Uscendo da sé… verso chi?

Data :16 Giugno 2021
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Ai suoi discepoli affidò un compito molto preciso: cercare il regno di Dio e la sua giustizia, invitandoli perfino a tralasciare le preoccupazioni che vengono dal cercare per sé le cose più necessarie al vivere quotidiano come il mangiare, il bere o il vestire. Parlando di una giustizia chiese che fosse maggiore, che superasse quella di scribi e farisei.

Nel brano di Vangelo di oggi – siamo sempre all’interno del discorso della montagna iniziato con la proclamazione delle beatitudini –  Gesù parla ancora di questa giustizia evidenziandone quasi un paradosso: una giustizia che superi quella di scribi e farisei non è da intendere come qualcosa che risulti più visibile, di maggior evidenza. La giustizia di cui parla Gesù chiede esattamente il contrario, di essere cioè al limite del visibile. Si pratichino dunque l’elemosina, la preghiera e il digiuno non per essere ammirati dagli uomini.

Va notato che queste tre opere (elemosina, preghiera e digiuno) appartengono ad ogni forma di religione e potrebbero già per questo essere opere che parlano di Colui che – solo ed unico – dona la ricompensa. Non sono quindi in sé atteggiamenti originali per essere contraddistinti quali discepoli di Gesù. Elemosina, preghiera e digiuno sono opere che appartengono ad ogni uomo e sono essenzialmente strade maestre che permettono di uscire da sé stessi. Uscendo da sé stessi, dove si va? Verso chi? 

Ci sono parole di Gesù che tuttavia sembrano ingarbugliarci la coscienza lasciandoci in un sottile dilemma per credenti che pare non avere uscita. Disse: «Voi siete la luce del mondo… Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli» (Mt 5,13.16). Quindi, queste buone opere si devono vedere, si o no?

Questi eterni dilemmi evangelici hanno però un’incredibile efficacia. Non risolvendosi praticamente mai, rimanendo sempre presenti al fondo della nostra coscienza, essi ci riportano sempre alla questione decisiva: perché e per chi fai ciò che fai?

O Dio, fortezza di chi spera in te,
ascolta benigno le nostre invocazioni,
e poiché nella nostra debolezza
nulla possiamo senza il tuo aiuto,
soccorrici sempre con la tua grazia,
perché fedeli ai tuoi comandamenti
possiamo piacerti nelle intenzioni e nelle opere.
Per Cristo, nostro Signore. 

(orazione dalla liturgia, XI settimana del tempo ordinario)

Dal Vangelo secondo Matteo (6,1-6.16-18)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro, altrimenti non c’è ricompensa per voi presso il Padre vostro che è nei cieli.
Dunque, quando fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade, per essere lodati dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, mentre tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando pregate, non siate simili agli ipocriti che, nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, amano pregare stando ritti, per essere visti dalla gente. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà.
E quando digiunate, non diventate malinconici come gli ipocriti, che assumono un’aria disfatta per far vedere agli altri che digiunano. In verità io vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Invece, quando tu digiuni, profùmati la testa e làvati il volto, perché la gente non veda che tu digiuni, ma solo il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà».

Padre nostro che sei nei cieli,
nella dimensione dello spirito e della vita,
Tu sei degno di ricevere il canto
e la lode di tutti gli uomini.
Ogni giorno, all’alba e al tramonto,
si elevi la preghiera dei credenti
a Te che sei il Grande, il Santo,
l’Onnipotente Signore del mondo.
Ogni uomo racconti ai suoi figli
le meraviglie che tu hai compiuto;
invochi, contempli ed agisca
perché venga il tuo Regno sulla terra.
Il tuo Regno è il crescere della pace,
della riconciliazione e dell’amore fraterno;
è il fiorire della giustizia e del perdono,
della fiducia e del servizio ai fratelli.
Il tuo Regno è il maturare della fede
nel cuore delle comunità dei credenti;
è il dono e insieme la scelta
di fare in tutto la tua volontà.

(salmo 144, trascrizione di Sergio Carrarini)


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