nel bosco e il mio cane si ferma ad annusare ogni piccola cosa. Ho un sacco di cose da fare, mi faccio prendere un po’ dall’ansia. In più le gocce scendono copiose dai rami degli alberi e mi bagnano la testa. Provo un po’ di fastidio…poi un pensiero. L’acqua è benedizione per questa terra. E se fosse benedizione anche per me? E se Gesù volesse benedire anche me? Sorrido e accolgo lasciando che le gocce mi bagnino i capelli

4 Febbraio 2021

Anche la vita non è che un sogno, ma ci sveglieremo un giorno… con un grido di gioia.
Io non vedo Dio, ma sono conosciuto da Lui: questa è la mia speranza. Ammetti i tuoi errori prima che gli altri li amplifichino.Non devi essere utile al prossimo lontano a spese di quello vicino.
Io non vedo Dio ,ma sono conosciuto da lui, questa è la mia speranza.Se durante il giorno credi che Gesù sia vicino a te, è già una preghiera.

4 Febbraio 2021
Emilia

Che i nostri occhi possano sempre trasmettere la gioia che dimora nei nostri cuori. Cerchiamola sempre. Sono certa: c’è.

4 Febbraio 2021
Emilia

Poiché la vita ci sorprende sempre. poichè ci è stato fatto dono di viverla sia nella gioia che nel dolore,ti prego Signor affinché la tua parola ci raggiunga sempre ed illumini il nostro cammino

2 Febbraio 2021
serena

…” Sei, sei l’abbraccio che non ho avuto mai
Sai, lo sai che infinita gioia tu mi dai
Sei, sei il sorriso che rischiara i giorni miei
Sai, lo sai che io non potrei lasciarti mai”

30 Gennaio 2021
Emilia

La parola di Gesù è la lampada che illumina il mio cammino, così la luce al sorgere del sole mi dona energia e forza, la luce del tramonto ristoro per l’anima e la luce della luna aiuta la riflessione e ti suggerisce propositi per il giorno che sta per venire. Grazie Signore di averci donato il sentimento dell’emozione

29 Gennaio 2021
Luigi

Così è il Regno di Dio:
un seme messo nel cuore del terreno,
che fa frutto a suo tempo:
puoi essere provato,
spossato dalla stanchezza,
dalle critiche…
non lasciati vincere dalla paura,
il regno viene, il seme cresce, come non lo si sa…
Vivi con speranza:
quando il mondo ti grida: “rinuncia”,
lascia che la speranza ti sussurri all’orecchio: “prova ancora una volta!

Diceva Camus: ”Se c’è un peccato contro la vita,
è forse non tanto disperarne,
quanto sperare in un’altra vita,
e sottrarsi all’implacabile grandezza di questa”.

29 Gennaio 2021
Pierangela

Questa mattina mi sono sorpresa nel vedere come da un piccolo foro di una vecchia tubatura ,lo zampillo d’acqua nella notte abbia tessuto un fantastico ricamo di ghiaccio sull’erba.
È un pó come nelle vita, sembra che dopo una ferita tutto debba finire, eppure…..

28 Gennaio 2021
Savina

“Un fiore
una stella
un passero che canta
tra le fronde.

Un ruscello
che scorre limpido
fra erbe e sassi.

Le piccole
semplici cose
e gli occhi
per vederle
ancora.

Questo mi basta
o Dio
per dirti
grazie.”

Ho trovato questo piccolo gioiello, non so chi l’ha scritto, ma, nella sua semplicità, è un inno che scalda il cuore.
Litanie delle piccole cose…

28 Gennaio 2021
Luigi

“Semino, semino seme…
semino perché amo la terra…
la terra che non è solo terreno buono,
ma strada battuta, sassi e rovi…
perché non esiste vita
che abbia un ruolo marginale nella rivelazione di Dio,
perché anche le pietre
possono essere figli di Abramo.
Semino: perché è proprio dell’amore desiderare
che ogni respiro di vita contenuto nella vita sia fecondo.”

