L’antico inventore dei link (sei un tesoro!)

XVII domenica del Tempo Ordinario

(1Re 3,5.7-12 / Sal 118 /Rm 8,28-30)
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Tardi ti ho amato, bellezza così antica e così nuova,
tardi ti ho amato. Tu eri dentro di me, e io fuori. E là ti cercavo. Tu eri con me, ma io non ero con te.
Mi hai chiamato, e il tuo grido ha squarciato la mia sordità.
Hai effuso il tuo profumo; l’ho aspirato e ora anelo a te.
Ti ho gustato, e ora ho fame e sete di te.
Mi hai toccato, e ora ardo dal desiderio della tua pace.

(sant’Agostino di Ippona)

Dal Vangelo secondo Matteo (13,44-52)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: «Il regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto nel campo; un uomo lo trova e lo nasconde; poi va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo.
Il regno dei cieli è simile anche a un mercante che va in cerca di perle preziose; trovata una perla di grande valore, va, vende tutti i suoi averi e la compra.
Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».

Ogni tanto era Lui a fare domande ai suoi: “Avete compreso tutte queste cose?”. E mi fa tremare sempre quel sorprendente e stringato “Sì” perché non so se hanno capito per davvero. Solitamente sembrano così lenti a credere alle Scritture che stanno fissate lì da tempo, figuriamoci credere alle parole di un uomo, sparse come semi trasportati dal vento, che dice cose mai udite prima. Sono tante le immagini nelle parabole e pure il cervello ha da fare i conti con esse per cercare di immaginare cose che noi non abbiamo visto: né tesori nascosti nel campo, bottino di predatori o di vincitori guerrieri; né mercati o mercanti di perle. E del mestiere del pescatore, noi qui in pianura o nelle nostre montagne, conosciamo solo sbiadite immagini più poetiche che legate alla fatica del mestiere.

Eppure quel suo modo di parlare lo colsero. Quel suo modo di raccontare le cose di Dio ora a disposizione dell’uomo (se in ricerca) rimase impresso. E fu messo per iscritto. Raccolsero insieme tutte queste similitudini per lasciarci intuire con quanta frequenza Egli pescasse da scene di vita quotidiana, quelle efficaci immagini per parlare dell’Invisibile regno di Dio e che tuttavia, Egli affermava essere già presente in mezzo a loro. Era ispirato. Tutto lo ispirava. Tutto gli faceva segno e gli parlava. Era fissato. Si era prefissato di invitare gli uomini a cercare. A cercare, prima di tutto, il regno di Dio e la sua giustizia. Noi siamo quelli della “pappa pronta”: bisogna comprare tutto già pronto o confezionare attività per grandi e piccini perché la noia sembra sinonimo di morte e non un vero stimolo ad una ricerca creativa. Lui invece disseminava ingredienti per la Vita, affinché imparassimo a cercarla e non vivere come illusi di averla solo perché un giorno siamo nati, ora mangiamo e ci vestiamo o respiriamo. Lui la Vita la nascondeva perché trovandola la gustassero in pienezza. Lui, la Vita, si nascose agli occhi dei dotti perché come bambini, eterni giocherelloni, lo cercassimo con gioia.

Sono perfino convinto che ogni tanto si dimenticava di mangiare e non solo di ciò che dovesse mangiare. Suo cibo era fare la volontà di Dio e ne andava ghiotto. E quando fare la volontà di Dio significava riportare un uomo nella comunione con gli altri, restituirlo ad una vita piena, allora sapeva far festa mangiando in compagnia. Era perfino capace di invitarsi da sé, come uno che sta alla porta e bussa in attesa che qualcuno gli apra.

Chissà quante volte venivano raggiunti dalle sue parole o anche solo dal ricordo di quegli insegnamenti. Fu geniale per quella sua capacità di spiegare Dio, legandolo ad oggetti o ad azioni di tutti i giorni. A te che ogni giorno utilizzi il sale per insaporire un cibo, non ti vengono in mente quelle parole “Voi siete il sale della terra“? A te, quando accendi una candela, non viene in mente quel “Voi siete la luce del mondo“? A te che ti cingi il collo con una collana di pietre preziose per andare ad una festa o per incontrare una persona a cui tieni particolarmente, non ti viene in mente la parabola della perla preziosa? E quando un figlio fa di testa sua, nonostante tutto quel bene che gli hai fatto (anche quello che in buona fede pensavi fosse il suo bene), non ti viene in mente la parabola del padre che aveva due figli?

Disseminò l’esistenza dell’uomo (e dell’uomo di ogni tempo) di continui rimandi, come antichi link, come legami ipertestuali. Tu vedi un oggetto, compi un’azione e pensi a Lui quando parlava di Dio con quelle immagini. Anche quando ti perdi, non puoi fare a meno di pensare a Lui che già sta cercando una pecora perduta, una monetina smarrita. Anche quando sbagli non puoi fare a meno di pensare a Lui che desidera fare festa per ogni peccatore che torna, anche solo con la coda tra le gambe. E poi scoprire che è Lui a farti le feste. Vedo il mio cane, quello più giovane rimasto solo, corrermi incontro, ogni volta che rientro a casa, scodinzolante con un pezzo di corda annodata tra i denti, chiaro segnale che mi sta invitando a giocare con lui, e non riesco a non pensare a Te (non ti sto bestemmiando) che mi inviti alla gioia. La gioia di giocare insieme, seppure siamo così diversi. Fa festa come Te, per ogni mio ritorno.

