Nulla di cui meravigliarsi

Data :31 Luglio 2020
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Dio della luce, in questo nuovo mattino abbiamo accolto il tuo invito ed eccoci alla tua presenza: manda il tuo Spirito santo su di noi, Spirito di sapienza che ci apre alla comunione con Te attraverso l’ascolto della tua parola. Essa diventa per noi specchio che ci aiuta a discernere ciò che ci abita: l’opacità che spesso ci rende bui, le contraddizioni che ci scoraggiano. La tua Parola sia direzione, consolazione, forza per percorrere vie di accoglienza e di comunione e ci porti a vincere paura, diffidenza e incredulità. Amen.

Dal Vangelo secondo Matteo (13, 54-58)

In quel tempo Gesù, venuto nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga e la gente rimaneva stupita e diceva: «Da dove gli vengono questa sapienza e i prodigi? Non è costui il figlio del falegname? E sua madre, non si chiama Maria? E i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? E le sue sorelle, non stanno tutte da noi? Da dove gli vengono allora tutte queste cose?». Ed era per loro motivo di scandalo.
Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua». E lì, a causa della loro incredulità, non fece molti prodigi.

Leggevo recentemente alcune considerazioni circa l’aumento di diffidenza nei confronti degli altri. Nella nostra patria, si intende. Il settantasette per cento degli italiani, dicono le statistiche, sostiene che bisogna stare molto attenti nei confronti degli altri. Per questo, sostengono gli studi sulla diffidenza, l’esistenza si appesantisce, diventiamo stressati, irascibili. Rinunciamo a priori alla possibilità di nuovi rapporti e nuove relazioni, e mettiamo più facilmente in discussione quelle che già abbiamo in diverso modo consolidato. Il “test della panchina” rivela che otto persone su dieci non fanno altro che ignorare, evitare o fingono di non vedere l’altro che, su una panchina, si è seduto accanto o di fronte. Preferiamo socializzare quasi esclusivamente attraverso i social. E si sta parlando soltanto di diffidenza, di quella resistenza a conoscere l’altro, senza un motivo preciso. 

Se a questa aggiungiamo pure “un pizzico” di incredulità  – è il caso di dirlo – non c’è più nulla di cui meravigliarsi. Diffidenza, pregiudizi e incredulità tarpano le ali alla conoscenza e l’altro non sarà mai portatore di novità, di sapere. Ci siamo dentro in pieno! Quanto poco siamo stati educati a desiderare un incontro con l’altro e con il suo mondo. Bastano due preconcetti e l’altro è tagliato fuori. Non dev’essere roba da tempi moderni, ma qualcosa che vive con l’uomo. Può essere che questo atteggiamento si accentui maggiormente in alcune epoche o a secondo dei luoghi in cui ci si trova. 

Dovette succedere qualcosa di simile pure a Gesù quando tornò nella sua patria che (a questo punto la domanda è legittima) evidentemente lasciò per questa impossibilità di operarvi a causa del suo retaggio famigliare? Se ci stai solo per una questione di identità, per essere riconosciuto come figlio di Maria, del fac-totum del paese, per sapere di chi sei fratello o parente… non ci vuole molto. Quando Lui stesso comprese che dovette lasciare padre e madre e fratelli e sorelle e case e campi… uscì dalla sua patria. Fece saltare quei legami che lo avrebbero semplicemente inquadrato, contestualizzato. E non si trattò di ribellione. Semplicemente una questione vitale. Il nido, per quanto rassicurante e confortevole, va lasciato. Aveva così potuto iniziare la sua missione oltre la sua casa, oltre la sua gente. I gesti da lui compiuti furono indizi che lo identificarono a un profeta. Lui pure fece di tutto perché la gente facesse questa equazione nella testa. I suoi compaesani non ebbero per lui neppure un po’ di quello strano orgoglio di chi si vanta di provenire dallo stesso paese del tal personaggio divenuto celebre.

Ebbero nei suoi confronti solo che sospetti, diffidenza, disprezzo e incredulità. Rimasero perfino scandalizzati di Lui. L’umiltà delle origini cozzava con la potenza dei segni compiuti e neppure seppero andare oltre le conosciute apparenze e parentele. Lui venne per dirci che noi siamo altro. Che non siamo solo le nostre origini e i nostri legami di sangue. Sarebbe opportuno sapere che in ogni figlio dell’uomo ci sono radici che affondano non solo in terra ma pure in cielo. Che non si nasce solo dalla terra, ma pure dall’alto, dallo Spirito e non sono dalla carne. Parlava la lingua degli uomini, per dire le cose di Dio. Incarnare la sua Parola è andare incontro all’incomprensione. Forse questo lo abbiamo compreso, così bene che stiamo costruendo una società che preferisce nutrirsi di “like” sui social network piuttosto che piacere a Dio. E poi ci scopriamo sempre più vagabondi in cerca di segni, prodigi e miracoli. Non ci saranno segni per chi fa del rifiuto un  segno distintivo del suo (non) credere.

un esempio di “Panchina letteraria“, ovvero panchine liberamente ispirate ai capolavori della letteratura italiana. Hanno la forma di un libro aperto.

Cristo Gesù,

quando tutto è oscurità

e sentiamo la nostra debolezza e impotenza,

donaci di sentire la tua presenza,

il tuo amore e la tua forza.

Aiutaci ad avere una fiducia totale

nel tuo amore che protegge

e nel tuo potere che rafforza,

perché nulla possa spaventarci o preoccuparci,

perché vivendo accanto a te

vedremo la tua mano,

i tuoi obiettivi e la tua volontà in tutte le cose.

sant’Ignazio di Loyola


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Commenti (1)

Arianna

È davvero tanto più facile, ora piú che mai, trovare il coraggio per esprimersi nascosti da un rassicurante (?) schermo. E da questa novella trincea sparare opinioni come proiettili. È certo ben più faticoso mantenersi aperti alla fiducia, anche alla luce di questa pioggia di proiettili verbali, ma non impossibile. E se con costanza, pazienza, fede e perseveranza, teniamo in noi aperto uno spiraglio di allenamento al dialogo, sono tanto più preziosi i frutti che si possono cogliere. Il nostro buon pastore è un seminatore accorto, confido di cuore che i semi di fiducia e dialogo con il prossimo possano trovare tanti più cuori pronti a lasciarli crescere e fruttificare.

2 settimane ago

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