Cocchi di mamma o figli del Regno?

Data :25 Luglio 2020
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San Giacomo apostolo

(2Cor 4,7-15 / Sal 125 /  Mt 20,20-28)

Spirito santo dal Padre e dal Figlio, discendi sempre a darci la forza per fare nuove in noi tutte le cose e pentecoste vivente la Chiesa. Preghiamo dunque il Padre e il Figlio che per te facciano in noi dimora, è questo il dono di vita e gioia: Spirito, o vera bellezza del mondo!

(David Maria Turoldo)

La scarpa di bronzo, omaggio a tutti coloro che giungono in Finisterræ al termine del cammino di Santiago de Compostela

Dal Vangelo secondo Matteo (20, 20-28)

In quel tempo, si avvicinò a Gesù la madre dei figli di Zebedèo con i suoi figli e si prostrò per chiedergli qualcosa. Egli le disse: «Che cosa vuoi?». Gli rispose: «Di’ che questi miei due figli siedano uno alla tua destra e uno alla tua sinistra nel tuo regno». Rispose Gesù: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io sto per bere?». Gli dicono: «Lo possiamo». Ed egli disse loro: «Il mio calice, lo berrete; però sedere alla mia destra e alla mia sinistra non sta a me concederlo: è per coloro per i quali il Padre mio lo ha preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, si sdegnarono con i due fratelli. Ma Gesù li chiamò a sé e disse: «Voi sapete che i governanti delle nazioni dóminano su di esse e i capi le opprimono. Tra voi non sarà così; ma chi vuole diventare grande tra voi, sarà vostro servitore e chi vuole essere il primo tra voi, sarà vostro schiavo. Come il Figlio dell’uomo, che non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Un vino ha una sua essenza, un’anima che non sempre viene colta. Aveva appena ricordato la direzione di quel cammino che avevano intrapreso dietro al Maestro: noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell’uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani perché venga deriso e flagellato e crocifisso, e il terzo giorno risorgerà. (Mt 20,17-19). L’essenza della Sua vita stava nell’essere versato. Era il vino nuovo e il servo stesso che lo versa. E pure colui che doveva berne fino alla fine come ad essere ubriacato dal male ricevuto da coloro ai quali voleva solo aggiungere gioia. 

La madre di Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedeo al sentire la parola “resurrezione” (l’unica parola positiva – quanto misteriosa – di un annuncio sempre più dettagliato in merito alla sofferenza) è presa da un istinto molto materno: garantire ai propri figli uno status, una posizione al sicuro. Chi meglio di lei poteva raccomandarli al Maestro? Mentre tutto il gruppo dei discepoli avanza più o meno convinto dietro al Maestro, tanto che dovette ricordare il senso di quel cammino, una madre vorrebbe partorire nuovamente i suoi figli in un futuro sicuro. Non ricorda forse che anche far venire alla luce è un travaglio? Non ricorda delle sofferenze di quando li partorì? Vorrebbe come metterli al mondo nel regno di Dio. Ma non spetta a lei mettere al mondo i figli del regno. È questione di Spirito. Si rinasce dall’alto. Dall’alto della croce. Quella di Cristo.

Per non dire che ciascuno ha la sua croce da prendere che più che innalzarci ci abbassa, ci umilia, ci insegna l’obbedienza… è la prospettiva del Regno, è la Vita stessa colta da un altro punto di vista. In prospettiva materna è quasi logico pensare il meglio per i propri figli, è naturale accompagnarli fino a vederli sicuri, sistemati… solo dopo senti che anche tu puoi andartene e morire in pace. Mettere al mondo non dev’essere cosa facile. Non parlo del parto. Mettere al mondo senza essere del mondo, intendo. Trovare un posto nella vita senza cedere a logiche mondane, senza soccombere a prepotenza, carriera, fascino di prestigio è davvero duro mestiere.