27 Gennaio 2021
Gianna

Grande donna Liliana Segre, peccato davvero che abbia 90 anni, persone come lei sono un dono e spero viva ancora tanti anni.
E invece questo è il mio piccolo pensiero di oggi: sono appena rientrata in casa, ho fatto giardinaggio, mi piace molto, ed è stata una gioia vedere sotto le protezioni invernali i gerani e le camelie che stanno sbocciando, i limoni maturi e una piccola viola già fiorita. La natura è meravigliosa, non dovremmo distruggerla.

26 Gennaio 2021
Luigi

“Vi mando come agnelli in mezzo ai lupi…”.
Vi chiedo di essere pescatori di uomini nel cinismo di una società,
che non fornisce più una ragione buona per la vita…
Dare ragioni buone… come Liliana Segre:
“A me dispiace da matti avere 90 anni e sapere che ho pochi anni ancora davanti,
anche se gli odiatori ogni giorno mi augurano di morire,
mi dispiace tantissimo di dover abbandonare la vita.
Perché la mia vita mi piace moltissimo.
Ad Auschwitz non scegliemmo di attaccarci ai fili elettrificati per scegliere la morte,
che sarebbe arrivata in un secondo.
Noi scegliemmo la vita, parola importantissima
che non va sprecata e non va mai dimenticata nemmeno un minuto.
Non bisogna perdere neanche un minuto di questa straordinaria emozione che è la vita.
Perché nel tic-tac, che è il tempo che scorre, il tic è già tac”.

26 Gennaio 2021
Angela

Ringraziare…ringraziare per ogni cosa,anche piccola. Può sembrare sciocco per qualcuno. Ma ringraziare mi fa ricordare di Te. E ricordarmi di ringraziare è una grazia…

26 Gennaio 2021
Claudia

Anche con un cielo così uggioso guardando fuori vedo gli ultimi diosperi che offrono ancora provviste di riserva per gli uccelletti previdenti e dietro ai rami ormai quasi del tutto nudi scorgo le prime gemme luminose delle mimose. Mi sento diospero, uccelletti e mimosa.

25 Gennaio 2021
Emilia

Questa mattina, complice un soffio di vento, ho seguito un profumo inebriante che mi ha portato al piccolo calicantus che ho trovato adorno di piccoli fiori profumati e forti come le gemme. Ho ringraziato il Signore per avermi rallegrato il cuore. La natura è sempre fonte di piccoli o grandi miracoli.

24 Gennaio 2021
Emilia

Da quando la mattina condivido le briciole e bocconcini di pane con gli ospiti del mio giardino non sono più sola. Essi mi aspettano con puntualità e riempiono questo tempo sospeso con i loro cinguettii. Grazie Signore per averci fatto dono di una natura che non si arrende mai.

23 Gennaio 2021

Da che conclusi il percorso di studi in Paolo Grassi a Milano, iniziai pian piano a frequentare più spesso la casa dei nonni materni. Il nonno mi aveva messo a disposizione la sua sartoria, che lui ormai usava ben poco, perché io potessi dipingere su grandi pannelli di carta d’acquarello che talvolta mi aiutava a tagliare dai rotoli che ordinavo. Poi il nonno passò, ma io continuavo a frequentare la casa in ogni momento libero per dipingere e, così facendo, facevo compagnia alla nonna. Quando la sartoria era attiva alle 16, cascasse il mondo, la nonna si spostava SEMPRE lì per dire il rosario con tutti quelli che erano in casa. Poi prese l’abitudine di collegarsi a Lourdes alle 18, ospitando in casa le altre amiche del condominio, Laura e Marisa, e conobbi anche loro. Quando ero nei paraggi mi univo anch’io al rosario ed alle chiacchiere che seguivano, così le amiche della nonna divennero anche mie amiche. Ora del gruppo originale siamo rimaste solo io e Marisa e, pure se adesso non possiamo certo vederci quotidianamente, è prezioso per entrambe mantenere i contatti e tener viva un’amicizia autentica. Un’amicizia capace di commuovermi, come ieri sera: quando Marisa, memore del mio primo appello orale previsto per l’indomani, mi ha chiamata per farmi i suoi migliori auguri. La sua chiamata, il suo pensiero augurale, mi ha proprio commossa. Spero proprio di farle onore!

