Lettera aperta a Erode tetrarca

Data :1 Agosto 2020
Commenti: (6)

Manda su di noi, Signore e Dio nostro, il tuo Spirito che è fuoco e potenza: metta in noi la forza di opporci al male, il giusto sdegno per le ingiustizie e ci doni di soffrire con le vittime del male. Il tuo stesso Spirito che è dolcezza e consolazione ci insegni pazienza e mitezza, susciti sempre in noi la bontà e ci guidi sempre sulla via dell’amore anche quando il male ha ferito il nostro sguardo. Amen.

Arcabas, San Giovanni Battista, monastero della Grande Chartreuse. La tragica morte, segno di martirio è evocata nel tratto dorato, allineato alla Croce di Cristo, che separa il corpo dalla testa.

Dal Vangelo secondo Matteo (14,1-12)

In quel tempo al tetrarca Erode giunse notizia della fama di Gesù. Egli disse ai suoi cortigiani: «Costui è Giovanni il Battista. È risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi!».
Erode infatti aveva arrestato Giovanni e lo aveva fatto incatenare e gettare in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo. Giovanni infatti gli diceva: «Non ti è lecito tenerla con te!». Erode, benché volesse farlo morire, ebbe paura della folla perché lo considerava un profeta.
Quando fu il compleanno di Erode, la figlia di Erodìade danzò in pubblico e piacque tanto a Erode che egli le promise con giuramento di darle quello che avesse chiesto. Ella, istigata da sua madre, disse: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista».
Il re si rattristò, ma a motivo del giuramento e dei commensali ordinò che le venisse data e mandò a decapitare Giovanni nella prigione. La sua testa venne portata su un vassoio, fu data alla fanciulla e lei la portò a sua madre.
I suoi discepoli si presentarono a prendere il cadavere, lo seppellirono e andarono a informare Gesù.

Illustrissimo e cattivissimo re Erode, le scrivo per dirle che le sue feste di compleanno non mi piacciono. Sono di pessimo gusto, sembrano capricci da bambino. Certamente ne avrà organizzate altre, meglio riuscite, ma quella di cui ho saputo leggendo un passaggio del vangelo di Matteo è stata davvero indecente. Lei mi dirà che potrei scegliermi delle fonti più attendibili, quanto meno non connotate religiosamente e rifarmi a storici dell’epoca. Mi dica dunque lei a quale storico romano potrei rifarmi. So che Giuseppe Flavio parlò di lei. Lei viene citato nella sua opera intitolata “Antichità Giudaiche“. Ma anche questo devo dirle: neppure lì lei ci fa una bella figura e sapendo che il povero Giuseppe Flavio, già sacerdote del Tempio si riciclò come scrittore imperiale dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme, suo primo luogo di lavoro, mi chiedo che fine avrebbe fatto se lei avesse saputo cosa ha scritto a suo riguardo.  Pare che lei abbia perso una battaglia contro i Nabatei. Il vostro stimato scrittore imperiale, dice addirittura che quella sconfitta fu percepita come una sorta di castigo divino. Per gentilezza e per suo rispetto, Le evito pure la fatica di andare a cercarsi il passaggio che le si riferisce e glielo riporto qui: “Ad alcuni dei Giudei sembrò che l’esercito di Erode fosse stato annientato da Dio, il quale giustamente aveva vendicato l’uccisione di Giovanni soprannominato il Battista. Erode infatti mise a morte quel buon uomo che spingeva i Giudei che praticavano la virtù e osservavano la giustizia fra di loro e la pietà verso Dio a venire insieme al battesimo; così infatti sembrava a lui accettabile il battesimo, non già per il perdono di certi peccati commessi, ma per la purificazione del corpo, in quanto certamente l’anima è già purificata in anticipo per mezzo della giustizia. Ma quando si aggiunsero altre persone – infatti provarono il massimo piacere nell’ascoltare i suoi sermoni – temendo Erode la sua grandissima capacità di persuadere la gente, che non portasse a qualche sedizione – parevano infatti pronti a fare qualsiasi cosa dietro sua esortazione – ritenne molto meglio, prima che ne sorgesse qualche novità, sbarazzarsene prendendo l’iniziativa per primo, piuttosto che pentirsi dopo, messo alle strette in seguito ad un subbuglio. Ed egli per questo sospetto di Erode fu mandato in catene alla già citata fortezza di Macheronte, e colà fu ucciso”. (Ant. XVIII, 116-119).

