Contorta… mente (ma liberaci dal Male)

Mercoledì – V settimana di Quaresima

(Dn 3,14-20.46-50.91-92.95 / Dn 3,52-56 / Gv 8,31-42)

C’eravamo lasciati ieri alquanto felici del fatto che molti credettero in Gesù. In effetti, stiamo leggendo, su più giorni, quell’unico grande colloquio che Gesù intrattiene con i Giudei. Capitoli sette e otto del Vangelo di Giovanni: sono questi passaggi a fare del suo Vangelo un testo che, a volte, può risultare di difficile comprensione.

Ad un certo punto, a questi tali che cominciarono a credere in Lui, Gesù propose i termini di un’alleanza, la promessa contenuta nel fatto di credergli. Patti chiari per un’amicizia lunga. La sua Parola è come una grande clausola di una nuova alleanza, un patto che davvero potrebbe sigillare una lunga amicizia, una grande fraternità: essere suoi discepoli significa ascoltare le sue parole per conoscere la verità e scoprire cosa significhi essere davvero liberi. Parole che evidentemente suonarono chiare e precise agli orecchi dei suoi uditori i quali, tuttavia, se la presero alquanto.

Quelle parole rimandano proprio a quelle che Dio aveva precedentemente rivolto ad Abramo, a Mosé, all’intero suo popolo per liberarli dalle loro angosce, dalle paure, dalla schiavitù. Ora, sentirsi dire, quando si vive belli convinti di essere apposto o già liberi che invece non s’è fatto ancora nulla per esserlo veramente… insomma! Quelli non ci rimasero proprio bene. Sarebbe come dire oggi ad un cristiano che andasse all’Eucarestia ogni domenica, o fors’anche tutti i giorni, che ancora non ha fatto nulla di ciò che chiede il Vangelo se non ha mai diviso il suo pane con l’affamato, o ancor più se anche solo avesse detto «pazzo» ad un suo fratello (Mt 5,22). Un conto – dice la Scrittura – sono i rimproveri di un padre o di una madre che sul momento feriscono ma che poi si rivelano come un vero medicamento; altro invece le parole di fratelli che possono veramente uccidere. Un esempio epocale? Bullismo da social. 

S’erano avvicinati proprio per ascoltarlo, quando lo videro entrare nel cortile del Tempio e, subito, sedersi. Stava per parlare, per insegnare. La Parola di Gesù li aveva attirati a sé, li aveva conquistati al punto da credergli, ma in men che non si dica, sembrano improvvisamente diventare un’offesa alla loro presunta libertà: si sentivano già liberi e non potevano ammettere di certo che potesse essere Gesù a far comprendere loro cosa significasse non essere più schiavi.

Non dimentichiamoci che siamo nel pieno di una diatriba di Gesù con i Giudei i quali cercarono prestissimo un motivo per eliminarlo. Quell’istinto assassino che avevano dentro, ecco, proprio quello faceva di loro degli schiavi. Esattamente per quella voglia di eliminarlo erano schiavi, mentre quelli continuavano imperterriti a professarsi credenti, figli di Abramo.

So che siete discendenti di Abramo – disse – ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre. Eccolo il nocciolo della questione. Si professavano figli di Abramo, l’uomo che più di tutti si dispiacque di non avere figli e Dio si premurò di farlo sognare invitandolo a guardare il cielo e assicurandogli che tale sarebbe stata la sua discendenza, ma intanto cercano di uccidere un fratello, un Uomo che appartiene anche lui a quella stessa discendenza. Gesù continua a parlare di suo Padre: ridando la vita a chi era perduto, continuando a creare cieli nuovi e terre nuove, nuovi spazi e condizioni per continuare a vivere.

Nulla. Non c’è verso! La diatriba si fa ancor più aspra e incalzante: quei Giudei, ancor più determinati, ribadirono a Gesù la loro convinzione di essere figli di Abramo. Se davvero avessero compreso cosa significa essere   figli di Abramo avrebbero fatto ciò che fece quel padre quand’era sul punto di credere la cosa più assurda, cioè uccidere il suo unico figlio amato come se Dio chiedesse quel sacrificio a rivendicazione di un amore assoluto di Abramo verso di Sé. Abramo slegò Isacco, «il figlio del sorriso» per non piangerlo il resto dei suoi giorni, colpevole di aver ucciso. Non uccidere: questo è ciò che dice il Padre. Lo ripetè il Figlio e intanto si prodigava a ridare la vita dispensando misericordia come quando si fa una festa, una cena… fosse anche l’Ultima. 