Il Vangelo non descrive la reazione dei due fratelli a quella richiesta materna. Forse compiaciuti di questa intercessione? O forse la vergogna sul volto come figli che escono da scuola e non sopportano che a due passi da lì ci sia ancora qualcuno che è venuto a prenderti per riportarti a casa mentre tu ti senti già grande e vuoi andare da solo con i tuoi amici per combinare ancora qualcosa.

Chi reagisce sono gli altri discepoli. Gli altri dieci si riempirono di sdegno, quella viva reazione di risentimento misto a disprezzo. Non ce n’è uno che abbia compreso: né i cocchi di mamma appena raccomandati, né coloro che forse provarono una certa invidia. Neppure lo sdegno serve nel regno dove si versa vino nuovo. E servono pure otri nuovi. Tutti dunque hanno da rinnovarsi nel cuore, nella mente. Tutti hanno da crescere e nella Sua prospettiva – di servo e di schiavo – si cresce facendosi sempre più piccoli, abbassandosi. 

Occorre solo avere sete di Lui. Beati gli assetati di giustizia (Mt 5,6). Occorre dire come fece Sua madre: “Non hanno più vino” e quando giunse la sua ora, Egli, come acqua fu tutto versato (salmo 22,15) ma era Lui, in realtà, il vino nuovo del Regno. Era la gioia che nasce in chi dona senza ricevere, quella gioia in più che si ottiene donando piuttosto che ricevendo. Era Lui il riscatto pagato per la nostra libertà, perché non fossimo più schiavi di logiche mondane, di carriera e successo che non fanno altro che provocare invidie e gelosie. 

Monte do Gozo sul cammino di Santiago de Compostela

Quand’anche avessi percorso tutti i sentieri,

superato montagne e valli da est a ovest,

se non ho scoperto la libertà di essere me stesso,

allora non sono ancora arrivato.

Quand’anche avessi condiviso tutti i miei beni

con persone di altre lingue e culture;

quand’anche avessi per amici dei pellegrini dell’altra parte del mondo

e dormito negli stessi alloggi dei santi e dei principi,

se, domani, non sono capace di perdonare al mio vicino,

allora non sono ancora arrivato.

Quand’anche avessi portato il mio sacco dal primo all’ultimo giorno

e sostenuto i pellegrini a corto di forze,

o ceduto il mio letto a qualcuno arrivato dopo di me,

donato la mia borraccia senza alcuna contropartita,

se, di ritorno a casa e al lavoro non sono capace di seminare attorno a me

la fratellanza, la felicità, l’unità e la pace,

allora non sono ancora arrivato.

Quand’anche avessi ogni giorno mangiato e bevuto a sazietà,

a disposizione tutte le sere un tetto e una doccia,

ricevuto delle cure per le mie ferite,

se non ho visto in tutto questo l’amore di Dio,

allora non sono ancora arrivato.

Quand’anche avessi visitato tutti i monumenti

e ammirato i più bei tramonti,

imparato a dire buongiorno in tutte le lingue,

gustato l’acqua di tutte le fontane,

se non ho indovinato chi è Colui che,

senza nulla attendere in cambio,

mi offre tanta bellezza e tanta pace,

allora non sono ancora arrivato.

Se adesso smetto di camminare sulla tua strada,
di proseguire la mia ricerca

e di vivere in coerenza con ciò che ho imparato;

se, d’ora in avanti, non vedo in ogni persona, amico o nemico,

un compagno di strada;

se, ancora oggi, il Dio di Gesù di Nazareth

non è per me il solo Dio della mia vita,

allora non sono ancora arrivato.

(preghiera del pellegrino sul cammino di Santiago de Compostela)


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Commenti (1)

Sr.Regina

Oggi nella prima lettura c’è la frase di S.Paolo”…abbiamo un tesoro in vasi di creta…”un legame con il Vangelo,la nostra grandezza non viene dai primi posti ma dal Servizio umile e quotidiano…non è quello che facciamo che conta ma come lo facciamo.Spirito Santo insegnaci la strada dell’umiltà…

3 settimane ago

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