Dove dobbiamo guardare? Le stelle in cielo o il seme in terra?

Data :10 Agosto 2020
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Dio di infinita grandezza,
che affidi alle nostre labbra impure
e alle nostre fragili mani
il compito di portare agli uomini l’annunzio del Vangelo,
sostienici con il tuo Spirito,
perché la tua Parola,
accolta da cuori aperti e generosi,
fruttifichi in ogni parte della terra.

(dal Messale Romano)

Dal Vangelo secondo Giovanni (12,24-26)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto.
Chi ama la propria vita, la perde e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna.
Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore. Se uno serve me, il Padre lo onorerà».

10 agosto 258: in una delle ultime persecuzioni ai tempi dell’imperatore Valeriano, si racconta che il diacono Lorenzo distribuì ai poveri le proprie ricchezze prima di venire ucciso. Davanti al prefetto romano che lo chiamò a processo, probabilmente per confiscargli anche il denaro della Chiesa che egli amministrava, vi si recò con una folla di poveri e ammalati e provocatoriamente, indicando proprio quelle persone, disse: “Ecco, i tesori della Chiesa sono questi!”. Una ventina di anni prima, Lorenzo vide i grandiosi festeggiamenti avvenuti per celebrare i mille anni della città di Roma. Era l’anno 237-238. C’è chi celebra le proprie glorie e mette a lustro perfino le statue degli imperatori e chi invece dissemina le proprie ricchezze, distribuendole ai più poveri.

10 agosto 1867: Giovanni Pascoli dedica una poesia a suo padre Ruggero che proprio nella sera di questo giorno venne assassinato mentre rientrava a casa portando due bambole in mano da donare alle sue figlie. 

Questa sera, tradizione vuole, tutti col naso all’insù a cercare nel cielo stelle cadenti. Si dice che basti esprimere un desiderio e prima ancora che la stella si spenga nel cielo, il desiderio si vorrebbe avverato. Questa romantica tradizione legata ad un fenomeno astrale che evidentemente avviene periodicamente in questo tempo estivo, viene legata al martirio di Lorenzo perché si vedrebbero nelle stelle cadenti le scintille dei carboni ardenti su cui Lorenzo trovò il martirio. Il poeta italiano, invece, vede nelle stelle cadenti di questa notte le lacrime che anche il cielo pianse per la morte del padre. (La poesia, per amor di letteratura italiana, si trova in fondo alla pagina)

Prepariamoci dunque una manciata di desideri da tenere in tasca, perché è fugace il tempo in cui una stella cadente appare ai nostri occhi sicché non sapremmo nemmeno quale desiderio esprimere che già la stella s’è spenta. Probabilmente sta qui il messaggio per l’uomo che, sempre pieno di desideri, si accorge che non basta una vita ad esprimerli e realizzarli. Tempus fugit. Che fare dunque di questo dono del cielo che si chiama esistenza terrena?

Il Vangelo di oggi non ci vuole con gli occhi rivolto al cielo, ma una volta di più, con lo sguardo a terra a meditare cose che succedono da questa parte dell’universo. Un po’ come quando Gesù, dopo la sua risurrezione, fu assunto in cielo. I discepoli stavano a guardare il cielo finché udirono una voce che disse loro: “Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo Gesù, che di mezzo a voi è stato assunto in cielo, verrà allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo” (At 1,11). 

In quale direzione dunque dobbiamo volgere lo sguardo? Al cielo o alla terra? Potremmo dire: a terra di giorno e al cielo di notte. Tutta la nostra esistenza, affinché sia meglio compresa, va guardata proprio tra cielo e terra. L’uomo è collocato nel mezzo. E ben venga dunque che stiamo a guardare il cielo stanotte, a ricordarci che siamo polvere di stelle, che c’è qualcosa di celeste in noi, anche nell’uomo che sente tutto il peso della gravità terrestre. Si muore… ma si può ritornare alla terra con lo sguardo rivolto al cielo, pieni di un unico desiderio: che la nostra morte possa assomigliare a quella del chicco di grano che porta frutto.