23 Gennaio 2021
Savina

‘Benedici il Signore anima mia,
quanto in me benedica il Signore,
non dimenticare tutti i suoi benefici”.
“Bene dire” dire bene di chi e cosa ci circonda può diventare un bel massaggio dell’anima, una coccola che ti apre al sorriso.
Le benedizioni, poi, sono comuni a tante civiltà diverse e lungo lo scorrere del tempo.
Ho trovato testi di benedizioni molto belli che arrivano anche da lontano, a riprova che se l’uomo lascia parlare il cuore, il cuore canta

23 Gennaio 2021
D.

I quotidiani oggi riportano il volto di una donna giovanissima, 22 anni, che ha letto ieri un suo componimento per l’insediamento del nuovo presidente americano. Amanda Gorman. E’ questa la buona notizia. E’ lei la buona notizia, la sua poesia, i versi che piaceranno a voi se la leggerete, i versi che sono piaciuti a me. “La vittoria non starà nella lama / ma in tutti i ponti che abbiamo costruito / questa è la promessa verso la radura / il colle che scaliamo”.

Precisazioni: nel quotidiano del giorno prima leggevo invece la cronaca dei morti nel Mediterraneo in questi ultimi giorni, e il resoconto profughi nei campi della Turchia o nel Campo Kara Tepe di Lesbo. La loro disperata condizione non mi aiuta a ringraziare per la mia fortuna; rende la mia privilegiata condizione imbarazzante, vergognosa.
Non riuscivo a prendere sonno, l’altra notte, come chi ha la coscienza sporca. E forse anche questa insonnia, era ed è una buona notizia. La collina da scalare si vede solo se si tengono gli occhi aperti, mi son detta.

22 Gennaio 2021
Anna Mule'

Anch’io posso aiutare Gesù, collaborare ed essere la sua barca. Gesù va via perché è venuto per salvarci non per salvarsi Lui da tutta quella folla.
Il mare…la sua potenza, il suo odore, il sapore del sale…
“Il sale deve avere qualcosa di sacro, infatti si trova nel mare e nelle lacrime”. Scrive K. Gibran.Il mare ci fa ricordare che siamo parte di un grande disegno.Pensiamo di assomigliare un po’ al mare che, infrangendosi contro gli scogli, trova la forza di riprovarci e riprendersi sempre.Poteva farlo di un altro colore Dio il mare, invece l’ha fatto blu, come il Cielo sulla terra!
Grazie

21 Gennaio 2021
Dania

Piccola/grande cosa il ristoro infrasettimanale serale a supporto delle fatiche dei giorni precedenti e come sostegno e sostentamento per i giorni successivi… E tornando dal lavoro alla vista di un gregge con tanti agnellini ripensi alla beatitudine di quell’incontro, che avviene ogni volta che si accoglie e risponde “all’invito alla cena dell’Agnello”. Il canto “Il tuo popolo in cammino” poi mi ha fatta sentire in cammino, mai sola, come quando lo cantavo in ospedale insieme a mia cugina perché la nonna era gravemente ammalata. Anche allora forse ero in cammino ma non lo sapevo…

21 Gennaio 2021
Anna

Amo da sempre leggere libri ma mi lamento spesso di avere poco tempo per farlo. Anche mio marito ama leggere ma la malattia gli rende difficile tenere un libro in mano e sfogliarne le pagine.
Quindi, che fare?
Il desiderio di entrambi di leggere l’ultimo libro di uno scrittore che apprezziamo molto ci ha acceso una lampadina: appuntamento verso le 17.00,io leggo ad alta voce e lui ascolta… Bellissimo!

21 Gennaio 2021
Daniela O

Avete presente l’entusiasmo del bambino quando finalmente sa la risposta: la so, la so! Vale per me oggi. E questa volta, la bella notizia, non ho dovuto cercarla, non era il mio sguardo a dover scegliere come vedere la realtà. E’ arrivata da sola. Ecco perché ce l’ho, ecco perché il mio entusiasmo è tutto nuovo.
Insomma, ecco: oggi un ragazzo – uno di quelli in difficoltà nera nera – era felice. Come mai?, gli ho chiesto. “Prof ieri il C… (cognome di un collega) è davvero venuto a sentire la mia lezione di batteria; e dopo mi ha accompagnato a casa a braccetto perché da solo non riuscivo; prof, sono arrivato a piedi fino a casa, non in macchina! Ce l’ho fatta a piedi, con lui, capisce?!”
Tutto qui. Eppure, lo scriverei sui muri, comporrei una canzone, fermerei un passante a dirgli “lo sai cosa è successo ieri? Te lo dico io”. E poi, io ed il passante ad abbracciarci di gioia.