È questo spirito competitivo, esasperato al massimo in questa nostra epoca (lo vedi in forme di discriminazione e razzismo comunque serpeggianti, ma spesso – stando ai racconti di amici – perfino sul posto di lavoro con i colleghi) che pare alimentare in noi un istinto diabolico di eliminare o di uccidere l’altro, convinti che poi si possa vivere meglio. Questo è il vero Male che viene da dentro il cuore dell’uomo, di cui Gesù stesso parlò (Mc 7,21). L’uomo si arrovella la mente di filo spinato, quando è sempre più spinto a credere all’adagio latino «Mors tua vita mea» (la tua morte per la mia vita).

Tale espressione si usa quando all’interno di una competizione o nel tentativo di raggiungere un traguardo ci può essere un solo vincitore: il detto indica cioè che il fallimento di uno costituisca requisito indispensabile per il successo di un altro. L’espressione viene comunemente usata per descrivere efficacemente un comportamento opportunista. 

Cristianamente parlando potremmo perfino applicare questo adagio latino alla morte di Gesù e trasformarlo davvero in un annuncio. La morte di Gesù ci ha scampati tutti e tutti noi siamo i sopravvissuti di una violenza che improvvisamente s’è scagliata su un capro espiatorio…. ma se fosse finita almeno! A volte mi chiedo soltanto se le cose scritte nel Vangelo sono scritte a monito perché mai più debbano accadere o solo per dirci che, invece, sarà sempre così. Sarà sempre così certamente se la Parola di Gesù non ci libera davvero, cioè se non la ascoltiamo seriamente. Se non capiamo che tutto il Vangelo sta nel sapersi figli di un unico Padre. Pertanto fratelli. Intanto ci penso ancora un po’ e continuo a pregare: «Padre nostro… ma liberaci dal Male!» 

Padre,
manda nel tuo nome lo Spirito Santo
che ci insegnerà ogni cosa,
che ci ricorderà la parola di Gesù,
che resterà con noi per sempre.
Lo Spirito ci consolerà,
lo Spirito ci sosterrà
nelle vie difficili del mondo,
lo Spirito ci guiderà alla verità
per essere veri nell’amore.
Lo Spirito ci aprirà alle cose future,
lo Spirito ci donerà ciò che è Tuo.

Čajkovskij, Marzo, da «Le stagioni» op. 37b (Tatiana Larionova, pianoforte)

Dal Vangelo secondo Giovanni (8,31-42)

In quel tempo, Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: “Diventerete liberi”?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro».
Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l’ha fatto. Voi fate le opere del padre vostro».
Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato».

Da un soffio nasce un uccello,
da un uccello nasce il canto,
dal canto nasce la domanda,
dalla domanda nasce la morte,
dalla morte nasce la vita,
dalla vita nasce il tempo,
dal tempo nasce il nome,
dal nome nasce la memoria,
dalla memoria nasce un paese.

(preghiera di un racconto africano)


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Piccoli Pensieri (3)

Suor Regina

Signore, quanto è difficile convertirsi cioè volgersi verso di te x essere tuoi testimoni,tuoi discepoli.Donaci di incontrare la tua misericordia e di non perdere mai la fiducia in ogni caduta ma di volgere lo sguardo a Te per essere veramente Liberi.

24 Marzo 2021
Alba

” Rimanere fedeli…”
È un richiamo molto forte: Gesù Tu mi inviti a restare nella Tua Parola, abitarla, vivere della Tua Parola quasi fosse una sorgente d’acqua limpida e fresca.
Aiutami ad uscire dai miei egoismi, dalle mie sicurezze e schiavitù. Solo così saprò accogliere i Tuoi insegnamenti, perché la Tua Parola è luce, via, seme, vita, roccia e verità.

24 Marzo 2021

Dopo la lettura di stamane, incappo in questa poesia:
“E se nel mondo ci fosse una balena,
Che si mangiasse gli uomini cattivi,
La vita allora sarebbe più serena, per tutti i morti ma anche per i vivi”
Fu scritta da Silvano Agosti a 6 anni, con tutto lo slancio fantastico tipico dei piccoli. Da grande io ora penso che forse, più che mangiare i cattivi, la balena farebbe meglio ad abbracciarli i cattivi, e con tutta la possenza del suo volume e del suo peso, trattenerne gli slanci violenti sino a che non si placassero, e allora correggersi e rispondere all’abbraccio.
Che se è vero che la violenza chiama violenza, è pur vero che l’amore vince su tutto -ma davvero!-. Solo che per quello serve la pazienza (una pazienza infinita… Oltre le settanta volte sette!) ed un’incrollabile costanza. Poi non è che venga proprio facile abbracciare e tener stretto chi ti fa male… Ma già iniziare a non infiammarsi di rancore potrebbe essere un buon partire, no?
Poi, piano piano, educarsi a diffondere più affetto, ogni volta che si può, in ogni forma che si può… Che già quello aiuta, nella pratica, a sottrarre terreno al male.

24 Marzo 2021

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