Mi dica pertanto lei a quale delle due fonti io debba riferirmi. Questa cosa del castigo divino non mi convince troppo. È per questo che mi permetto di dirle che meglio sarebbe stato se lei, tremendissimo tetrarca, avesse ascoltato i consigli infuocati di Giovanni Battista. Posso sapere che fastidio le dava quell’uomo vestito di peli di cammello? Forse perché predicava al confine dei territori a cui lei era preposto e che quindi rischiava di sobillare il popolo incitando eventuali rivolte contro coloro che stanno nei palazzi d’avorio vestiti in abiti di lusso?

Era il suo modo di parlare a darle fastidio? Troppo diretto? Colpì nel vivo? Ma per quello che so di questo povero predicatore da deserto, se lei lo avesse ascoltato con maggior attenzione, le avrebbe perfino annunciato la possibilità di ravvedersi, data la “coincidenza astrale”, data la compresenza del precursore e del suo Messia, se lei fosse tornato sui suoi passi e avesse smesso di divertirsi con sua cognata (la moglie di suo fratello Filippo, se preferisce mantenere le distanze) e con la figlia della stessa, la giovane Erodiade che lei, aveva ingaggiato per allietare il compleanno con le sue danze. La povera ragazza, lei pure sfruttata per il godimento del tetrarca. Ma non si vergogna? Quella giovane che nel suo curriculum vitæ avrebbe potuto poi scrivere di essersi esibita davanti al tetrarca dell’epoca. Senza neppure rischiare di essere indagata perché imparentata. All’epoca non si facevano questo genere di processi. 

Ma torniamo alla questione della fonte a cui preferisco riferirmi: lì per lì mi avrebbe dato fastidio anche il flashback, genere horror introdotto da Matteo nel suo Vangelo, se non fosse che capisco la ragione di questo inciso nel racconto. Non saprei se sia più tragica la fine che lei ha fatto fare a Giovanni Battista o quella che fecero fare a Gesù, appeso ad una croce, sospeso tra cielo e terra come per dire a quel crocefisso che ne lassù, né tantomeno quaggiù, si volesse sapere di lui. Sospeso, le braccia aperte come in uno di quegli abbracci, pieno di misericordia, che sapeva regalare ad ogni peccatore pentito. Mi perdoni se parlo di abbracci in tempo di distanziamento sociale. Mi perdoni se oso immaginare un confronto tra quel modo di abbracciare e i suoi modi rispettabili quanto discutibili da tetrarca. 

Furono in molti a sostenere che lei, signor Erode, era un po’ pazzerello (mi permetta l’eufemismo) e ne abbiamo le prove. Sventato e capriccioso, con quella sua scanzonata spensieratezza da potente, non esitò a far decapitare Giovanni certificando pure che proprio lei stesso avesse dato l’ordine. E gli invitati a quel compleanno, vista la testa sul vassoio, poterono essere testimoni della sua (pre)potenza. Sarebbe interessante sapere cosa né pensarono di quel suo exploit, ma non mi è difficile immaginare che compresero in fretta che era meglio tacere onde evitare di fare la stessa fine. E così continuarono ad applaudire lo spettacolo della povera ragazza danzatrice (a cui, in ultima battuta, non si esiterà ad attribuire la colpa di quel misfatto) e a bere e mangiare in suo onore. Secondo la consuetudine dell’epoca: panem et circensem. Qualcosa da mangiare e un po’ di divertimento e tutto il popolo se ne sta buono… mentre lei, Erode, compiva il Male.

E la prego, non mi tiri in ballo la solita storia del destino, che doveva andare così perché così era scritto. Le ricordo che i libri di storia (e pure i Vangeli, che libri storici non sono) vengono scritti a fatti avvenuti. Non mi tiri in ballo quella cosa che così facendo lei avrebbe contribuito alla storia della salvezza e che se le cose sono andate così è ancora merito suo. Lei, illustre Erode – come disse al suo collega Pilato, Colui che lei pensava essere Giovanni redivivo – non avrebbe nessun potere se non le fosse stato concesso dall’alto. Un modo gentilissimo per ricordarle che sopra di lei c’è ancora Qualcuno. Il fatto è che poi – sa com’è! – ci si fa prendere la mano e si finisce sempre per cadere nelle solite storie di abusi di potere.

