don Stefano Manfredi

Apro gli occhi
ogni mattino dal 15 giugno 1973.
Giorno dopo giorno la Vita attende anche me.
Ho visto la luce a Romano di Lombardia, cittadina della pianura bergamasca.
Dalla casa a scuola mi muovevo in bicicletta. Vennero gli anni del Liceo classico: studente pendolare, dai finestrini di un treno vedevo la campagna. In tutte le sue stagioni.
Per diversi anni, aprendo gli occhi, vedevo Bergamo, da Città Alta. Erano gli anni degli studi teologici in Seminario.
Ho visto la Valle Brembana, le sue montagne che non ho mai osato scalare fino alla sommità ma vivere ai loro piedi mi è parso bello. Ho lavorato come cameriere e animatore in un Rifugio. Ho insegnato in piccole scuole nei più piccoli paesi della Valle. Due buoni preti mi hanno accolto: al Rifugio Madonna delle Nevi prima, poi nella casa parrocchiale di San Martino Oltre la Goggia.

Un giorno ho visto il Vescovo di Bergamo, Roberto Amadei imporre le sue mani sulla mia testa poi versare dell’Olio profumato sul palmo delle mie mani. Dal 2 giugno 2001 sono prete. Prima destinazione: Ramera di Ponteranica.
Ho visto oltre le Alpi. La Svizzera. La città, il lago e le montagne di Neuchâtel.
Ho visto aerei decollare a centinaia dal Centro Pastorale Giovanni XXIII a Seriate.
Ora vedo di nuovo la campagna, nella piccola parrocchia di Lurano dove vivo.
Apro gli occhi: leggo, scrivo, osservo un’opera d’arte, a volte dipingo, leggo uno spartito.

Chiudo gli occhi
ogni sera, per cercare riposo.
Chiudo gli occhi ogni volta che voglio vedere e ascoltare meglio. Chiudo gli occhi e ascolto musica, per lo più classica. Quando prego o medito chiudo gli occhi.
Aprirò e chiuderò gli occhi per chissà quante volte ancora. Sarà sempre una sorpresa. Un dono.
Tante persone che mi sono care hanno già chiuso i loro occhi a questo mondo. Li avranno aperti una volta per sempre a vedere meglio ciò che ora appare in modo confuso, come in uno specchio. E non è certo questione di ottica. Mi piacerebbe tanto che la visione – per tutti – diventasse più nitida, e l’ascolto più profondo… e un giorno, vedere faccia a faccia. Felicemente.
È un piccolo mondo il mio. Eppure nel profondo c’è ancora molto da esplorare.
Piacere! Mi chiamo Stefano Manfredi.

Cercavo un nome…
da dare a una creazione.
Un nome da dare ad un piccolo foglio, un «foglietto» come l’ho sempre chiamato.
Perché era di carta. All’inizio. Ma non era un giornale. Non un notiziario.
Un foglio di collegamento, come quelli che trovi spesso in fondo ad una Chiesa.
A guardarli, spesso fanno quasi da biglietto da visita.
Intuisci alcune cose: l’aria che tira, il vento che soffia.
Chi vive da quelle parti. E come si vive.

Il nome si fece strada da sé: OTTOgiorni.
Come i giorni della settimana a contarli da una domenica all’altra.
Di domenica in domenica è da sempre il ritmo delle comunità cristiane.
Il tempo scorre, i giorni passano nella gioia e nel dolore, tra lavoro e riposo.
Ma il primo giorno è sempre l’Inizio e l’ottavo è il Fine.

Il primo numero di OTTOgiorni, formato cartaceo,
ha visto la luce nella prima domenica di Avvento 2016.
Fino a domenica 23 Febbraio 2020, quando un numero speciale di OTTOgiorni
appariva per invitare ad un altro cammino di Quaresima…
qualcosa è andato storto.
Appena il tempo di realizzare che non stava per iniziare soltanto un’altra Quaresima,
quanto piuttosto una quarantena.
La faccenda è già storia, sebbene ci siamo ancora dentro.

Per accompagnarci in un cammino
di riflessione e preghiera personale o famigliare,
OTTOgiorni lasciava così il posto a OGNIgiorno.
Quotidianamente.
Almeno per giungere a Pasqua…
Almeno per arrivare all’inizio della “fase due“…
Almeno per arrivare a Pentecoste…
E poi ancora.

Il pensiero di un blog è già da qualche tempo
nel mondo delle idee e dei desideri.
Pur preferendo ancora la carta al web,
nell’evoluzione delle cose e delle idee,
su consiglio di alcuni amici,
con il supporto prezioso di Chiara e Valter, di «Bold.»
nasce oggi ottogiorni.it.
Un blog.
15 giugno 2020.
Benvenuto!