20 Gennaio 2021
serena

Stamattina guardando l’albero di alloro, appena potato, scorgo un nido vuoto, insolito.
Con grande meraviglia, osservando attentamente, vedo che il nido è stato costruito a regola d’arte ma con pezzi di plastica trasparente alternati a dei rametti di legno di varia lunghezza…che ingegnoso il costruttore!
Veramente la natura riserva sempre delle sorprese ma soprattutto ci insegna ad accontentarci di quello che abbiamo ed a costruire con quello che ci sta attorno.

20 Gennaio 2021
Gianna

Oltre a cucinare meglio in tempo di lockdown, ho cominciato a studiare inglese, alleno la mente, occupo il tempo in modo utile, almeno lo spero e credo, e la memoria va ai tempi della scuola, tempi stupendi, che spero tornino presto per i nostri ragazzi/e

20 Gennaio 2021
Savina

Benedetta sia la neve invocata dai contadini a protezione del pane futuro, accolta dai bambini per giochi sempre uguali, guardata da noi grandi con un misto di allegria nel cuore e di fastidio nei piedi e nelle ruote…
“Sotto la neve pane, sotto la pioggia fame” recita il proverbio…
Dicono ci vogliano sette anni per comporre un proverbio.
La saggezza medita prima di esprimersi.
Impariamo ad invitarla come dono insieme allo Spirito Santo.
Buona giornata a tutti.

20 Gennaio 2021
Stefania

Scende il buio sulla città spenta dal lockdoun.
Le librerie aperte sono ancora luoghi di incontri, seppur brevi.
L’aria gelida dell’inverno si scontra sulle vetrine colorate dei fiorai: tante primule, giacinti e narcisi: la primavera arriverà.

19 Gennaio 2021
Pat

Domenica. Da quando andiamo a messa il sabato (non ho mai voluto farlo prima perché ritenevo che il settimo giorno DEBBA essere dedicato al Signore) la domenica, soprattutto in questi tempi di reclusione, è un giorno per NOI. E l’altro giorno l’abbiamo passato a riordinare e poi a cucire, io rammendo un vecchissimo maglione che ha 30 anni ed ogni volta che lo lavo ha un buco nuovo, lui ripara e “inventa” una nuova borsa. Facciamo andare le mani, accompagnati dal silenzio e da qualche parola, placida, uno scherzo per ridere insieme. È una nuova intimità, dopo tanti anni di matrimonio, un’altra cosa da fare insieme

19 Gennaio 2021
Palmira Abbadini

Piccole cose portano grandi speranze, “verità segrete esposte in evidenza”, in un tempo in cui le nostre vite sono squadernate agli sguardi di chiunque, i miracoli non hanno bisogno di farsi spettacolo: il sole che sorge da dietro il monte e tinge le nubi di colore… “alba dalle dita di rosa”, scrive Omero. Nella tradizione yogica, suryanamaskar, il saluto al sole, è il primo rito del mattino, perché il sole non sia il solo a “risvegliarsi” ma lo facciamo noi con lui,nuovi ogni giorno.

19 Gennaio 2021
D

26 studenti in DAD. 26 studenti presenti all’appello stamattina alle ore 8. Abbiamo letto per 90 minuti la «Dichiarazione universale dei diritti»: premessa, preambolo, due articoli. ONU 1948. Abbiamo parlato di cosa accade oggi in Etiopia, Congo, Repubblica del Centroafrica. La loro coscienza si è posta domande. Un documento laico, ma che indica un orizzonte, un sogno, un progetto. Lievito madre, si spera, in questi bellissimi ragazzi.