A lei, Erode tetrarca, sembrò di essere un uomo d’onore perché seppe mantenere la parola data, ma a nostro modesto parere se lei si fosse astenuto o trattenuto dal compiere quel male, avremmo comunque – le assicuro – parlato di lei, ma in altro modo. Come oggi si racconta ancora di un certo Matteo, detto Levi seduto al banco delle imposte che ad ascoltare una sola parola di Gesù (“Seguimi” gli disse) subito si alzò e lo seguì. E che dire del temuto quanto stimato Zaccheo, capo dei pubblicani, che scese in fretta dal sicomoro e che accolse Gesù in casa sua e fu l’inizio della sua conversione? Restituì quanto aveva rubato, moltiplicando per quattro il suo dono ai poveri. E già che le piacciono le donne, che dire di quella donna che cosparse di olio profumato i piedi di Gesù in casa dell’illustre pubblicano Simone? Le dico che se lei avesse accolto il caro Gesù di Nazareth, anche solo ascoltando le parole del suo precursore Giovanni Battista, oggi parleremmo di lei come di un peccatore pentito per cui si sarebbe fatto festa perfino in cielo. E invece, eccoci qui a ricordarci di quanto male è capace l’uomo. E sentire lei, Erode, parlare di resurrezione… fa un certo effetto.

Ora mi accingo a congedarmi da lei. Immagino di averle rovinato la giornata di buon mattino ma non credo di arrecarle più dolore a quanto la coscienza le potrebbe rimproverare. Sento comunque di doverla ringraziare per aver lasciato che i discepoli di Giovanni entrassero in carcere a prendere il corpo per dargli degna sepoltura. Non so se mi capisce: ma noi cristiani ci teniamo al Corpo.

Raccontarono a Gesù quanto accaduto. Non le chiedo di immaginare il dolore del nostro Maestro. Non saprei neppure se questo compatire è nelle sue corde, nelle sue possibilità. Sono felice che il nostro Maestro venne a sapere dell’accaduto. Cosa dovette fare per rielaborare quel lutto non saprei o potrei pure immaginarlo. Da quel momento decise con più convinzione che era ora di scacciare le tenebre del male da cui Lei pure – povero Erode – si è fatto avvinghiare. E avrebbe dato Lui pure pane da mangiare ma non per divertimento. Semplicemente a sue spese, al prezzo della sua vita donata. 

Caravaggio, Decollazione di San Giovanni Battista, 1608

Liberami dal fango, perché io non affondi,

che io sia liberato dai miei nemici e dalle acque profonde.

Non mi travolga la corrente,

l’abisso non mi sommerga,

la fossa non chiuda su di me la sua bocca.

Io sono povero e sofferente:

la tua salvezza, Dio, mi ponga al sicuro.

Loderò il nome di Dio con un canto,

lo magnificherò con un ringraziamento.

Vedano i poveri e si rallegrino;

voi che cercate Dio, fatevi coraggio,

perché il Signore ascolta i miseri

e non disprezza i suoi che sono prigionieri.

(dal salmo 68)


Rimani aggiornato per ricevere i miei nuovi articoli




Comments (6)

serena

L’atteggiamento di questo piccolo re di Palestina ci fa capire cosa significhi l’allontanamento dalla volontà del Signore, con conseguente affermazione della propria.
Che il Signore ci conceda la grazia di accogliere sempre la Sua parola, per non sottrarsi mai ai suoi occhi misericordiosi e fare della sua volontà la nostra.

2 settimane ago
Monaci Rosaemma

Meravigliosa la sua lettera aperta a Erode tetrarca e l’ arringa per incriminarlo….

2 settimane ago
Angela

Erode quando seppe la richiesta di Erodiade si rattristò ma a causa del giuramento fatto mando’ le guardie a far decapitare il Battista.Rattristo’… è l’unico verbo che sono riuscita a trovare che possa avere una parvenza di bontà. Mi fa venire in mente tutte le volte in cui non affermiamo con forza la nostra fede davanti alle altre persone,ma ci facciamo condizionare dal loro giudizio e questo ci porta a comportarci in maniera diversa da quella che vorremmo.

2 settimane ago
Maria Rosa

L’ascolto della Parola non finisce mai di stupirci e di dire cose nuove

2 settimane ago
Sr.Regina

Quanti Erode nella storia…e quanti profeti che muoino ingiustamente…Non abbiamo ancora imparato che il male si vince con il bene. Aprici gli occhi e il cuore Signore perché la sofferenza dei giusti ci sia maestra di vita…

2 settimane ago
Chiara

… “Non saprei se sia più tragica la fine che lei ha fatto fare a Giovanni Battista o quella che fecero fare a Gesù, appeso ad una croce, sospeso tra cielo e terra come per dire a quel crocefisso che ne lassù, né tantomeno quaggiù, si volesse sapere di lui. Sospeso, le braccia aperte come in uno di quegli abbracci, pieno di misericordia, che sapeva regalare ad ogni peccatore pentito.

2 settimane ago

Scrivi un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *