Tempo di esclamazioni o di domande?

Il testimone della luce – così è chiamato Giovanni Battista nel solenne prologo –  mise al suo parlare l’ultimo punto esclamativo. «Ecco l’agnello di Dio!». Poi uscì di scena. A dire il vero quel punto esclamativo lo mise l’evangelista o, ancor più semplicemente, il traduttore. È un segno che segnala un tono enfatizzante di sorpresa, forti sensazioni o grida. Dice una certa convinzione. Penso a quanti punti esclamativi compaiono nei messaggi che scriviamo al cellulare. Non ne basta più uno soltanto. Tanti punti esclamativi di seguito per rafforzare affermazioni deboli o per sostenere con più forza un’idea o un pensiero che pare debole di fronte a chi è più forte? In questo modo tutti i nostri punti esclamativi sembrano sempre più un groviglio di shangai… si affermano con l’enfasi del punto esclamativo le proprie convinzioni, i propri sentimenti. Quei punti esclamati sembrano affermare qualcosa di non discutibile, non ritrattabile. Un vero groviglio di affermazioni. Da confondersi perfino. 

L’insegnamento di Giovanni Battista, quel giorno, stava tutto sulla punta di un dito. Non una serie di precetti da elencare. Non gli servirono tutte e dieci le dita, come si fa per enumerare comandamenti. Sulla punta di un dito l’insegnamento più grande: mostrare l’Agnello di Dio che, non ancora legato per la condanna, cammina liberamente. Mostrare Gesù nel suo passare in mezzo agli uomini. Intuì, mentre faceva segno, di aver raggiunto l’obiettivo e lo scopo della sua missione di precursore. In quella mano che indica l’Agnello la strada è spinata e diritta. 

Giovanni insegna la via, indica la direzione. Ho in mente quel dito puntato, dipinto dal Grünewald nella celebre crocifissione. Il pittore dipinge Giovanni Battista, testimone della luce, nell’ora delle tenebre ad indicare l’agnello nel momento massimo in cui incarnerà mitezza e innocenza. Il Vangelo però non parla di dito puntato. È lo sguardo che fa segno. È uno sguardo fisso, ma non imbambolato. La parola del testimone da un nome a ciò che gli occhi fissano intensamente. E risuona come un invito a seguire. 

Libero da ogni intenzione, perfino quella di fare seguaci. E se fosse proprio questa libertà a catturare l’attenzione di quei primi discepoli esasperati da tanta tensione e oppressione? Meglio essere chiari fin da subito. Non che confondessero attese e aspettative con la sua vera missione. Egli non era il Messia secondo le umane attese. Ma è proprio questa non corrispondenza all’idea di Messia che s’era andata via via consolidandosi nel popolo che lo rende veramente Messia inviato da Dio. A scanso di equivoci mise tra sé e quei primi discepoli una domanda. Seguire non è affermare ma interrogare. Il cammino stesso sarà pieno di domande. Camminare è porsi delle domande o lasciare che gli eventi stessi ci interpellino. Così diventa importante rifarsi  sempre a quella prima e più vera domanda: «Che cosa cercate?»

È la domanda delle intenzioni, è la domanda che permette di fissare la meta, di raddrizzare la strada anche se poi il cammino si potrà fare comunque tortuoso. Che nessuno ha un cammino lineare.

A domanda ne seguirà un’altra: «Dove abiti?» Che, in fondo, ha già il sapore di una risposta: cercano una dimora. Un luogo dove poter stare al sicuro. Un riparo. Seguirono l’Agnello di Dio indicato da Giovanni e trovarono il pastore delle pecore perdute. Qualcuno che li conducesse ad acque tranquille, a quieti pascoli. L’accoglienza che Gesù riservò ai suoi discepoli come a tutti peccatori (in fondo i discepoli stessi erano peccatori) è la dimora. E il suo modo di stare in mezzo a noi fu come costruire una casa per l’uomo. Camminando attraverso le pagine del Vangelo, quella buona notizia diventa un riparo per l’uomo che non ha qui la sua dimora e la cui inquietudine serve soltanto a ricordarglielo. Un’umanità più accogliente non può che essere risposta e segno per questi viandanti irrequieti, esuberanti e generosi quanto a punti esclamativi.

Nel nostro affanno cerchiamo riparo presso di Te.
Il tuo amore ci protegga.
La tua misericordia ci consoli.
La tua speranza ci indichi la via della vita.

Ulrike Wagner-Rau

Dal Vangelo secondo Giovanni (1,35-42)

In quel tempo, Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù.
Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.
Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

Oggi è spuntato un giorno nuovo,
è il giorno della nostra vita.
Tu sei, Signore, il sole di questo giorno,
e di tutti i giorni.
Al crepuscolo di un tempo tramontato,
scompaiono le tristezze, gli errori e le paure di ieri.
Oggi, se udite la sua voce,
non indurite il vostro cuore.
Tu sei, Signore, la luce di questo giorno,
e di tutti i giorni.
All’alba di un nuovo avvenire,
appaiono la gioia, l’entusiasmo e la fiducia di domani.
Tu sei, Signore, la vita di questo giorno
e di tutti i giorni.
Amen.

Joel Stroudinsky

Mathias Grünewald, Polittico di Isenheim, 1512-15. Particolare con san Giovanni Battista.

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Piccoli Pensieri (5)

Francesco

«Come ha fatto Gesù, da Giovanni, Andrea e Simone, ad arrivare fino a mia Mamma? È arrivato a mia nonna! Alla mia bisnonna. Al mio papà è arrivato attraverso mio nonno e il mio bisnonno. Dopo che hanno incontrato Gesù, duemila anni fa, Giovanni e Andrea sono andati a casa, hanno parlato con le loro mogli, con i loro familiari. Incontrando il fratello Simone (che poi si chiamerà Pietro), Andrea gli dice: “Abbiamo incontrato il Messia”, e lo conduce da Gesù. Andrea e Simone l’hanno detto, dopo, ai loro compagni pescatori, e lì sulla spiaggia non parlavano che di questa cosa; e andando a casa lo dissero alle loro mogli e ai loro figli, poi agli zii e ai nonni e così la cosa si dilatava. E passò poi a quelli che venivano dopo, come un fiume. E questo fiume, attraverso tanti tanti secoli, è arrivato fino a mia madre e da mia madre è arrivato a me e da me a te, caro amico». (don Giussani)

4 Gennaio 2021

Un po’ di anni fa, quando ancora ero un’adolescente e mi chiedevo se ero o non ero una credente, trovai un confessore che alla mia domanda mi dette una risposta tabto semplice che mi fece riflettere. Mi disse che se io agivo con amore, se riuscivo ad amare il mio prossimo come me stessa, mettendo in tal senso l’amore al centro: allora ero una buona cristiana. La via è dritta, non arzigogolata, il difficile è seguirla senza distrazioni!

4 Gennaio 2021
patrizia

forestieri e pellegrini sulla terra cercano una patria. Se avessero avuto a cuore quella da cui erano usciti, certo avrebbero avuto tempo di ritornarvi! Ma ora ne desiderano una migliore, cioè quella celeste; perciò Dio non si vergogna di essere chiamato il loro Dio, poiché ha preparato loro una città (lettera agli Ebrei)

4 Gennaio 2021
Gianna

E il verbo si fece carne e pose la sua tenda in mezzo a noi. È bellissimo.

4 Gennaio 2021
serena

“Maestro, dove dimori?”
Come i santi e le sante carmelitani hanno insegnato, cercalo nel tuo cuore li lo troverai, lui è già li che ti aspetta!

4 Gennaio 2021

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