18 Gennaio 2021
Elide dalmasso

Quest’autunno ero in un bosco Insieme alla mia nipotina di 4 anni. Ci siamo fermate ai piedi di un grande faggio e accarezzandolo le ho detto di toccarlo e di chiudere gli occhi perché sembrava di accarezzare la zampa di un elefante. Lei lo ha fatto. Poi, con stupore, ha aperto gli occhi e mi ha detto: «Che bello nonna! Facciamo ‘Nel nome del Padre?´». Lei così piccola ha riconosciuto Dio nella natura e io mi sono commossa.

18 Gennaio 2021

Qualche mese fa io e Jacopo, il mio fidanzato, abbiamo iniziato a vivere insieme, poi ci si è rotta la caldaia ed ora eccoci ospitati da suo padre in attesa di cambiarla. Tutti e due abbiamo fatto la nostra fatica quando eravamo “a caccia” di un compagno e di una compagna e, poco prima di trovarci, eravamo sul disperato andante. Qui dal padre Jacopo ha ritrovato tante vecchie foto e me le ha mostrate. Vedendo quelle scattate negli ultimi tempi prima di conoscerci facevo quasi fatica a riconoscerlo, tanto era tesa e chiusa la sua espressione. Era proprio diverso, come lo ero anch’io allora: ormai convinta che se non era destino tanto valeva accettarlo. Poi per fortuna ci siamo trovati, ci siamo fidati e siamo in qualche modo “sbocciati”. Che miracoli sa fare l’amore e mica solo per la passione di coppia… Anzi, quello forse è il meno! Da che siamo insieme abbiamo entrambi rimesso mano alle nostre vite, ci siamo rinnovati. Siamo entrambi molto più radiosi e molto più capaci di affrontare le prove della vita. L’amore, quello sano, ti riempie sino a esondare e allora inonda anche quello che hai attorno. Si trasmette che è un piacere.

18 Gennaio 2021
Pierangela

Che bellezza risvegliarsi leggendo questo versetto del salmo 41
La giornata acquista tutto un altro sapore ….

Come la cerva anela ai corsi d’acqua, *
    così l’anima mia anela a te, o Dio.
L’anima mia ha sete di Dio, del Dio vivente: *
    quando verrò e vedrò il volto di Dio?

18 Gennaio 2021
Renato

Che il sorriso non ci abbandomi mai.

17 Gennaio 2021
Gianna

A me piace moltissimo iniziare la giornata leggendo il Vangelo e le tue riflessioni, i tuoi “sentire”.
E mi piace raccontare anche qualcosa di me, come mi piace ascoltare i pensieri di voi cari amici, anche se non ci siamo mai visti, ci siamo incontrati qui.
Io stamattina ho fatto il dolce della tradizione mantovana di questo giorno: il chisol. C’è un profumo! Chissà che un giorno riusciremo a gustarcelo insieme, iniziando dal pane di don Stefano.

17 Gennaio 2021
Savina

In queste mattine, ancora buie e fredde, se il cielo è limpido e terzo alza lo sguardo:
potrai ammirare uno spettacolo di luci e colori come in un caleidoscopio, da una parte la notte che se ne va con le sue stelle lucenti, dall’altra il giorno che viene con i colori dell’alba.
E quando le nubi coprono il cielo, ascolta…. già i passeri fanno udire la loro voce, chiamandosi al nuovo giorno.

17 Gennaio 2021
Lucia

In questi giorni sono combattuta tra la tristezza per gli amici malati Covid gravi e il sorriso che non voglio togliere dal mio viso quando parlo con i nipotini in video chiamata. Questa guerra per noi finirà grazie al vaccino! Ma fa riflettere, ancora di più, sulle guerre nel mondo che durano da decenni e qui non serve un vaccino per determinarne la fine ma la volontà dell’uomo!

17 Gennaio 2021

Prima dell’alba, accendo il forno per cuocere il primo pane di questo nuovo anno. Un rito ordinario e festoso al contempo, per ogni volta che non c’è più pane in casa. Il profumo si spande per la casa, il calore arrossa la crosta. Questo primo giorno di un anno nuovo è lievitato all’ombra di ieri e il pane di oggi farà buono anche il domani.

13 Gennaio 2021

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