Perseveranti

Data :18 Settembre 2021
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La perseveranza è anzitutto del seminatore che non si stanca mai di gettare ovunque quei semi che sono le sue parole. Seminava ovunque, senza badare a confini. Non possedeva nulla. Non aveva un campo di sua proprietà dal quale avrebbe potuto trarre beneficio. Il mondo intero diventa così il luogo simbolico e potenziale per la semina e tuttavia il suo mondo era quel luogo preciso dove si trovata. Più precisamente decideva di seminare dove qualcuno si radunava attorno a lui. La terra non era sua, il campo non aveva confini ma sapeva che in quella terra non poteva gettarvi nefandezze, per rispetto della terra stessa, per rispetto della capacità di ascolto, per aprire i cuori all’ascolto. 

Desideravano ascoltarlo per come parlava, per ciò che diceva. E la terra, nonostante le condizioni avverse, si apriva ad accogliere il seme come i nostri orecchi si aprono volentieri ad ascoltare il Vangelo per quanto, in contesti come i nostri, pare sempre più difficile. È perseverante il seminatore che non smette di gettare il suo seme.

Parlava loro in parabole stampando così negli occhi degli ascoltatori immagini indelebili. E poi bastava vedere un’intero campo o un semplice germoglio per richiamare al cuore quei medesimi insegnamenti. Eppure, per quanto potessero essere efficaci le immagini di cui si serviva nel parlare in parabole, c’è tuttavia qualcosa che dipende dagli ascoltatori, come la bontà del raccolto dipende dalla condizioni del terreno e non solo dalla forza del seme stesso.

Teminato che ebbe di parlare in parabole i suoi discepoli lo interrogarono sul significato della parabola. Occorre che abbiamo il coraggio di chiedere, di interrogare il Maestro (interiore) perché ci spieghi più in profondità. A volte non osiamo chiedere per timore… ci portiamo a casa la bella immagine, le belle parole ma in fondo c’era una domanda e non abbiamo osato porla. È un po’ come quando a scuola non si osa alzare la mano per chiedere una spiegazione o un chiarimento quand’anche l’insegnante, a più riprese, chiede se la spiegazione è chiara ed è stata afferrata.

Si corre sempre il rischio di ascoltare e di non capire, di vedere ma di non avere visioni. Un po’ come camminare su una strada senza nemmeno più sapere dove si sta andando. L’importante è certamente procedere, camminare ma un conto è camminare con una direzione, altro è girovagare. Ascoltare e chiedere di ciò che s’è ascoltato è il lavoro del discepolo. 

Gesù si mette poi a parlare dei pericoli dell’ascolto: anzitutto il divisore (diavolo) il quale porta via la Parola dal cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. L’elenco prosegue: le prove della vita fanno la loro parte. Seguono preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita. Eppure c’è una buona notizia in fondo a questo elenco rovinoso: siamo invitati e rimandati alla nostra perseveranza. Nel nostro rimanere fedeli all’ascolto della Parola c’è la nostra somiglianza con la perseveranza del seminatore stesso. Lui persevera nel seminare, nel parlare al cuore dell’uomo e a questa terra, a noi di perseverare nell’ascolto, nel desiderare la sua parola più di ogni altro bene e nel portare buoni frutti.

Spirito Santo,
Luce interiore,
nella terra travagliata
della nostra vita,
vieni a deporre
un’umilissima fiducia in Te.
Così vorremmo accoglierti
con molta semplicità,
come poveri del Vangelo.

(frère Roger di Taizé)

Dal Vangelo secondo Luca (8,4-15)

In quel tempo, poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola: «Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. Un’altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».
I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché vedendo non vedano e ascoltando non comprendano.
Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza.

Dio grande e meraviglioso,
molte volte, nelle nostre litanie,
abbiamo detto: «Ascoltaci, Signore»,
senza esserci prima chiesti
se noi abbiamo ascoltato te,
se siamo stati in sintonia con le tue parole,
con i tuoi silenzi.
Apri quindi il nostro orecchio
per ascoltare la tua voce.
Apri i nostri occhi
per vedere te ovunque.
Apri le nostre labbra
per lodare Te.
Amen.


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Piccoli Pensieri (3)

Dania

“Il Signore ha messo un seme nella terra del mio giardino” e ciascuno di noi ha un giardino da curare per permettere a questo seme di germogliare a poco a poco, quando e come non si sa perché “il tempo del germoglio lo conosce il mio Signore”. “Il Signore ha messo un seme nel profondo del mio mattino” e tutti noi rinasciamo ogni mattino con Dio e Dio con noi nella profondità del nostro cuore, lì dove Lui ha la Sua dimora. Non dobbiamo allora temere di andare in profondità ma di restare in superficie e di essere superficiali, rischiando, come spesso ci accade, di “annegare in un bicchiere d’acqua”.
Aiutaci Signore a farti passeggiare per quel giardino un po’ “sgarrupato” che a volte siamo, permettendoTi di mettervi mano.

18 Settembre 2021
Pat

“Affinché vedendo non vedano e ascoltando non comprendano”. Mi chiedo spesso se non faccio parte di queste persone. Mi sembra un’affermazione così in contrasto con l’idea di un Dio misericordioso e accogliente sempre. E mi chiedo di quale gruppo faccio parte io, sono terreno pietoso, rovi o terra buona. Spesso ho l’impressione di non portare, come frutto, se non il mio pentimento per gli errori, le perdite di pazienza, le occasioni mancate per mettere in pratica la Parola.

18 Settembre 2021
Adriana Gritti

Cristo Gesù, luce interiore, non permettere che il buio parli in me… Cristo Gesù, luce interiore, fa’ che io accolga il tuo amore..

18 Settembre 2021

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