Abramo, venne invitato da Dio stesso ad uscire dalla propria tenda per fissare i suoi occhi al cielo. La tenda è il nostro stesso corpo, questo sottile e fragile velo che segna un confine tra un mondo interiore e quello esterno. Uscì da sé, si dimenticò di se stesso per un istante, lui così preoccupato di non avere discendenza. A suo tempo l’uomo che non aveva deposto il suo seme a fecondare una donna perché i due diventassero padre e madre era considerato, senza troppi giri di parole, un maledetto da Dio perché nella discendenza, nel dono dei figli c’era tutta la benedizione di Dio.  Rispose Abram: «Mio Signore Dio, che mi darai? Io me ne vado senza figli…» […] Lo condusse fuori e gli disse: «Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» e soggiunse: «Tale sarà la tua discendenza». Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia. (Gen 15,2.5)

Lorenzo donava ai poveri quanto possedeva prima che altri nel martirio gli straziassero la carne; il padre di Pascoli tornava a casa, al termine di una giornata lavorativa, con due bambole da regalare ai figli; Abramo guardando le stelle credette alla parola di Dio; il chicco di grano cade in terra, muore e porta frutto… c’è qualcosa di evangelico in tutto questo: attimi di luce anche nei momenti più dubbi della vita. Saranno sufficienti a far nascere in noi il desiderio di donarci senza riserve? E la tua Chiesa, Signore, non sia mai grembo sterile ma madre fecondata dal seme della tua Parola che mette al mondo i figli di Dio.

Sieger Köder, Abramo

San Lorenzo, io lo so perché tanto
di stelle per l’aria tranquilla
arde e cade, perché si gran pianto
nel concavo cielo sfavilla.

Ritornava una rondine al tetto:
l’uccisero: cadde tra spini:
ella aveva nel becco un insetto:
la cena de’ suoi rondinini.

Ora è là, come in croce, che tende
quel verme a quel cielo lontano;
e il suo nido è nell’ombra, che attende,
che pigola sempre più piano.

Anche un uomo tornava al suo nido:
l’uccisero: disse: Perdono;
e restò negli aperti occhi un grido:
portava due bambole in dono…

Ora là, nella casa romita,
lo aspettano, aspettano in vano:
egli immobile, attonito, addita
le bambole al cielo lontano.

E tu, Cielo, dall’alto dei mondi
sereni, infinito, immortale,
oh!, d’un pianto di stelle lo inondi
quest’atomo opaco del Male!

(Giovanni Pascoli, 10 agosto)


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Comments (3)

Rama Savina

Cosa c’è di più bello che alzare gli occhi al cielo nelle notti stellate e contemplare tanta meraviglia! Quante domande salgono alla mente e il cuore si riempie di stupore e speranza. Un giorno anch’io andrò lassù e i miei occhi non più ciechi vedranno lo sguardo d’amore del Padre verso di me. Ringrazio mia mamma che nelle notti stellate, anche invernali, ci portava fuori per farci ammirare l’orsa maggiore e minore, la cintura di Orione che lei chiamava i tre Re Magi che da oriente andavano ad occidente, la via Lattea….
Ringrazio il Signore che permette al mio cuore di contemplare queste meraviglie….

2 mesi ago
Adriana Salvi

Come insegnante,prima, come mamma e amica sempre ho cercato di porre come mio dovere/diletto la ricerca della verità,il piacere della conoscenza,l’impegno di condividere con generosità e empatia le gioie e i dolori di chi ho incontrato…non so se ho raggiunto l’obiettivo.
Ora, ormai vicina alla fine del mio percorso terreno,ho un solo desiderio: rimanere nel cuore e nella memoria di chi mi ha incontrato e di avere qualcuno che mi tenga per mano nel momento della morte. Troppo umano e terreno il mio desiderio? Eppure in quella mano, negli abbracci, nelle parole e negli sguardi,dati e ricevuti, specie nei momenti più difficili, io vedo a posteriori uno stretto legame fra cielo e terra un intreccio di umano e divino.

2 mesi ago
Elena Cortesi

Io 9 anni fa, la notte tra il 9 e il 10 agosto, venivo colpita da una serie ischemia celebrale, fortunatamente “acchiappata” in tempo per non morire o rimanere gravemente offesa…
sono rimasta per un po’ di ore “ tra terra e cielo”, con una parte del corpo che non rispondeva ai comandi: ricordo quella notte come fosse oggi, il sapore che avevo in bocca, i pensieri che vagavano smarriti, la pelle un po’ sudata, il sonno e il torpore e poi il mattino ho aperto gli occhi. La mia mano era sotto quella del mio compagno, come a volermi trattenere o proteggere: ero tornata a terra, grazie al Cielo.

2 mesi ago

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