Io Lo amo anche solo per questo. Forse non tutto ho capito e non so se riuscirei a dare quella risposta affermativa alla sua domanda, ma mi fa simpaticamente curioso questo suo modo di vedere la vita, questo suo invito a guardarla con apparente leggerezza mentre invece ci sta facendo scavare in profondità questo campo per trovare proprio il tesoro. Sei un tesoro!

All’inizio di questo nuovo giorno, io non saprei fare altro che decidermi di cercare ancora Lui, anche oggi. E trovandolo (perché Egli si lascia trovare) mi deciderei a stare con Lui anche oggi. A non perderlo. C’ho provato ieri, e l’altro ieri. E il giorno prima ancora. Ogni giorno ci provo a stare con Lui. A vivere di quelle sue parole. Magari figurando per quello che parla poco, che s’è fatto taciturno. Ah, se solo sapessimo nascondere dietro ogni silenzio l’ascolto di un Altro che parla. Vivo così le mie giornate. Vivo di questo intento: trovare un segno, perfino un oggetto, un fotogramma di questa vita che scorre che sappia riferirmi ancora a Lui. Come quando trovavamo un quadrifoglio in mezzo a distese di prato e di trifoglio. Fortuna? Non la chiamerei fortuna. Lo chiamerei semplicemente desiderio. Di che cosa non te lo so dire. Perché quando cerchi di dirlo, a volte – quasi ridicolo – ti vien da dire “boh!”, come un nulla che non si riesce a nominare. Come il nome di Dio che non si può nominare. Non si impose mai come se dovesse essere il Tutto. Ci opprimerebbe questa sua presenza tutta ingombrante, come nulla è il suo esatto contrario. Mi chiedo come mai così spesso corriamo dietro a cose vuote che non sono altro che rimando al nulla, al nulla che non è sapore, al nulla che non è sapienza. Nella Sua sapienza, Egli amava creare rimandi a sé con cose già viste e cose ancora da conoscere. E la sapienza è davvero qualcosa da cercare fuori da sé come il campo da acquistare perché lì dentro c’hai trovato nascosto un tesoro.

Mi sembra sempre un duro mestiere fare l’uomo e ogni giornata è come la giornata di un pescatore: a sera si tirano le reti in barca e si fa la cernita. Del Buono e di ciò che buono non è. Del Bene e di ciò che bene non è. E mi si apre un link, mi sfiora un pensiero che mi fa pensare a quanto riversiamo nei mari, nei laghi e nei fiumi. Penso a quei poveri pescatori che da tempo hanno imparato a districare dalle reti tante cose che pesci non sono ma solo oggetti del nostro incivile inquinare. Mi spaventa un po’ questo nostro modo di vivere che produce sempre più rifiuti. Spero proprio che non sia una parabola dei nostri giorni, una similitudine che noi stiamo raccontando senza che neppure ce ne accorgiamo. Signore, facci raccontare parabole e similitudini come facevi Tu. Metti nel tesoro della nostra vita qualche storiella da raccontare ai più piccoli che possa rimandare a Te, che possa far nascere in chi verrà dopo di noi, il desiderio di cercarTi. Fa’ di noi dei semplici ispiratori alla ricerca!

Un nuovo giorno di vita ci è offerto,
 
possiamo seguirti, Signore, dove oggi sarai.
 
Nei sogni di pace, nel cuore degli uomini,
 
nelle forme di bellezza, nei cuori assetati di te.
 
Nella dimora segreta del cuore,
 
nella voce intima che indica la via.
 
Negli alberi, nel vento, nell’acqua perenne,
 
nella terra, nella luce, nella roccia inflessibile.
 
Nella luce del giorno, nella vita ardente,
 
nel lavoro intenso, nella calma delle soste.
 
Nell’incontro dell’amico, nelle domande di amore,
 
nei cuori che si spogliano di sé.
 
Educa le nostre mani in opere giuste,
 
nutri di verità la nostra parola.
 
Apri i nostri occhi alla bellezza,
 
le nostre orecchie alla sapienza.
 
Aiuta il cuore ad amarti di più,
 
a sentire in te, pellegrino senza frontiere, la nostra vera terra.
 
Giovanni Vannucci

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Commenti (1)

Arianna

Quanta ricchezza c’è, davvero, negli antichi link come nelle cose piccole, quelle “nascoste in piena luce” che tanto fatichiamo a scorgere nella nostra corsa perenne tra gli impegni della vita. Ma le cose più belle della vita varrebbe la pena gustarsele, davvero, con calma ed attenzione. Tagliando fuori, se non “per sempre” almeno per un poco, tutto il resto.

3 settimane ago

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