Dai loro frutti li riconoscerete

Data :23 Luglio 2020
Commenti: (4)

Signore, Tu sei la vita che voglio vivere,
la luce che voglio riflettere,
il cammino che conduce al Padre,
l’amore che voglio amare,
la gioia che voglio condividere,
la gioia che voglio seminare attorno a me.
Gesù, Tu sei tutto per me,
senza Te non posso nulla.

(madre Teresa di Calcutta)

Caravaggio, Canestra di frutta, 1594-1598

Dal Vangelo secondo Giovanni (15,1-8)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Nella vigna i profeti trovarono l’immagine più efficace per parlare del popolo di Dio. Da quando Noè scese dall’arca e piantò una vigna. L’immagine divenne preziosa per il popolo di Israele, come il frutto stesso di quella pianta. Ogni volta che si ritrovavano a mettere mano alla vite per l’ordinaria manutenzione, non potevano che stare nella vigna pensando così a loro stessi. Isaia vi compose un canto:

Voglio cantare per il mio diletto il mio cantico d’amore per la sua vigna. Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle. Egli l’aveva dissodata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato viti pregiate; in mezzo vi aveva costruito una torre e scavato anche un tino. Egli aspettò che producesse uva; essa produsse, invece, acini acerbi (Is 5,1-2)

Isaia canta l’amore per la vigna e la stessa delusione del vignaiolo: c’è sproporzione tra le attenzioni, il tempo della cura, la fiducia che investe rispetto all’immaturità del frutto. E così il canto di amore per la vigna prosegue nel raccontarci la scelta del vignaiolo di abbandonare un mestiere che appassionava, scelta che è frutto di sofferenza.

Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha prodotto acini acerbi? Ora voglio farvi conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna: toglierò la sua siepe e si trasformerà in pascolo; demolirò il suo muro di cinta e verrà calpestata. La renderò un deserto, non sarà potata né vangata e vi cresceranno rovi e pruni; alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia. (Isaia 5, 4-6). Segue poi, continuando a leggere il capitolo quinto di Isaia, una lunghissima descrizione di questi frutti immangiabili che allappano la bocca, che disgustano il vignaiolo stesso.

Rileggendo il Vangelo di oggi all’ombra di queste parole di delusione che sfociano nella scelta sofferta di abbandonare la vigna, non possiamo che rallegrarci per il fatto che il vignaiolo non ha abbandonato e divelto la vigna che aveva deciso di non potare più. C’ha ripensato, potremmo dire o è tornato a prendersene cura. A conti fatti ha preferito investire ancora tempo ed energie per quella vigna piuttosto che abbandonarla.

Comprendiamo dunque che la potatura è gesto amorevole. Di cura necessaria. Potare non è divellere, sradicare. Potare è manutenzione ordinaria perché la vigna porti più frutto. Gesù si presenta proprio come la vite del Padre vignaiolo, l’immagine più feconda del popolo di una nuova alleanza di cui il vino-sangue sarà segno. Gesù è la vite ma la vite sta in rapporto al vignaiolo e ai tralci stessi. Potremmo dire che senza il vignaiolo la vite va in rovina e i tralci stessi senza la vite non ricevono linfa e non portano frutto. L’uva è frutto di tralci innestati all’unica vite e tutta la vigna è frutto delle cure del vignaiolo. C’è un duplice legame della vite, c’è un duplice legame di Gesù: con il Padre suo e con i suoi discepoli. La vita stessa – pare suggerire Gesù – porta frutto se si mantiene questo duplice legame.

La potatura, cura necessaria per la vita della vite, avviene per effetto della Parola di Dio. Torna così l’immagine affilata e tagliente della Parola di Dio che recide ciò che è inutile e superfluo.

Una sola cosa chiede a noi Colui che, di lì a poco con la sua morte, sarà tolto di mezzo come si sradica la vigna: rimanere uniti a Lui. Sarà Lui che si stringerà ancora di più al Padre nell’ora in cui le volpi vogliono devastare la vigna, ma ai suoi amici chiede di rimanere uniti a Lui. A noi è chiesto di rimanere uniti a Gesù, pazientemente, costantemente. Un cammino intermittente, saltuario, poco costante nel rimanergli uniti non ci permetterà di portare il frutto sperato. Spesso il nostro legame con il Signore si riduce ad un rifugio nei momenti di pericolo e di prova. Intendiamoci: è già una cosa buona. Ma il frutto nasce e matura solo da un costante legame.

Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere. (Matteo 7,16-20)

La vigna del Signore, umanità in attesa,

che cerca operatori di misericordia,

che annunciano la salvezza al mondo

e offrono vino e sangue che rigenerano.

Molte sono le attese dell’uomo:

fame di cibo, di giustizia e di fraternità;

ha bisogno di sentirsi redento

e vedere davanti a sé spiragli di vita.

Lavoro, occupazioni, mestieri

hanno sempre rappresentato l’uomo

che sa fare, inventare e costruire;

il proprio sudore per garantire il pane.

E la vita trascorre decisamente veloce,

ma senza risposte al cumulo

di problemi e domande

che assillano i cuori sensibili.

E la gente scava e scava, impazzita,

dovunque si trova; mucchi di terra

che sembrano tumuli che nascondono

i cadaveri delle nostre insoddisfazioni.

Nessun ordine nelle cose:

tutto alla rinfusa, provvisorio, quasi selvaggio…

e l’uomo non ritrova se stesso

in quello che fa, ma soffre inutilmente.

Dio prepara una vigna per noi,

vangata e sgombrata dai sassi;

pianta viti scelte per il suo popolo

e, aspettando frutti, canta l’amore.

L’uomo può ritrovare ora la sua nuova

dimensione, governata dalla sapienza.

Può portare frutti di vita eterna,

se diventa tralcio della vite vera.

Gesù è la vigna ordinata e feconda,

entra nell’anima per piantare cespiti

d’amore; fiorisce al sole della sua Parola

e matura per la coppa della nuova alleanza.

Vai anche tu nella mia vigna diletta,

pianta viti scelte d’amore e di gioia;

proteggi il tuo operare con il recinto della pace

e non sia saccheggiato dai predatori.

La tua ricompensa è il frutto stesso

della vite, il sangue del riscatto:

è Cristo il salario degli umili operai

della vigna, riscattati dall’amore.

(preghiera scritta da P. Benedetto Tosolini)


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Comments (4)

Mary

Bellissimo il commento al Vangelo di oggi…Il vignaiolo,la vite e i tralci.Tutti e tre in relazione tra loro.È vero,nel percorso di un cristiano,la vite porta frutto solo se nella perseveranza,nella costanza,e nella devozione,rimane attaccata al tralcio.

3 settimane ago
Dania

È davvero meraviglioso poter pensare anche solo di essere i Suoi tralci, che possono portare frutto:il 100,il 60,il 30 ma fosse anche solo l’1% Signore a Te sarebbe gradito. E ciò che da speranza è che al di là di tutto con un Vignaiolo così la vite continuerà a resistere ed esistere, in attesa che torni a fare frutti, sempre più abbondanti. Grazie Signore che ti prendi cura di ogni tralcio…

3 settimane ago
Angela

Che bello sapere che rimanere in Gesù è fonte di nutrimento per la nostra vita. Ci da la consapevolezza che non ci bastiamo da soli. E abbiamo bisogno anche di potatura perché a volte è necessario dividere per moltiplicare e dare più frutto. Grazie Gesù perché ci offri di diventare una cosa sola insieme a Te.

3 settimane ago
Alberto

Una proposta per verificare su me stesso cosa potare.

3 settimane ago

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